
La mostra “L'offesa della razza - razzismo ed antisemitismo nell'Italia fascista” organizzata da ANPI PROV con il patrocinio di ANED, ISTORECO, COMUNE DI PAVIA e PROVINCIA DI PAVIA si è conclusa registrando quasi mille presenze di visitatori. E' stato soprattutto il pubblico di giovani studenti (dalle scuole medie alle scuole superiori) a dimostrarsi attento e sensibile, grazie al lavoro preliminarmente svolto in classe dai docenti, cogliendo la inquietante attualità di una Italia che a 80 anni dall'emanazione delle leggi razziali si risveglia percorsa da pulsioni razziste e xenofobe, alimentate dalla scellerata politica del ministro degli Interni. Di particolare interesse per i giovani visitatori le sezioni della mostra dedicate alla politica coloniale italiana (prefascista e fascista) la cui ingombrante eredità non viene ancora sufficientemente indagata, pur rappresentando la prima "prova sul campo" del razzismo dei conquistatori bianchi, italiani e fascisti, sulle popolazioni dell'Africa assoggettata.
Proponiamo in proposito i commenti a caldo di due alunni della IV D Istituto Cairoli di Pavia, che li hanno preparati in classe grazie alla sensibilità dell'insegnante Alessandra Milani, e di alcuni studenti della scuola media Leonardo da Vinci di Pavia, accompagnati dalla professoressa Paola Resegotti, che ringraziamo per il lavoro svolto con i ragazzi.
Dove sono finiti i bravi cittadini italiani di quando “ si stava bene quando si stava peggio”? Questa è la domanda che ci siamo posti dopo aver visitato la Mostra storico documentaria L’offesa della razza, aperta al pubblico dal 28 novembre all’8 dicembre 2018 nella sala dell’Annunciata di Pavia.
Siamo rimasti sconcertati, dopo aver letto i documenti sulle popolazioni sottomesse dai colonizzatori italiani in Africa.
I popoli africani venivano rappresentati nelle immagini dell’epoca come animali selvaggi da soggiogare solo perché diversi, e per questo motivo i colonizzatori italiani si sentivano in diritto di maltrattarli, fino ad abusare sessualmente delle donne africane, umiliate e considerate oggetti nelle vignette “umoristiche” del tempo.
Una delle vignette più agghiaccianti nella sua apparente leggerezza è quella in cui si vede un uomo che spedisce in dono ad un amico una donna seminuda e impacchettata mentre dei bambini (forse i figli?) guardano da lontano con occhi sgranati e “buffi”.
Il razzismo pervadeva anche riviste per bambini e sussidiari delle Elementari, e se gli africani sono rappresentati come sporchi e, quindi, da lavare, gli ebrei sono mostrati con nasi importanti e occhi avidi di dominare il mondo.
Si può credere che al generale Rodolfo Graziani sia stato dedicato un parco in Italia nel 2012 nonostante sia stato un criminale di guerra che fece uso di gas tossici e fece bombardare ospedali della Croce rossa?
In Italia non abbiamo avuto nessun processo di Norimberga e forse anche per questo non abbiamo elaborato alcune pagine della nostra storia fatte di leggi razziali (1938) violenze e deportazioni verso altre etnie. Sarà per questo che il razzismo è rimasto latente in Italia e talvolta riaffiora con episodi che sono riprovevoli?
Celeste Pezzetti
Tanta vergogna e risentimento si possono trovare nelle parole di molti tedeschi mentre si parla di Olocausto quante ne mancano in quelle di non pochi italiani. Sul Razzismo durante il Ventennio fascista è stata allestita una mostra nei giardini Malaspina di Pavia, per ricordare la vergogna di un’Italia fascista che non solo spalleggiava il Fuhrer ma prendeva iniziative e spesso eccedeva e sfociava in ciò che per la Germania nazista è stato definito crimine contro l’umanità mentre in Italia tutto è stato metabolizzato senza clamore.
Dobbiamo esserne consapevoli, la nostra Italia condivideva ideali di razzismo e di segregazione e ci sono le prove tramandate dai nostri avi o anche da opere di autori come Primo Levi che fu la voce dell’altra Italia, quella che non si voleva sottomettere all’ingiustizia solo perché perpetrata dai detentori del potere, quella dei partigiani e “ribelli” per amore che oggi ringraziamo per aver fatto sentire la propria voce di fronte a una massa per troppi anni cieca e consenziente.
Parlare di Razzismo oggi è parlare di qualcosa che non si può comprendere fino in fondo se non si è ebrei o di altre etnie.
Ma come doveva essere finire tra le fila dei balilla? Saremmo diventati anche noi giovani indottrinati a diventare figli del regime, educati fin da piccoli a provare sentimenti di odio, repulsione che infine sfociarono in una delle più grandi tragedie della storia? Eppure qualcuno ha capito dove stava la giustizia.
Oggi, a distanza di qualche decennio non facciamo altro che ricordare senza capire e finiamo per commettere ancora gli stessi errori, in un’ Italia dove gli immigrati vengono ripudiati e si continua ad essere razzisti nascondendolo sotto buoni propositi.
Andrea Cassola
La mostra é stata molto interessante, soprattutto nel momento in cui, dopo la parte introduttiva, ci hanno lasciato guardare i pannelli in esposizione. In particolare mi hanno colpito i pannelli con raffigurate delle donne nude: di solito la raffigurazione della donna nuda é simbolo di bellezza e prosperità, mentre a mio parere in quelle foto era disprezzata e raffigurata quasi come una donna dai facili costumi.
Chiara Morello
La mostra mi ha fatto riflettere molto su come i razzisti trattavano gli ebrei, in particolar modo i bambini, che venivano espulsi dalle scuole e portati in campi di concentramento, una cosa terribile. Le battute che facevano a quei tempi erano veramente macabre e mi hanno fatto pensare al fatto che non ci fosse distinzione tra i sessi, perché uccidevano e torturavano anche le donne.
Arianna Andreoni
Venerdì scorso siamo andati a visitare alla sala dell’Annunciata, in piazza Petrarca, la mostra organizzata dall’Anpi sull’antisemitismo: “L’offesa della razza”. Dopo una breve ma interessante introduzione da parte della guida, ci siamo soffermati sui pannelli esposti che ripercorrevano la storia dell’antisemitismo in Italia, dal Medioevo all’epoca fascista. Nel corso della storia, anche in Italia, è sempre stato presente un sentimento di odio nei confronti degli ebrei più o meno evidente. Nel tempo questo atteggiamento si è via via affievolito, ma ha ritrovato vigore durante il periodo fascista. Dopo la promulgazione delle leggi razziali in Germania, anche in Italia vennero adottate simili leggi persecutorie nei confronti dei cittadini di origine e religione ebraica. Questa pagina vergognosa raggiunge il suo apice con la firma da parte di Vittorio Emanuele III delle cosiddette Leggi razziali nel 1938. Da quel momento gli ebrei furono rinchiusi di nuovo nei ghetti, non potevano partecipare alla vita politica, non potevano essere dipendenti pubblici, non potevano possedere nulla, avevano degli orari stabiliti nei quali non potevano uscire di casa, men che meno svolgere attività di svago, come andare a teatro o al cinema e praticare attività sportive e i bambini e i ragazzi furono espulsi dalle scuole. Oltretutto, sui giornali venivano pubblicate delle vignette che schernivano gli ebrei e i neri: gli ebrei venivano raffigurati come ladri e i neri come cannibali o “razze animali”, comunque esseri inferiori. E’ importante conoscere questi comportamenti, perché purtroppo stanno tornando, nella testa di alcuni, queste follie sulle “razze” e noi dobbiamo impedirlo prima che, dimenticando gli errori del passato, si compiano nuovamente tragedie di questo tipo.
Luca Antognazza
Mi ha colpito una vicenda, che parlava di una bambina ebrea della scuola media che aveva un fratello alle superiori. Dopo le leggi razziali dovettero lasciare la scuola, lo sport e i divertimenti. Questo mi ha fatto pensare a cosa significasse essere ebrei: nessun diritto, non avevano niente, venivano considerati animali, anzi peggio.
Alessia Schiavi
L’altro giorno con la mia classe siamo andati ad una mostra sul razzismo nell’Italia fascista di una volta. Erano esposti pannelli che raffiguravano immagini, fumetti, articoli di cronaca veramente impressionanti. In uno dei primi pannelli che abbiamo osservato era raffigurato un libretto di lavoro con il nome di una donna e a fianco, tra parentesi, la scritta “di razza ebraica”. Questa frase mi ha colpito molto perché penso sia esagerato scrivere “razza”. Nessuno ha una razza, non siamo animali, noi siamo umani, è questa la nostra razza, non è essere ebrei, musulmani, induisti o cristiani. Noi siamo tutti uguali, anche se con caratteristiche diverse, c’è chi ha la pelle scura, la pelle chiara, gli occhi a mandorla… Magari non siamo identici l’uno all’altro, ma d’altronde è questo che ci rende diversi, la diversità è la cosa più bella che ci sia mai capitata. Sarebbe, a mio parere, molto brutto un mondo dominato da umani tutti identici l’uno all’altro, sarebbe la fine! Purtroppo nell’Italia fascista non si sostenevano queste idee di libertà e democrazia, per loro il razzismo era quasi normale. Ho letto, ad esempio, un articolo di giornale in cui gli italiani di allora incitavano i cittadini a diventare razzisti.
Un’altra immagine che mi ha molto colpita è stata quella dove alcune persone guardavano bruciare una donna di pelle scura, insomma vere e proprie scene di cannibalismo. Infatti le donne di pelle scura venivano violentate e vendute come fossero oggetti. Ho visto delle immagini veramente terribili di donne che si nascondevano spaventate e nei loro volti si leggeva il dolore e la stanchezza di chi non riusciva a sopportare più questi maltrattamenti, ma, allo stesso tempo, di chi era impotente e non poteva fare altro che subire al posto di ribellarsi. In sintesi, credo che questa mostra mi abbia fatto riflettere e mi abbia lasciato qualcosa che prima conoscevo, ma non così da vicino.
Giulia Schepis
È una classica giornata di inizio dicembre, un venerdì freddo dove qualche nuvola impedisce al sole di illuminare del tutto la visuale. Con la tipica nebbia invernale, che non abbandona mai la nostra Pavia, con la mia classe e le professoresse Ficara e Resegotti ci incamminiamo verso il salone dell’Annunciata per ascoltare e vivere le emozioni di una mostra intitolata “L’offesa della razza”. Essa riguardava, come descrive il sottotitolo dell’evento, il razzismo e l’antisemitismo nell’Italia fascista. Sui muri di un lungo corridoio erano appesi cartelloni riguardanti, appunto, il tema del razzismo. Osservando quei pannelli sono rimasta come pietrificata: erano raffigurate alcune vignette nelle quali venivano derisi ebrei o persone di colore; oppure foto di donne africane che con i loro volti chiedevano aiuto e con gli occhi urlavano a squarciagola di essere stanche di vivere in condizioni così surreali. Anche se io non ho vissuto questi anni così drammatici, una cosa l’ho capita, ovvero che la razza umana è una sola, non si può sminuire un essere umano perché ha la pelle più scura o perché crede in una religione diversa dalla nostra. Nell’epoca fascista si era arrivati al punto di privare della dignità di vivere alcune persone, i regimi avevano addirittura costituito uno schema per rintracciare gli ebrei seguendo determinati tratti del viso e caratteristiche fisiche, per poi allontanarle. E come ciliegina sulla torta, non essendo mai abbastanza l’odio e la vergogna che avevano gettato malamente su queste povere anime innocenti, facevano già capire ai bambini, anche a scuola, che non dovevano avere contatti con queste persone, insegnandogli filastrocche o storielle al tempo considerate divertenti. Il degrado raggiunto da quelle persone è davvero sconcertante, ma sapere che al giorno d’oggi, dopo tutto quello che è accaduto, ci siano ancora degli individui che pensano cose simili è ancora più grave.
Francesca Impalà
La mostra che siamo andati a visitare, contro razzismo e antisemitismo, mi ha colpito sotto diversi aspetti. Sono rimasta stupita dagli episodi che ci sono stati raccontati, sapevo il significato della parola razzismo, ma non immaginavo come fosse dura e dolorosa la lotta di certe persone per ottenere i diritti che noi abbiamo fin dalla nascita, per esempio andare a scuola o avere una casa. Alla mostra c'erano anche dei cartelloni con raffigurate delle immagini che mi hanno fatto riflettere. C'erano persino fumetti per bambini ai quali venivano inculcate idee sbagliate e razziste. La mostra era molto completa e mi è piaciuto visitarla perché ho imparato delle vicende che prima non conoscevo e che sono molto importanti per noi giovani.
Lucia Rampini
L’argomento che mi ha colpita di più è stato il razzismo contro i cosiddetti meticci e le persone di colore. Su un cartellone vi era scritto che gli incroci tra neri e bianchi venivano presi come esempi di persone malate. Pensavano che se una persona fosse stata color caffè-latte avesse dei problemi mentali. Era riportata inoltre una immaginetta che apparentemente sembrava carina, c’erano due elefanti, uno bianco e uno nero, che davano origine ad un elefante zebrato. Sotto l’immagine c’era scritto che gli incroci non venivano bene. Quest’immagine mi ha fatto riflettere sull’ignoranza dell’Italia negli anni Trenta. Probabilmente molte persone leggendo quelle vignette si mettevano a ridere e forse le raccontavano ai loro amici o addirittura ai loro bambini… Ho riflettuto molto su questo argomento e penso che il nazismo abbia enfatizzato il razzismo. Tuttavia ciò che mi ha fatto arrabbiare di più è constatare come la gente non si rendesse conto delle persecuzioni che stavano subendo quelle persone.
Margherita Resta
Alcune volte mi sorprende quanto abbiano potuto essere crudeli gli esseri umani, nel passato, ma anche oggi. Venerdì 7 dicembre siamo andati, insieme alle nostre insegnanti, a visitare una mostra sull’antisemitismo, nella quale abbiamo visto diversi pannelli con informazioni sul razzismo nella storia. Ho letto e visto cose che forse non dovevo, perché non riesco a trattenermi dal pensiero che gli esseri umani sono davvero dei mostri senza anima. Come hanno potuto fare tutte quelle cose terribili? Si sono sentiti anche un po' in colpa uccidendo e torturando tutte quelle persone innocenti? Non lo sapremo mai... Quando abitavo in Romania, il mio professore mi diceva che la storia è importante per non ripetere gli errori del passato. A quel tempo non riuscivo a capire bene cosa intendeva dicendomi questo. Come possiamo ripetere atteggiamenti che sappiamo essere sbagliati? E’ incredibile pensare che ancora esistono persone che non accettano chi non è come loro. Il colore della pelle o il paese d'origine non dovrebbe cambiare il fatto che tutti siamo uomini, uguali, con gli stessi diritti e doveri. Ma alla fine, dobbiamo accettate gli errori passati per andare avanti e perdonare le persone che ci hanno ferito e vivere le nostre vite senza distruggere le vite degli altri.
Ingrid Iordan
Mi chiedo, e credo che mi chiederò sempre, come certe persone pensavano e ancora pensano di sapere se un ebreo, un bianco, un nero o un omosessuale siano migliori o peggiori di loro. Non tutti devono essere perfettamente uguali, ma il mondo è bello perché è vario, anche se c’è chi ancora non lo capisce. Il razzismo è un’ “Idea“, surreale, basata su opinioni soggettive sbagliate. Nella storia abbiamo fatto tanti errori, tanti sbagli, ma non li abbiamo ancora capiti; ogni generazione sbaglia, a suo modo, ma sbaglia e nella nostra generazione ci sono molti che subiscono per colpa di pochi. C’è chi vive ancora con la paura di andare ad un concerto, di prendere la metropolitana o un aereo… Certo poi si prova a ritornare alla “normalità”, anche se non è mai facile, ma poi un altro attentato o un altro stupido ragazzo che per “gioco“ spezza molte vite. La storia ci dovrebbe insegnare a non fare più questi terribili errori, dove persone innocenti muoiono, perché sono “diverse“. Adesso, noi giovani, dobbiamo impegnarci a cambiare questo aspetto dell’umanità, perché gli sbagli ci sono e sono umani, ma perseverare negli errori non è accettabile.
Martina Battistotti
Questa mostra mi ha fatto riflettere molto, perché pensare che l'uomo ai tempi riuscisse a commettere azioni di una crudeltà tale è veramente incredibile. La professoressa Resegotti ci aveva parlato in classe della discriminazione verso gli ebrei e le persone di colore, ma con questa mostra mi sono veramente soffermato a pensare alla crudeltà delle azioni che i bianchi commettevano tutti i giorni. Uno dei pannelli che mi ha impressionato di più è stato quello raffigurante foto e immagini di donne mezze nude, schiavizzate, esposte in pubblico in cambio di denaro. Queste donne erano tristi, spaventate e mi hanno fatto molta pena…
Filippo Perotti
Questa mostra mi ha colpita molto per due motivi; il primo perché è veramente completa e ricca di materiale interessante. Il secondo, perché mi ha fatto capire che l'umanità è stata una massa di deficienza assoluta, e il peggio è che lo è ancora! Perché sì, ce ne vogliono di lavaggi del cervello per far scrivere ai cosiddetti "intellettuali" che una persona di "razza" bianca è più intelligente di una persona di "razza" nera: vista la bella figura che abbiamo fatto seguendo Hitler, questa teoria va a farsi benedire nel giro di due secondi. Mi ha irritata (per non dire altro) il fatto che un completo imbecille abbia avuto l'idea di sezionare una donna e metterla in un museo di SCIENZE NATURALI. Mi piacerebbe tanto tornare indietro nel tempo, sezionarlo, e far studiare il suo cervello a persone più intelligenti di lui. A quanto pare a quei tempi si insegnava il razzismo ai bambini attraverso i fumetti: se qualcuno al giorno d'oggi facesse così verrebbe denunciato (forse?), ma dato che lo hanno fatto in quegli anni nessuno ha detto nulla. Spero solo che un giorno, perché ancora succede, si smetta di discriminare le persone per il colore della pelle o per la religione. Nessuno è giusto e nessuno è sbagliato, al massimo diverso. Se ciò non dovesse accadere, sarebbe meglio ripensare l'intelligenza umana, perché non se ne può veramente più!
Anna Ferrari
Una mostra molto dettagliata e soprattutto molto sentita. Mi ha fatto riflettere un argomento in particolare: lo sfruttamento delle donne. Non mi sono soffermata a leggere tutte le informazioni, ma sono rimasta colpita da alcune immagini di donne "nere" nude, vendute, sfruttate e schiavizzate, insomma trattate come fossero oggetti!!!