martedì 11 dicembre 2018

PIETRE D’INCIAMPO - appunti dalla Bibbia e dalla Storia

Nel ricordare il progetto europeo Pietre d'inciampo edizione 2019 curato dal Comitato composto da ANPI Provinciale, Aned Pavia e Istoreco, rendiamo note le date delle pose del prossimo gennaio.

19 gennaio h.10 Cilavegna posa pietra per Giovanni Maccaferri, deportato a seguito partecipazione sciopero e morto in lager;
19 gennaio h.11 Gravellona posa pietra per Clotilde Giannini, deportata a seguito partecipazione sciopero e morta in lager;
20 gennaio h.11 S. Cristina e Bissone posa pietra per Pietro Gatti, operaio antifascista della fabbrica Necchi, deportato morto in lager;
23 gennaio h. 9.00 Voghera posa pietra per Jacopo Dentici, antifascista deportato morto in lager;
23 gennaio h. 11 San Martino Siccomario- Travacò, posa pietra per Ferruccio Derenzini, antifascista sopravvissuto al lager;
23 gennaio h. 13 Pavia posa pietra per Carlo Pietra, partigiano deportato fuggito dal lager di Bolzano;
h. 14, sempre a Pavia, posa pietra per Luigi Bozzini, antifascista deportato sopravvissuto al lager;
h. 14.30 ancora a Pavia posa pietra per Giovanni Alt, cittadino di fede ebraica deportato da Pavia e morto in campo;
23 gennaio h. 17 Landriano posa pietra per i fratelli Bick, morti in lager;
24 gennaio h.11 Garlasco posa pietra di Pietro Gallione e Francesco Mazza, morti in lager.


Ci sembra più che mai opportuno, in questa occasione, proporre la lettura di alcune riflessioni, dedicate alle Pietre d'inciampo, di Maurizio Abbà, pastore valdese a Pavia - responsabile attività culturali Centro Evangelico di Cultura di Sondrio.

- IERI ancora non è passato:

QUANDO SONO VENUTI A PRELEVARE

Quando i nazisti sono venuti a prelevare i comunisti,
non ho detto niente,
non ero comunista.

Quando sono venuti a prelevare i socialdemocratici
non ho detto niente,
non ero socialdemocratico.

Quando sono venuti a prelevare i sindacalisti,
non ho detto niente,
non ero sindacalista.

Quando sono venuti a prelevare gli ebrei,
non ho detto niente,
non ero ebreo.

Poi sono venuti a prelevare me
Ma non rimaneva più nessuno
per dire qualche cosa.

Martin Niemöller
pastore luterano e teologo

Questa citazione - da un sermone di Martin Niemöller (riportata poi negli anni e in molti Paesi con diverse ulteriori ‘varianti’: zingari, testimoni di Geova, neri, malati gravi, cattolici, omosessuali), fa comprendere come i pregiudizi razziali, religiosi, sociali, insomma i pregiudizi più in generale facciano ‘inciampare’ facilmente, inclusi ovviamente anche chi pensa di non avere preclusioni.

Il pastore valdese Luca Baratto nella rubrica «Parliamone insieme» nell’ambito della trasmissione radiofonica «Culto Evangelico», andata in onda su radioraiuno Domenica 29 gennaio 2017: a cura della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) si sofferma sulle pietre d’inciampo, ecco il testo riportato su Riforma.it del 1 febbraio 2017:



"Le pietre d’inciampo sono una benedizione. Mi sento di dirlo, non solo per la loro funzione, ma anche perché l’artista tedesco Gunter Demnig, che vent’anni fa le ha pensate e create, ha usato un’immagine biblica. Nel Nuovo Testamento, infatti, Gesù stesso è la pietra d’inciampo. Gesù è la pietra d’inciampo per il religioso troppo sicuro e orgoglioso della sua santità e giustizia. Gesù è la pietra d’inciampo per il ricco che interpreta il suo benessere come una benedizione e disprezza il povero, dimenticato da Dio. E certamente Gesù, l’ebreo Gesù, è una pietra d’inciampo per le chiese cristiane nel loro insieme e per i singoli cristiani di ogni tradizione che hanno creato nei secoli un terreno fertile per l’odio verso gli ebrei attraverso discriminazioni, cacciate, creazioni di ghetti, e tolleranza per chi usava loro violenza. "


- Abbiamo ancora OGGI per Fare Memoria:

- Il Museo Ebraico di Berlino Jüdisches Museum Berlin
dove s’intrecciano architettura e scultura, realizzato su progetto dell’architetto Daniel Libeskind.
Libeskind ha ideato uno spazio vuoto in diverse parti dell’edificio museale, progetto denominato between the lines (fra le linee)
questi vuoti verticalmente attraversano tutto il museo
e simboleggiano anche e soprattutto l’assenza di ebrei dalla società tedesca. Il vuoto di memoria include l’opera dell’artista israeliano
Menashe Kadishman: “Shalekhet” - “Foglie cadute”, costituito da oltre diecimila dischi metallici che riportano un volto di una vittima. I visitatori del Museo inevitabilmente calpestano i dischi metallici, il cui risuonare fa memoria del male accaduto, allora si vuole uscire al più presto, ma inevitabilmente i piedi camminano su questa tragica e irrinunciabile memoria.
Memoria delle vittime della Shoah e di tutte le vittime della guerra e della violenza, è infatti questo l’intendimento dell’autore Kadishman.

ancora un libro per ricordare:


- Giuseppe Platone, Roghi della fede Verso una riconciliazione delle memorie, (collana Nostro Tempo, 95, Claudiana, Torino, 2008

“Nel 1397, nella cittadina di Steyr, in Alta Austria, l'Inquisizione condannò al rogo un centinaio di valdesi che rifiutarono di abiurare la loro fede. Seicento anni dopo, l'eccidio venne ricordato con uno splendido monumento dello scultore Gerald Brandstötter. Nel 2005, un'analoga opera di Brandstötter venne inaugurata a Pinerolo, all’'imbocco delle Valli valdesi del Piemonte, antico ghetto alpino degli "eretici", per iniziativa di un gruppo ecumenico che intendeva confrontarsi con il passato nella prospettiva della "riconciliazione delle memorie". Le pagine inedite di storia e le riflessioni teologiche e artistiche qui raccolte delineano un percorso che sfocia nel totale rifiuto della violenza, soprattutto se compiuta nel nome di Dio.” (tratto dal sito: www.claudiana.it)


- Quale DOMANI ci attende?

Per le chiese cristiane ricordare è condizione necessaria e previa per tornare alla vocazione di testimonianza evangelica originaria autentica e solidarizzare.

Rivisitare la Storia in profondità per capire, comprendere, e per chi vuole, continuare a credere più consapevolmente.
Ricordare non da soli, la memoria ha un suo spessore tanto più se non resta isolata, è evidente.
Si aprono possibilità di collegamenti, connessioni, stringere amicizie con sollievo e gradito stupore.
Il futuro che si lascia alle nuove generazioni ha le sue radici in questo presente.
Un mare Mediterraneo, come è stato definito, dal “filo spinato”, vuol dire che non ci si vuole preparare all’accoglienza.
Ma il percorso di aprirsi alle diversità e di accettarle davvero è un percorso lungo, in salita, con diffidenze, sospetti e ‘ricadute’ che sono più facili quando purtroppo le condizioni sociali sono più fragili e rischiano di frantumarsi nei tanti egoismi piccoli e grandi.
La corsa ad armarsi è la triste conferma che può divenire tragica e incontrollata realtà.
L’”arma” di cui abbiamo bisogno è la Cultura.
Tutto subito questo non farà crescere gl’indici del PIL (Prodotto Interno Lordo), ma è un sicuro investimento sul domani che diventa già possibilità di vita quotidiana adesso.

«L’altro non è altro che me stesso allo specchio»

Andrea Camilleri



La pietra nella Bibbia

« La pietra, che si trova facilmente nella regione siro-palestinese e in Anatolia, mentre è perlopiù assente in Mesopotamia e in Egitto è disponibile solo nell’alto Nilo, costituisce il materiale edilizio più stabile fornito dalla natura. In Palestina, dove si trova perlopiù sotto forma di calcare misto a calcedonia o arenaria, o di basalto prodotto vulcanicamente e molto duro, provvedeva ampiamente alle esigenze edilizie quotidiane. Altra questione erano le pietre preziose e semipreziose. Spesso erano importate da vari punti di rifornimento, come la penisola del Sinai per la turchese. Rocce metallifere contenenti rame e ferro vennero individuate nei tratti meridionali sia della Palestina sia della Transgiordania.
I riferimenti biblici forniscono esempi del vasto spettro di usi in cui era destinata la pietra. Poteva servire come monumento, come altare e come pegno (Gen 28,18-22). Poteva coprire i pozzi (Gen 29,2-10) e le entrate ai sepolcri (Mc 15,46; Mt 27,69; Lc 11,39). Poteva essere trasformata in tazze, mortai, pestelli, incassi per le porte e alri utensili (Es 7,19). Fungeva da arma se scagliata con la mano (Es 8,26), con una fionda (1 Sam 17,49) o con una catapulta. Il suo affondare rapidamente nell’acqua simboleggiava la distruzione immediata (Es 15,5), e la sua immobilità poteva simboleggiare la morte (Es 15,16). Poteva offrire riposo a chi era stanco (Es 17,12), servire come materiale edilizio per gli altari (Es 20,25), o essere un memoriale pubblico di leggi obbligatorie (Es 24,12), di imprese individuali (Es 28,10) o di eventi notevoli, come nel caso delle stele reali. Poteva servire come strumenti per una pubblica esecuzione (Lv 24,14) o per manifestare la rabbia privata (Es 21,18). Usata come oggetto di culto (Lv 26,1), poteva contribuire all’intemperanza sessuale (Ger 3,9, con un probabile riferimento alla prostituzione rituale che faceva parte della religione cananaica) o ad altre pratiche idolatriche (Ez 20,32; Dt 28,36.64; 29,17). Poteva servire come memoriale di eventi significativi (Gs 4,1-10), o del rinnovo dell’Alleanza (Gs 24,26-27), o come punto di confine designato (Gs 15,6; 18,17). Serviva come piattaforma per le esecuzioni (Gdc 9,5.18); come arma poteva essere affilata con sottile precisione (Gdc 20,16). Era presa come unità di misura della durezza (Gb 38,30) per il ghiaccio; 41,24, per il cuore umano). Poteva far inciampare accidentalmente (Sal 91,12) o servire come espediente magico (Pr 17,8). Una pietra di qualità particolare fungeva da pietra angolare per muri o costruzioni (Is 28,16), ma poteva simboleggiare la rovina definitiva (Os 12,11). Simboleggiava l’opposto del pane nutriente (Mt 7,9) ma, correttamente forgiata, poteva contenere acqua o vino (Gv 2,6-11).






Nessun commento:

Posta un commento