Pubblichiamo le riflessioni di Annalisa Alessio, vice presidente vicario ANPI Provinciale, in occasione della commemorazione dell'eccidio di Verretto, in cui vennero trucidati Ermanno Gabetta (32 anni, impiegato), Giovanni Mussini (42 anni, operaio), Ferruccio Luini (27 anni, operaio), Pietro Rota (23 anni, operaio).
Eccoli i nomi dei partigiani uccisi in queste campagne, pronunciati ora in questa sala: ne abbiamo conosciuto la storia, consegnata al futuro dalle pagine magistrali di Giulio Guderzo ne “L’altra guerra”.
Molti di noi avranno forse immaginato e quasi “sentito” dentro la testa il lacerante fragore delle 6 mitragliatrici Breda, dei 3 fucili mitragliatori e dei due mortai da 81 che posizionati ai posti di blocco sparano ogni due minuti come preliminarmente stabilito dal comando fascista.
Dopo 20 minuti di fuoco pesante si sarebbe aperto il rastrellamento, guidato da Arturo Bianchi e Fausto Pivari alla testa di oltre 200 camice nere, chiamate a raccolta da Voghera, Casteggio, Mede, Mortara, Vigevano, Stradella – sì dai paesi vicini perché questa è la guerra civile tra due Italie.
Molti di noi avranno forse immaginato la stilettata della morte inflitta nella fragile materia del corpo dei partigiani uccisi, e molti di noi avranno le loro facce raggelate per sempre in uno scatto fotografico.
Nelle immagini di chi è morto da partigiano, come canta la nostra antica Bella Ciao, oggi ritmata dalle combattenti kurde, è inscritta una domanda senza risposta, un interrogativo non risolto, ineludibile oggi sotto lo stesso immutabile cielo di allora.
