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venerdì 4 gennaio 2019

I giovani e la razza


La mostra “L'offesa della razza - razzismo ed antisemitismo nell'Italia fascista” organizzata da ANPI PROV con il patrocinio di ANED, ISTORECO, COMUNE DI PAVIA e PROVINCIA DI PAVIA si è conclusa registrando quasi mille presenze di visitatori. E' stato soprattutto il pubblico di giovani studenti (dalle scuole medie alle scuole superiori) a dimostrarsi attento e sensibile, grazie al lavoro preliminarmente svolto in classe dai docenti, cogliendo la inquietante attualità di una Italia che a 80 anni dall'emanazione delle leggi razziali si risveglia percorsa da pulsioni razziste e xenofobe, alimentate dalla scellerata politica del ministro degli Interni. Di particolare interesse per i giovani visitatori le sezioni della mostra dedicate alla politica coloniale italiana (prefascista e fascista) la cui ingombrante eredità non viene ancora sufficientemente indagata, pur rappresentando la prima "prova sul campo" del razzismo dei conquistatori bianchi, italiani e fascisti, sulle popolazioni dell'Africa assoggettata.
Proponiamo in proposito i commenti a caldo di due alunni della IV D Istituto Cairoli di Pavia, che li hanno preparati in classe grazie alla sensibilità dell'insegnante Alessandra Milani, e di alcuni studenti della scuola media Leonardo da Vinci di Pavia, accompagnati dalla professoressa Paola Resegotti, che ringraziamo per il lavoro svolto con i ragazzi.

Dove sono finiti i bravi cittadini italiani di quando “ si stava bene quando si stava peggio”? Questa è la domanda che ci siamo posti dopo aver visitato la Mostra storico documentaria L’offesa della razza, aperta al pubblico dal 28 novembre all’8 dicembre 2018 nella sala dell’Annunciata di Pavia.

Siamo rimasti sconcertati, dopo aver letto i documenti sulle popolazioni sottomesse dai colonizzatori italiani in Africa.
I popoli africani venivano rappresentati nelle immagini dell’epoca come animali selvaggi da soggiogare solo perché diversi, e per questo motivo i colonizzatori italiani si sentivano in diritto di maltrattarli, fino ad abusare sessualmente delle donne africane, umiliate e considerate oggetti nelle vignette “umoristiche” del tempo.
Una delle vignette più agghiaccianti nella sua apparente leggerezza è quella in cui si vede un uomo che spedisce in dono ad un amico una donna seminuda e impacchettata mentre dei bambini (forse i figli?) guardano da lontano con occhi sgranati e “buffi”.
Il razzismo pervadeva anche riviste per bambini e sussidiari delle Elementari, e se gli africani sono rappresentati come sporchi e, quindi, da lavare, gli ebrei sono mostrati con nasi importanti e occhi avidi di dominare il mondo.
Si può credere che al generale Rodolfo Graziani sia stato dedicato un parco in Italia nel 2012 nonostante sia stato un criminale di guerra che fece uso di gas tossici e fece bombardare ospedali della Croce rossa?


In Italia non abbiamo avuto nessun processo di Norimberga e forse anche per questo non abbiamo elaborato alcune pagine della nostra storia fatte di leggi razziali (1938) violenze e deportazioni verso altre etnie. Sarà per questo che il razzismo è rimasto latente in Italia e talvolta riaffiora con episodi che sono riprovevoli?
                                                                                             Celeste Pezzetti


Tanta vergogna e risentimento si possono trovare nelle parole di molti tedeschi mentre si parla di Olocausto quante ne mancano in quelle di non pochi italiani. Sul Razzismo durante il Ventennio fascista è stata allestita una mostra nei giardini Malaspina di Pavia, per ricordare la vergogna di un’Italia fascista che non solo spalleggiava il Fuhrer ma prendeva iniziative e spesso eccedeva e sfociava in ciò che per la Germania nazista è stato definito crimine contro l’umanità mentre in Italia tutto è stato metabolizzato senza clamore.
Dobbiamo esserne consapevoli, la nostra Italia condivideva ideali di razzismo e di segregazione e ci sono le prove tramandate dai nostri avi o anche da opere di autori come Primo Levi che fu la voce dell’altra Italia, quella che non si voleva sottomettere all’ingiustizia solo perché perpetrata dai detentori del potere, quella dei partigiani e “ribelli” per amore che oggi ringraziamo per aver fatto sentire la propria voce di fronte a una massa per troppi anni cieca e consenziente.
Parlare di Razzismo oggi è parlare di qualcosa che non si può comprendere fino in fondo se non si è ebrei o di altre etnie.
Ma come doveva essere finire tra le fila dei balilla? Saremmo diventati anche noi giovani indottrinati a diventare figli del regime, educati fin da piccoli a provare sentimenti di odio, repulsione che infine sfociarono in una delle più grandi tragedie della storia? Eppure qualcuno ha capito dove stava la giustizia.
Oggi, a distanza di qualche decennio non facciamo altro che ricordare senza capire e finiamo per commettere ancora gli stessi errori, in un’ Italia dove gli immigrati vengono ripudiati e si continua ad essere razzisti nascondendolo sotto buoni propositi.
                                                                                              Andrea Cassola


La mostra é stata molto interessante, soprattutto nel momento in cui, dopo la parte introduttiva, ci hanno lasciato guardare i pannelli in esposizione. In particolare mi hanno colpito i pannelli con raffigurate delle donne nude: di solito la raffigurazione della donna nuda é simbolo di bellezza e prosperità, mentre a mio parere in quelle foto era disprezzata e raffigurata quasi come una donna dai facili costumi.
Chiara Morello

La mostra mi ha fatto riflettere molto su come i razzisti trattavano gli ebrei, in particolar modo i bambini, che venivano espulsi dalle scuole e portati in campi di concentramento, una cosa terribile. Le battute che facevano a quei tempi erano veramente macabre e mi hanno fatto pensare al fatto che non ci fosse distinzione tra i sessi, perché uccidevano e torturavano anche le donne.
Arianna Andreoni

Venerdì scorso siamo andati a visitare alla sala dell’Annunciata, in piazza Petrarca, la mostra organizzata dall’Anpi sull’antisemitismo: “L’offesa della razza”. Dopo una breve ma interessante introduzione da parte della guida, ci siamo soffermati sui pannelli esposti che ripercorrevano la storia dell’antisemitismo in Italia, dal Medioevo all’epoca fascista. Nel corso della storia, anche in Italia, è sempre stato presente un sentimento di odio nei confronti degli ebrei più o meno evidente. Nel tempo questo atteggiamento si è via via affievolito, ma ha ritrovato vigore durante il periodo fascista. Dopo la promulgazione delle leggi razziali in Germania, anche in Italia vennero adottate simili leggi persecutorie nei confronti dei cittadini di origine e religione ebraica. Questa pagina vergognosa raggiunge il suo apice con la firma da parte di Vittorio Emanuele III delle cosiddette Leggi razziali nel 1938. Da quel momento gli ebrei furono rinchiusi di nuovo nei ghetti, non potevano partecipare alla vita politica, non potevano essere dipendenti pubblici, non potevano possedere nulla, avevano degli orari stabiliti nei quali non potevano uscire di casa, men che meno svolgere attività di svago, come andare a teatro o al cinema e praticare attività sportive e i bambini e i ragazzi furono espulsi dalle scuole. Oltretutto, sui giornali venivano pubblicate delle vignette che schernivano gli ebrei e i neri: gli ebrei venivano raffigurati come ladri e i neri come cannibali o “razze animali”, comunque esseri inferiori. E’ importante conoscere questi comportamenti, perché purtroppo stanno tornando, nella testa di alcuni, queste follie sulle “razze” e noi dobbiamo impedirlo prima che, dimenticando gli errori del passato, si compiano nuovamente tragedie di questo tipo.
Luca Antognazza

Mi ha colpito una vicenda, che parlava di una bambina ebrea della scuola media che aveva un fratello alle superiori. Dopo le leggi razziali dovettero lasciare la scuola, lo sport e i divertimenti. Questo mi ha fatto pensare a cosa significasse essere ebrei: nessun diritto, non avevano niente, venivano considerati animali, anzi peggio.
Alessia Schiavi

L’altro giorno con la mia classe siamo andati ad una mostra sul razzismo nell’Italia fascista di una volta. Erano esposti pannelli che raffiguravano immagini, fumetti, articoli di cronaca veramente impressionanti. In uno dei primi pannelli che abbiamo osservato era raffigurato un libretto di lavoro con il nome di una donna e a fianco, tra parentesi, la scritta “di razza ebraica”. Questa frase mi ha colpito molto perché penso sia esagerato scrivere “razza”. Nessuno ha una razza, non siamo animali, noi siamo umani, è questa la nostra razza, non è essere ebrei, musulmani, induisti o cristiani. Noi siamo tutti uguali, anche se con caratteristiche diverse, c’è chi ha la pelle scura, la pelle chiara, gli occhi a mandorla… Magari non siamo identici l’uno all’altro, ma d’altronde è questo che ci rende diversi, la diversità è la cosa più bella che ci sia mai capitata. Sarebbe, a mio parere, molto brutto un mondo dominato da umani tutti identici l’uno all’altro, sarebbe la fine! Purtroppo nell’Italia fascista non si sostenevano queste idee di libertà e democrazia, per loro il razzismo era quasi normale. Ho letto, ad esempio, un articolo di giornale in cui gli italiani di allora incitavano i cittadini a diventare razzisti.
Un’altra immagine che mi ha molto colpita è stata quella dove alcune persone guardavano bruciare una donna di pelle scura, insomma vere e proprie scene di cannibalismo. Infatti le donne di pelle scura venivano violentate e vendute come fossero oggetti. Ho visto delle immagini veramente terribili di donne che si nascondevano spaventate e nei loro volti si leggeva il dolore e la stanchezza di chi non riusciva a sopportare più questi maltrattamenti, ma, allo stesso tempo, di chi era impotente e non poteva fare altro che subire al posto di ribellarsi. In sintesi, credo che questa mostra mi abbia fatto riflettere e mi abbia lasciato qualcosa che prima conoscevo, ma non così da vicino.
Giulia Schepis

È una classica giornata di inizio dicembre, un venerdì freddo dove qualche nuvola impedisce al sole di illuminare del tutto la visuale. Con la tipica nebbia invernale, che non abbandona mai la nostra Pavia, con la mia classe e le professoresse Ficara e Resegotti ci incamminiamo verso il salone dell’Annunciata per ascoltare e vivere le emozioni di una mostra intitolata “L’offesa della razza”. Essa riguardava, come descrive il sottotitolo dell’evento, il razzismo e l’antisemitismo nell’Italia fascista. Sui muri di un lungo corridoio erano appesi cartelloni riguardanti, appunto, il tema del razzismo. Osservando quei pannelli sono rimasta come pietrificata: erano raffigurate alcune vignette nelle quali venivano derisi ebrei o persone di colore; oppure foto di donne africane che con i loro volti chiedevano aiuto e con gli occhi urlavano a squarciagola di essere stanche di vivere in condizioni così surreali. Anche se io non ho vissuto questi anni così drammatici, una cosa l’ho capita, ovvero che la razza umana è una sola, non si può sminuire un essere umano perché ha la pelle più scura o perché crede in una religione diversa dalla nostra. Nell’epoca fascista si era arrivati al punto di privare della dignità di vivere alcune persone, i regimi avevano addirittura costituito uno schema per rintracciare gli ebrei seguendo determinati tratti del viso e caratteristiche fisiche, per poi allontanarle. E come ciliegina sulla torta, non essendo mai abbastanza l’odio e la vergogna che avevano gettato malamente su queste povere anime innocenti, facevano già capire ai bambini, anche a scuola, che non dovevano avere contatti con queste persone, insegnandogli filastrocche o storielle al tempo considerate divertenti. Il degrado raggiunto da quelle persone è davvero sconcertante, ma sapere che al giorno d’oggi, dopo tutto quello che è accaduto, ci siano ancora degli individui che pensano cose simili è ancora più grave.
Francesca Impalà

La mostra che siamo andati a visitare, contro razzismo e antisemitismo, mi ha colpito sotto diversi aspetti. Sono rimasta stupita dagli episodi che ci sono stati raccontati, sapevo il significato della parola razzismo, ma non immaginavo come fosse dura e dolorosa la lotta di certe persone per ottenere i diritti che noi abbiamo fin dalla nascita, per esempio andare a scuola o avere una casa. Alla mostra c'erano anche dei cartelloni con raffigurate delle immagini che mi hanno fatto riflettere. C'erano persino fumetti per bambini ai quali venivano inculcate idee sbagliate e razziste. La mostra era molto completa e mi è piaciuto visitarla perché ho imparato delle vicende che prima non conoscevo e che sono molto importanti per noi giovani.
Lucia Rampini

L’argomento che mi ha colpita di più è stato il razzismo contro i cosiddetti meticci e le persone di colore. Su un cartellone vi era scritto che gli incroci tra neri e bianchi venivano presi come esempi di persone malate. Pensavano che se una persona fosse stata color caffè-latte avesse dei problemi mentali. Era riportata inoltre una immaginetta che apparentemente sembrava carina, c’erano due elefanti, uno bianco e uno nero, che davano origine ad un elefante zebrato. Sotto l’immagine c’era scritto che gli incroci non venivano bene. Quest’immagine mi ha fatto riflettere sull’ignoranza dell’Italia negli anni Trenta. Probabilmente molte persone leggendo quelle vignette si mettevano a ridere e forse le raccontavano ai loro amici o addirittura ai loro bambini… Ho riflettuto molto su questo argomento e penso che il nazismo abbia enfatizzato il razzismo. Tuttavia ciò che mi ha fatto arrabbiare di più è constatare come la gente non si rendesse conto delle persecuzioni che stavano subendo quelle persone.
Margherita Resta

Alcune volte mi sorprende quanto abbiano potuto essere crudeli gli esseri umani, nel passato, ma anche oggi. Venerdì 7 dicembre siamo andati, insieme alle nostre insegnanti, a visitare una mostra sull’antisemitismo, nella quale abbiamo visto diversi pannelli con informazioni sul razzismo nella storia. Ho letto e visto cose che forse non dovevo, perché non riesco a trattenermi dal pensiero che gli esseri umani sono davvero dei mostri senza anima. Come hanno potuto fare tutte quelle cose terribili? Si sono sentiti anche un po' in colpa uccidendo e torturando tutte quelle persone innocenti? Non lo sapremo mai... Quando abitavo in Romania, il mio professore mi diceva che la storia è importante per non ripetere gli errori del passato. A quel tempo non riuscivo a capire bene cosa intendeva dicendomi questo. Come possiamo ripetere atteggiamenti che sappiamo essere sbagliati? E’ incredibile pensare che ancora esistono persone che non accettano chi non è come loro. Il colore della pelle o il paese d'origine non dovrebbe cambiare il fatto che tutti siamo uomini, uguali, con gli stessi diritti e doveri. Ma alla fine, dobbiamo accettate gli errori passati per andare avanti e perdonare le persone che ci hanno ferito e vivere le nostre vite senza distruggere le vite degli altri.
Ingrid Iordan

Mi chiedo, e credo che mi chiederò sempre, come certe persone pensavano e ancora pensano di sapere se un ebreo, un bianco, un nero o un omosessuale siano migliori o peggiori di loro. Non tutti devono essere perfettamente uguali, ma il mondo è bello perché è vario, anche se c’è chi ancora non lo capisce. Il razzismo è un’ “Idea“, surreale, basata su opinioni soggettive sbagliate. Nella storia abbiamo fatto tanti errori, tanti sbagli, ma non li abbiamo ancora capiti; ogni generazione sbaglia, a suo modo, ma sbaglia e nella nostra generazione ci sono molti che subiscono per colpa di pochi. C’è chi vive ancora con la paura di andare ad un concerto, di prendere la metropolitana o un aereo… Certo poi si prova a ritornare alla “normalità”, anche se non è mai facile, ma poi un altro attentato o un altro stupido ragazzo che per “gioco“ spezza molte vite. La storia ci dovrebbe insegnare a non fare più questi terribili errori, dove persone innocenti muoiono, perché sono “diverse“. Adesso, noi giovani, dobbiamo impegnarci a cambiare questo aspetto dell’umanità, perché gli sbagli ci sono e sono umani, ma perseverare negli errori non è accettabile.
Martina Battistotti

Questa mostra mi ha fatto riflettere molto, perché pensare che l'uomo ai tempi riuscisse a commettere azioni di una crudeltà tale è veramente incredibile. La professoressa Resegotti ci aveva parlato in classe della discriminazione verso gli ebrei e le persone di colore, ma con questa mostra mi sono veramente soffermato a pensare alla crudeltà delle azioni che i bianchi commettevano tutti i giorni. Uno dei pannelli che mi ha impressionato di più è stato quello raffigurante foto e immagini di donne mezze nude, schiavizzate, esposte in pubblico in cambio di denaro. Queste donne erano tristi, spaventate e mi hanno fatto molta pena…
Filippo Perotti

Questa mostra mi ha colpita molto per due motivi; il primo perché è veramente completa e ricca di materiale interessante. Il secondo, perché mi ha fatto capire che l'umanità è stata una massa di deficienza assoluta, e il peggio è che lo è ancora! Perché sì, ce ne vogliono di lavaggi del cervello per far scrivere ai cosiddetti "intellettuali" che una persona di "razza" bianca è più intelligente di una persona di "razza" nera: vista la bella figura che abbiamo fatto seguendo Hitler, questa teoria va a farsi benedire nel giro di due secondi. Mi ha irritata (per non dire altro) il fatto che un completo imbecille abbia avuto l'idea di sezionare una donna e metterla in un museo di SCIENZE NATURALI. Mi piacerebbe tanto tornare indietro nel tempo, sezionarlo, e far studiare il suo cervello a persone più intelligenti di lui. A quanto pare a quei tempi si insegnava il razzismo ai bambini attraverso i fumetti: se qualcuno al giorno d'oggi facesse così verrebbe denunciato (forse?), ma dato che lo hanno fatto in quegli anni nessuno ha detto nulla. Spero solo che un giorno, perché ancora succede, si smetta di discriminare le persone per il colore della pelle o per la religione. Nessuno è giusto e nessuno è sbagliato, al massimo diverso. Se ciò non dovesse accadere, sarebbe meglio ripensare l'intelligenza umana, perché non se ne può veramente più!
Anna Ferrari

Una mostra molto dettagliata e soprattutto molto sentita. Mi ha fatto riflettere un argomento in particolare: lo sfruttamento delle donne. Non mi sono soffermata a leggere tutte le informazioni, ma sono rimasta colpita da alcune immagini di donne "nere" nude, vendute, sfruttate e schiavizzate, insomma trattate come fossero oggetti!!!
Sara Ciccarese


giovedì 5 aprile 2018

A casa di Pound

Per ricordare la scomparsa di uno dei suoi fondatori, il grande Primo Moroni, è uscito, a ventinove anni dall'ultima stampa, il numero 36 speciale della rivista Primo Maggio. In stampa dal 1973 al 1989, Primo Maggio è stata una rivista di storia militante che ha sempre saputo mantenere una innata raffinatezza pur privilegiando contenuti combattivi, attraverso analisi conflittuali e metodologie di studio avulse da ogni retorica.

Tra gli articoli raccolti in questo speciale, abbiamo scelto l'intervista a Benedetta Tobagi, dal titolo A casa di Pound.

Il fascicolo completo è scaricabile direttamente da qui


Come nasce il movimento di Casa Pound? Trova le sue radici nell'estrema destra italiana o nasce all'estero?


Il movimento politico e culturale Casa Pound è un prodotto rigorosamente autoctono, nasce a Roma nel dicembre 2003, con l'occupazione di uno stabile di proprietà della Regione nel quartiere multietnico dell'Esquilino (un'eccellente ricostruzione della sua storia si trova nel saggio di Daniele Di Nunzio ed Emanuele Toscano, Dentro e fuori Casa Pound. Capire il fascismo del terzo millenio, Armando editore 2011). I militanti si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio”, ossia rimandano esplicitamente all'ideologia del Ventennio mussoliniano e poi di Salò, ma rivista, aggiornata, reinterpretata in chiave contemporanea, più che nostalgica. Nella loro elaborazione teorica si percepisce una profonda influenza di esperienze maturate nel campo della destra sull'onda del movimento del Settantasette. In area missina, sono debitori dei famosi “campi Hobbit” del Fronte della Gioventù, descritti all'epoca come “crogiuolo di esperienze di liberazione”, e delle posizioni di Rauti negli anni Ottanta, che si richiama agli aspetti più movimentisti, antiborghesi e anticapitalisti del fascismo storico, aprendosi alle tematiche ecologiste (tra l'altro, la corrente rautiana rifiutava l'etichetta di “destra”, che pure Casa Pound mette in discussione, parlando di “estremo centro alto”). Nel campo della destar radicale, il riferimento storico è a Terza Posizione, gruppo (con una testata giornalista omonima) pure nato a Roma dalla forte connotazione antisistema: non a caso, uno dei guru dei frequentatori di Casa Pound è Gabriele Adinolfi, protagonista di quella stagione che ne trasmette direttamente ai ragazzi di oggi contenuti e pathos emotivo. Quanto alle influenze estere, vi è un richiamo alla Nouvelle Droite francese di Alain De Banoist, per i suoi tratti populisti, oltre che di destra, Casa Pound è avvicinabile all'esperienza della LFP olandese di Pyn Fortuyn (assassinato nel 2002), al Danish People's Party danese e al True Finns di Finlandia.

La caratteristica importante di Casa Pound, dalla quale ogni sinistra o movimento antagonista avrebbe da imparare, è la sua capacità di parlare ai giovani precari/disoccupati e la sua attività assistenziale nei confronti di cittadini italiani emarginati, dimenticati spesso da tutti. Oppure non è così?

Casa Pound chiede ai propri militanti un grosso impegno diretto, continuità di presenza, in sede e per attività sul territorio. Di recente ha fatto notizia la “Befana di Casa Pound”: militanti che hanno portato in dono calze coi dolci ai bambini del quartiere Magliana a Roma. È una caratteristica comune di molti movimenti della nuova destra radicale: anche i neonazisti di Alba Dorata, nella Grecia sul lastrico, si facevano conoscere distribuendo tonno fresco gratis ai padri di famiglia dopo i comizi. Strumentalizzazione, propaganda, certo. Ma chi altro manda qualcuno a interessarsi alla sorte e alle difficoltà delle famiglie impoverite, nelle periferie profonde? Chi si fa conoscere, chi fa sentire la propria presenza alle persone che ci vivono, che si sentono assediate dalla presenza dei migranti, a cui – in mancanza di adeguati strumenti di lettura dei fenomeni – vedono come la causa delle proprie disgrazie? Anche temi come la costruzione di case popolari, i mutui sociali, l'aiuto per le madri... Casa Pound si è posizionata con chiarezza a continuità su questi temi, che sono al centro delle preoccupazioni quotidiane della maggioranza della popolazione. Da questo punto di vista, occupano uno spazio lasciato vuoto dalla sinistra (un po' come la Lega ha rimpiazzato il Pci nel cuore di molti operai).
Nel mondo dei centri sociali di sinistra prevale l'aspetto antagonista, non si registrano, o comunque non hanno risonanza e riconoscibilità, iniziative e programmi analoghi.
Un ragazzo con idee di sinistra che vuole fare qualcosa e sentirsi utile, si avvicina alla galassia del volontariato e del terzo settore, inserisce il proprio impegno in un ambito estraneo alla politica. Oppure si orienta verso il mondo cattolico, che mantiene una presenza capillare sul territorio e resta fortemente attrattivo, sia per chi si sente di sinistra e si riconosce nelle posizioni di papa Francesco (quante volte si sente dire, tra il serio e il faceto, che è l'unico vero leader di sinistra nel panorama mondiale di oggi!), ma anche per i conservatori (oltre alla potentissima Comunione e Liberazione, spuntano sul territorio anche i lefebvriani della Fraternità Sacerdotale san Pio X). Ma fa volontariato, non fa politica. A destra, invece, le due cose possono coincidere. E questo risponde al bisogno, così profondo e diffuso, di sentirsi utili, di dare un senso alle proprie giornate.

C'è una certa pressione per usare la legge contro questi gruppi. Invocare la severità dei tribunali quando il problema è il vuoto politico della sinistra istituzionale e non , rischia di radicalizzare ulteriormente questi movimenti e forse di rafforzarli?

Mi pare che, non solo in Italia, stia tornando d'attualità una questione spinosa e delicatissima: il confine tra istigazione all'odio e al crimine, e la libertà d'espressione. Una riflessione molto profonda sui dilemmi che pone questa “zona di turbolenza” si trova in uno splendido film recente, premiato a Venezia e candidato all'Oscar, L'insulto, del regista Ziad Doueiri: sebbene ambientato in Libano, e legato alla specifica vicenda delle pesanti eredità della guerra civile, tuttavia aiuta a comprendere le dinamiche che alimentano l'odio e le escalation di violenza e conflittualità sociale in tutta la società contemporanea. La tentata strage di Macerata del febbraio 2018 ci interroga in modo drammatico su questo problema: Luca Traini, incriminato per strage con l'aggravante dell'odio razziale per aver aperto il fuoco su un gruppo di immigrati, era stato candidato della Lega ed esibisce sulla fronte un tatuaggio con il simbolo di Terza posizione.
Finché non vi sono azioni penali da perseguire, però, la via giudiziaria semplicemente non è percorribile: il problema è in primo luogo politico e culturale, non penale.
Bisogna considerare, infine, che la destra in età repubblicana ha sempre fatto dell'isolamento e della vittimizzazione – potremmo definirla una sorte di “sindrome del perseguitato” – un punto di forza, un forte collante tra militanti.


giovedì 14 dicembre 2017

Perché crescono i neofascismi

Riportiamo l'intervista apparsa su Patria Indipendente, a Aldo Tortorella, partigiano, giornalista, filosofo, parlamentare, dirigente comunista, in cui si affronta il tema relativo al dilagare del fenomeno neofascista.

Sembrerebbe che oggi, diversamente da quanto avveniva – per esempio – agli anni Settanta, alcune formazioni neofasciste godano di un consenso sociale non particolarmente elevato, ma in costante crescita, tant’è che riescono ad eleggere una rappresentanza in vari Comuni, da Bolzano a Todi, da Lucca ad Arezzo a tanti altri. E ad Ostia, com’è noto, CasaPound ha ottenuto un significativo risultato elettorale. C’è il rischio della formazione di una base sociale più o meno estesa a sostegno di queste formazioni politiche?
Certo. Il pericolo è più che evidente. La crisi economica unitamente alla perdita di competitività con la moneta unica (cioè con la fine delle ‘svalutazioni competitive’) ha generato molti danni sociali. È stata persa quasi il 30% della manifattura. Molte piccole e medie aziende sono state spazzate via. Ciò ha determinato direttamente e indirettamente la rovina di molti, l’impoverimento del ceto medio, l’aggravamento della disoccupazione già pesante per le nuove tecnologie sostitutive di lavoro umano. Le forze maggioritarie della sinistra non hanno capito quello che succedeva e hanno riposto tutte le loro speranze nella linea economica neoliberista gestendola dal governo o non combattendola dall’opposizione. L’esempio fu Blair in Inghilterra e Clinton negli stati Uniti con i loro imitatori italiani e di altri paesi. In tutto il mondo sviluppato ciò ha generato zone di comprensibile rancore di quanti erano (e sono) a disagio o alla disperazione. Un rancore che si è rivolto contro l’establishment moderato (cioè contro i gruppi politici dirigenti) entro cui la sinistra maggioritaria si era venuta collocando. Logicamente ci si è rivolti altrove, e soprattutto a chi sembrava esterno al sistema di potere e portatore di una soluzione altra da quella discreditata. Ha pesantemente influito, in Italia, l’antica campagna antipartitica purtroppo alimentata da forme di corruzione endemica. L’imprenditore “che dà lavoro” è divenuto una figura di riferimento, quasi eroica. Il politico che “sa solo chiacchierare” e che in taluni casi viene scoperto a rubare o ad approfittare del suo ruolo diventa il nemico. Lo stesso metodo democratico fatto di diversità e di contrasto di opinioni diventa poco comprensibile, poi fastidioso, poi non più tollerato.
          
Prendono piede le apparenti soluzioni semplici. “Mandiamoli tutti a casa” si trasforma facilmente in volontà di governo forte e di “uomo forte”. Inoltre prende facile avvio anche la rivalutazione del passato fascista: facevano le bonifiche delle paludi, facevano le case popolari, eccetera. E si ignora che il fascismo ha promosso la più grande strage del secolo passato con la guerra mondiale, la morte di milioni di italiani, la rovina totale del Paese. E ancora adesso siamo un Paese occupato da basi straniere con relative bombe atomiche. Una propaganda costante non contrastata ha diffuso una idea orribile della Resistenza esasperando alcuni episodi tacendo sulla barbarie nazista e fascista. Naturalmente, su questa realtà intervengono settori del capitale che investono in questi gruppi considerati strumenti di riserva da usare in caso di bisogno e comunque tali da spostare a destra l’asse politico.


Ezra Pound, il poeta filonazista e filofascista (da https://www.biography.com/.image/t_share/ MTE5NDg0MDU1MTAzNzY4MDc5/ ezra-pound-9445428-1-402.jpg)

Un’organizzazione giovanile neofascista, “Azione studentesca”, ha vinto le elezioni della Consulta provinciale degli studenti di Firenze (a Firenze!). Il nuovo presidente della Consulta è un rappresentante di questa organizzazione. Peraltro nel mondo dell’associazionismo in generale le formazioni neofasciste sono sempre più presenti. Costa sta succedendo fra le giovani generazioni?
Non posso rispondere sul caso di Firenze che non conosco altro che per le sommarie cronache dei giornali. Mi pare che si debba distinguere sempre tra votanti e votati e anche tra capi e seguaci. Leggo che l’associazione di destra ha portato avanti rivendicazioni capaci interessare molti. Leggo anche che farebbero propaganda parlando delle foibe triestine ad opera degli jugoslavi di Tito. Queste furono una infamia senza possibili giustificazioni. Ma temo che non ci sia nessuno che ha informato quei giovani delle infamie compiute dai fascisti contro gli sloveni.    

Comunque, parlando in generale, le giovani generazioni sono le più penalizzate dalla situazione che ho richiamato prima. Le cifre della disoccupazione giovanile sono note. Ed è noto che il lavoro precario, mal pagato, privo di tutele e garanzie prevale tra il giovani. Non c’è avvenire e non c’è speranza. Tra i giovani può avanzare l’ideologia che dice: il socialismo è fallito, la democrazia è fallita, facciamo piazza pulita, imbocchiamo una strada nuova tutta nostra. Solo i gruppi dirigenti ideologizzati sanno che la strada nuova è quella vecchia. Ciò che viene presentato ai giovani su cui si punta per farne dei quadri delle formazioni neofasciste è un misto di nazionalismo razzista (l’Italia umiliata dalla sinistra succube, le aziende italiane vendute agli stranieri, gli italiani sommersi dagli immigrati ecc) e di rivoluzionarismo di pseudo sinistra (contro l’americanismo, confusione tra governo Netanyahu ed ebrei, misure di socialità ecc). Ezra Pound fu tipico di questa ideologia: pensando di essere un rivoluzionario antiborghese coprì le più atroci infamie naziste e fasciste.
Un’inchiesta di Patria Indipendenteha rivelato che su Facebook vi sono circa 2700 “pagine” di ispirazione di estrema destra radicale, e molte centinaia di queste propongono messaggi di esplicita apologia del fascismo. La sola pagina di CasaPound Italia ha circa 225mila “Mi piace”. Come interpreti questo fenomeno?

Oltre a ciò che ho detto prima penso che ci sia stata distrazione tra tutte le forze democratiche pensando che si trattasse di episodi marginali ed evitando un contrasto ideale, morale e politico. Anche le forze democratiche più avanzate come furono i comunisti italiani commisero l’errore di considerare che la Resistenza fosse stato un lavacro della nazione. Non era così. Le basi del fascismo furono nella tendenza autoritaria che le classi possidenti mettono in campo quando vengono messe in discussione le basi del loro potere. Dopo la Prima guerra mondiale masse di soldati senza occupazione e masse di lavoratori premevano per migliori condizioni di vita e scuotevano le basi del potere. In più la rivoluzione russa avvalorò l’idea erronea che fossero mature le condizioni della rivoluzione ovunque. Nacquero lotte senza sbocco e anche aspre divisioni nel movimento operaio che furono poi corrette, ma quando era troppo tardi. Il capitale agrario e industriale volse a suo favore lo scontro, alleandosi con il ceto medio frustrato e con i reduci scontenti e trascurati a sinistra, promuovendo la soluzione dittatoriale. Ma questa fu contrastata solo da minoranze. E un consenso vi fu a lungo e fino alla tragedia della guerra. Occorreva non rimuovere questo dato. Chiarire a fondo il rapporto tra tirannide e arretratezza italiana. L’Italia era rimasta un paese agricolo industriale quando tutti i Paesi occidentali era già il contrario, con una prevalenza grande dello sviluppo industriale e con un terziario che avanzava.  Bisognava esaminare a fondo il rapporto tra una propaganda fatta di slogan demagogici e una cultura impoverita dall’assenza di discussione e di contrasto. Si pensò che il disastro era stato così enorme che la lezione valesse per sempre. Non era così. Da questo è nata la distrazione. Al fondo della cultura diffusa rimanevano elementi nostalgici e rimanevano circoli e gruppi organizzati nati dal vecchio ceppo nazista e fascista. E nella organizzazione dello Stato democratico si trasferì quasi integralmente il vecchio apparato compresi tutti i peggiori arnesi, compresi quelli di Salò. Ora non basta la richiesta di applicare severità legale. Bisogna combattere culturalmente se non si vuole che la piaga si diffonda. Ma per combattere culturalmente bisogna contemporaneamente essere dentro i problemi reali delle persone. Non è sufficiente sostenere i sacrosanti diritti civili, bisogna occuparsi dei diritti sociali, stare vicino a chi è a disagio e a chi soffre. Altrimenti nessuno ascolterà.
C’è quindi un volto “sociale” del neofascismo, ma permane il ricorso alla violenza. I casi di aggressione da parte di aderenti a tali movimenti non si contano. Perché la violenza fa parte del Dna del fascismo?
La violenza è arma essenziale del fascismo. Può estendersi se non vi è rigoroso contrasto dello Stato. I peggiori tra questi gruppi sono già squadracce ora contro gli immigrati domani contro la sinistra infine contro la democrazia.
Quali sono le ragioni di ordine generale che spiegano il ritorno del pericolo neofascista in Italia?
C’è una situazione internazionale pericolosa. Regimi autoritari sono già presenti in vasta parte del mondo. Gli Stati Uniti attraversano una profonda regressione. L’attuale presidente è imprevedibile. Ma con lui ha vinto la tendenza peggiore entro la borghesia americana. Nell’Europa dell’est seppure su basi elettorali ristrette (cioè con grande astensione dal voto) si affermano tendenze ultra reazionarie. Si rivaluta persino la partecipazione a fianco dei nazisti alla guerra anti sovietica e anti russa. L’occidente volle l’umiliazione di Gorbaciov e si ritrova con una Russia nazionalista. E il nazionalismo avanza nel nostro continente contro gli ideali europeisti. Le guerre dilagano. Da tutto questo viene il pericolo.
Quali risposte immediate e di prospettiva può avanzare la Repubblica democratica, lo Stato e la politica, per arginare questo fenomeno e possibilmente debellarlo?
Lo Stato deve intervenire con forza e con l’uso della forza contro i violenti. Le leggi ci sono e vanno applicate. La politica deve ritrovare la sua anima. Parlo anche dei settori del conservatorismo democratico. Quei conservatori che vollero il fascismo furono poi anche loro spazzati via. Churchill era un conservatore ma combatté duramente nel suo stesso partito per far capire che Hitler era la peste dell’Europa. E soprattutto deve ritrovare un’anima la sinistra. Essa è nata per difendere i deboli, per contrastare l’arbitrio dei forti cioè del capitale oggi divenuto innanzitutto capitale finanziario che rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Nella fuga verso i paradisi fiscali per non pagare le tasse si trovano assieme, come si è visto, la regina, il capitalista, il contrabbandiere e il mafioso. Questo non vuol dire che non si debbano fare distinzioni. Ma vuol dire che non si può lasciare alla demagogia, compresa quella fascista, la questione morale e la lotta contro l’ingiustizia. I demagoghi e i fascisti usano la questione morale per abbattere le garanzie democratiche e favorire il dominio capitalistico. Le sinistre dovrebbero levare la questione morale e la lotta contro l’ingiustizia per favorire l’inveramento della democrazia costituzionale in larga misura inapplicata o tradita.
Fonte: http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/interviste/perche-crescono-neofascismi/

venerdì 1 dicembre 2017

Como: un atto di squadrismo

Dichiarazione di Carla Nespolo per repubblica.it su due episodi di marca neofascista. A Como un gruppo skinhead irrompe in una riunione, a Verona un corso per avvocati viene introdotto da un'associazione che si richiama al nazismo.

Un'irruzione in pieno stile squadrista, ma con una pacatezza inquietante. Fermi, in piedi. Il cranio rasato, i bomber scuri. E un volantino. Letto a mo' di  "proclama" per dire "basta invasione", stop ai migranti e a chi li accoglie. Il blitz fascista e razzista  - di cui "Repubblica" mostra il video (diffuso in rete da Baobab Experience) - è andato in scena l'altra sera a Como. Gli autori sono una quindicina di naziskin del Veneto Fronte Skinhead, che - rende noto la questura - saranno tutti denunciati per violenza privata (già quattro dei partecipanti al blitz sono stati indetificati grazie alle immagini).


Che cosa è successo. In una sala al primo piano del Chiostrino di Santa Eufemia era in corso una riunione di Como Senza Frontiere, una rete che unisce decine di associazioni  a sostegno dei migranti. Migranti il cui flusso, da un paio d'anni, sta interessando Como (passa di qui una delle rotte dei profughi verso la Svizzera). Sono le 21.15 quando il gruppo di militanti neofascisti irrompe nei locali del Chiostrino. Il "portavoce" legge un volantino delirante in cui si parla di "sostituzione" del popolo europeo con dei "non popoli", e che dà contro a chi offre aiuti e assistenza ai migranti: i "soloni dell'immigrazionismo a ogni costo". "Per tutti voi figli di una patria che non amate più...", scandisce il capo del gruppo, mentre gli altri militanti sono disposti a semicerchio  intorno al tavolo dove siedono gli attivisti di Como Senza Frontiere.


Lo stupore di chi partecipa alla riunione, e la forza pacifica con la quale i presenti decidono di non reagire alla provocazione, è disarmante. La migliore risposta alla violenza e alla prevaricazione squadrista del gruppo. Ma è evidente che i rappresentanti delle associazioni pro-migranti sono anche spaventati. La scena dura pochi minuti. Dopo la lettura del proclama, il capo del gruppo di Vfs si rivolge così ai padroni di casa: "Ora potete riprendere a discutere di come rovinare la nostra patria e la nostra città".

I naziskin a quel punto abbandonano la sala. "Nessun rispetto per voi", dice una delle teste rasate. Il blitz dei neofascisti veneti - hanno sede a Lonigo, in provincia di Vicenza - segue le iniziative di due anni fa, sempre a opera loro e sempre a Como e in altre città: sagome di migranti dipinte a terra di fronte alle sedi della Caritas.

In un comunicato diffuso su Facebook il presidente del Vfs, Giordano Caracino, attacca Repubblica e gli "antifascisti": "Siete in grado di trasformare in violenza la lettura di un comunicato...antifascisti. Passi lo scontro che sappiamo rifiutate sempre, ma se proprio non reggete neanche più il confronto democratico basato sull’avere delle idee discordanti, se i vostri timpani sono talmente fragili che si lacerano all’ascolto della verità, smettetela di fare politica, fate altro, origami o ricamo per esempio!".

Fondato nel 1986 da Piero Puschiavo e Ilo De Deppo, il Veneto Fronte Skinhead è noto nella galassia dell'ultradestra per la sua matrice antisemita e razzista. E' stato uno dei primi movimenti che hanno importato in Italia la subcultura giovanile del movimento naziskin.

A lungo legati alla tifoseria dell'Hellas Verona, nei primi anni 2000 hanno perso smalto a favore di altri gruppi: alcuni militanti sono migrati in Forza Nuova e in altre formazioni "nere". Da qualche mese Vfs è tornata in scena con iniziative sul territorio, sempre nel nord Italia. Nuovo nemico da combattere: i migranti.

Dura la condanna dell'Anpi nazionale. "E' intollerabile - dichiara la presidente Carla Nespolo - che un gruppo di chiara ispirazione neofascista interrompa una pacifica riunione per declamare uno sproloquio razzista. Questo ennesimo e vergognoso episodio, come anche la vicenda del corso di formazione per avvocati a Verona presentato dal presidente di un'associazione che si richiama al nazismo, impone una reazione politico-istituzionale immediata e strutturale. Chiederemo un incontro urgente al ministro dell'Interno".


Fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/11/29/news/naziskin_como_migranti_irruzione_fascismo-182499802/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

martedì 21 novembre 2017

Mafia beach

Intervista a Federica Angeli, giornalista residente a Ostia e sotto scorta dal 2013, rilasciata a Giampiero Cazzato per Patria Indipendente.

Non le chiedete se c’è la mafia a Ostia. Perché con la soffocante presenza della mafia sul litorale romano Federica Angeli, giornalista di Repubblica, ci fa i conti da anni. Vive sotto scorta dal luglio del 2013, in seguito alle minacce ricevute per aver testimoniato su uno scontro a fuoco sotto le finestre di casa sua che vedeva coinvolti personaggi di spicco della criminalità locale. È andata dai carabinieri e ha raccontato quello che aveva visto. Qui, in questa striscia di Roma adagiata sul mare, denunciare e testimoniare è atto di straordinario coraggio. E altamente pericoloso. Sufficiente per finire nel mirino dell’antistato. Ancora prima le inchieste della cronista sul racket degli stabilimenti balneari le erano costate pesanti intimidazioni. A lei e alla sua famiglia.
Non chiedetele se c’è la mafia ad Ostia, perché Federica Angeli vi risponderà che c’è, eccome. E pure se non parla siciliano, non usa lupare o coppole, questa mafia autoctona permea di sé il territorio e inquina le istituzioni. Il 5 novembre nel X Municipio capitolino – sciolto due anni fa per infiltrazioni mafiose – CasaPound ha superato il 9 per cento: il 19 novembre ci sarà il ballottaggio tra la candidata grillina e quella del centrodestra e quei voti fanno gola. Anche se nessuno a parole li vuole. Tanto più ora, dopo l’arresto di Roberto Spada, fratello del capoclan Carmine, che ha mollato una testata al giornalista Rai, Daniele Piervincenzi, colpevole di essersi presentato davanti alla palestra di Spada a Nuova Ostia per chiedergli dei suoi legami con i cosiddetti fascisti del terzo millennio. Il gip che ha convalidato l’arresto nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso.

«Ostia è diventata come Corleone e Scampia, territorio dei clan», dice Saviano. È così davvero?
Il clima e l’aria che si respira è esattamente quello. Su Facebook, dopo la mia denuncia, ho ricevuto insulti e minacce di ogni tipo. In un commento c’era scritto: “Hai voluto la notorietà, ma la notorietà ha un prezzo. Che lo spettacolo abbia inizio”, ed erano citati i nomi dei miei figli. E non era la prima volta che se la prendevano con loro. Un giorno Carmine Spada si è presentato sotto casa mia e ha fatto il segno della croce ai miei bambini. Qui la gente ha paura. Danno fuoco ai negozi, se non ti pieghi al loro volere te la fanno pagare. Non c’è nulla di diverso da Scampia, solo parlano romano. Per la magistratura giudicante di Roma il 416 bis – come ci racconta la sentenza di primo grado su Mafia capitale (ma ancora prima era accaduto con la Banda della Magliana, ndr) – viene riconosciuto solo se si parla un accento del sud. Ma non c’è bisogno di sentenze passate in giudicato per vedere il racket, l’usura, gli affari sporchi.
La testata di Roberto Spada a un giornalista, e davanti alle telecamere, rappresenta un salto di qualità della criminalità organizzata? Il segno, comunque, di una impunità, della riaffermazione che in quel territorio chi comanda sono loro?
Quello è il modo in cui questa gente va avanti su quel territorio, quando non è un colpo di pistola, o una tanica di benzina davanti la porta di casa per avvertirti. Non c’è stata un’escalation, quella è la normalità a Ostia. Io ho colto due significati nella testata al collega di “Nemo”: la prima è l’idea dell’impunità che hanno costoro. Aggredire una persona davanti ad una telecamera accesa dà proprio la misura di come non abbiano timore delle conseguenze. L’altra cosa che registro è tuttavia una debolezza di questi personaggi rispetto al fatto che sono ormai troppo esposti ai riflettori.
«Roberto Spada non è un esponente di CasaPound. Con lui non condividiamo nulla, se non una sua presenza ad una festa per bambini in piazza 18 mesi fa. Non rispondiamo certo delle sue azioni e la violenza è sempre deprecabile» ha detto Simone Di Stefano prendendo le distanze dall’aggressione agli inviati di “Nemo”. Le sue argomentazioni ti sembrano convincenti?
L’alibi di chi dice, come fa Di Stefano, “in fondo Spada è incensurato, in fondo ha partecipato ad una festa”, è una scusa infantile. Sui manifesti di CasaPound che hanno tappezzato Ostia c’erano l’uno accanto all’altro il logo della palestra della moglie di Spada e la tartaruga di CasaPound. Era un segnale, era un messaggio. Se organizzi una festa come CasaPound e metti il tuo simbolo vicino a quello di Spada, stai dicendo alla gente che quelli sono i tuoi referenti sul territorio. La seconda cosa importante da sottolineare è che non ci si può trincerare dietro il fatto che Roberto Spada fosse incensurato, perché dalle ordinanze risulta essere il reggente dell’omonimo clan. Se una cosa così la so io che sono giornalista e so riconoscere se una persona è estranea al clan o meno – perché, attenzione, non tutti quelli che portano il cognome Spada sono affiliati al clan – a maggior ragione aveva l’obbligo di saperla il candidato di CasaPound, Luca Marsella.
Marsella non è il primo e il solo esponente della destra neofascista ad avere rapporti con Spada. Queste relazioni pericolose vengono da lontano. E c’è da pensare che abbiano portato benefici agli uni come agli altri.
Nel 2012 l’allora leader di CasaPound Ferdinando Colloca (che quest’anno è stato condannato in primo grado per corruzione con l’aggravante del metodo mafioso) aveva costituito una società con Armando Spada per togliere un lido balneare, l’Orsa Maggiore, al concessionario che l’aveva ottenuta regolarmente, il tutto con la complicità di un dirigente municipale. Quello che ha portato oggi questo sodalizio sono i voti. E tanti. Nel seggio di Ostia in cui votano gli Spada – ad Ostia Nuova – CasaPound ha preso il 18 per cento. Vuol dire che l’endorsement pubblico che ha fatto Roberto Spada per Marsella nei giorni precedenti le elezioni ha avuto il suo coronamento nelle urne.
L’affermazione di CasaPound è un dato preoccupante. Non credi sia troppo consolatorio però ascriverlo solo alle frequentazioni di Marsella e camerati e che la pericolosità dell’estrema destra sia anche nella sua capacità di costruire consenso sociale?
Assolutamente sì. Ci sono dei rapporti delle nostre intelligence che analizzano i fenomeni della destra e hanno notato da tempo come vi sia stata una virata dell’estrema destra verso il sociale. Le occupazioni delle case, la distribuzione dei viveri ai poveri ne sono gli esempi più eclatanti. Questo spostamento di linea è potuto avanzare perché negli atteggiamenti della sinistra c’è stato un po’ il mollare la presa. Io giro le periferie di Roma e posso dire che la sinistra nei quartieri degradati, nelle zone dove il disagio sociale è forte e drammatico, non è più percepita come il soggetto del cambiamento e del riscatto. CasaPound è andata ad occupare questo vuoto ed oggi la destra, l’estrema destra, è vista come la forza cui appoggiarsi nella disperazione e nel deserto dello stato sociale. E naturalmente lo fa soffiando sul fuoco dell’intolleranza e del razzismo.
Per risalire questa china?
C’è una sola cosa da fare: la sinistra deve scendere dal palcoscenico della politica politicante e tornare ad essere una cosa vera, a parlare con la gente, abbandonando una volta per tutte le discussioni sterili e i tatticismi che non portano da nessuna parte.
Subito dopo l’arresto di Spada i social sono stati inondati da messaggi di solidarietà non al picchiato, come ci si aspetterebbe, ma al picchiatore. La violenza è il convitato di pietra della Rete?
social sono una piazza importante per l’ostentazione del potere di questi clan, che utilizzano Facebook per sia per autopromuoversi che per mandare messaggi trasversali. Sicuramente fa meno male di una testata ma fa comunque impressione vedere 1000 like a un post di Spada.
Alla sede nazionale di CasaPound, a Roma, hanno bussato in queste settimane volti noti del giornalismo. Mentana e Formigli, per dire, non hanno certo lesinato i complimenti al partito di Iannone e Di Stefano. Lo sdoganamento dell’estrema destra – quella dei pugni e delle cinghiate – passa pure per i media?
Io sono d’accordo che si faccia informazione su questi movimenti. Bisogna far vedere la realtà, che comunque si muove a prescindere dal fatto che la raccontiamo o meno. La responsabilità è di chi politicamente non si oppone alle pratiche e all’agire dell’estrema destra, non certo giornalistica.
Tra pochi giorni Ostia va al ballottaggio. Non trovi singolare che il tema della mafia e della criminalità sia stato quasi espunto dalla competizione elettorale? Si è parlato più della viabilità e delle buche che del malaffare.
I Cinque stelle hanno scritto un dossier su di me, denunciandomi come collusa con i mafiosi di Ostia. È stato un assist incredibile al clan Spada. Per quel che riguarda la destra gli scandali sono avvenuti nella giunta di destra che ha preceduto quella del Pd. L’attuale candidata presidente faceva parte di quella giunta. Evidentemente non si era accorta del cancro che corrodeva l’amministrazione. La verità è che rompere gli schemi a Ostia è difficilissimo. Nessun potere ha interesse a che cambi veramente quel territorio. All’ombra del lungo muro che hanno eretto da 40 anni e che blocca il libero accesso al mare, i balneari del Lido di Roma possono gestire i loro affari. Sono diventati i padroni del mare. Non è criminalità organizzata, certo, ma è violare i diritti dei cittadini, è privatizzare, di fatto, la cosa pubblica.
Che vuol dire vivere sotto scorta?
Vuol dire rinunciare alla propria libertà di movimento. Vuol dire spiegare ai propri figli perché la mamma non può uscire senza prima aver avvisato la scorta. Vuol dire vincere ogni giorno la paura. Una cosa la voglio dire: hanno condizionato la mia libertà di muovermi, non certo la mia libertà di pensare, di sognare che tutto questo un giorno finirà.

Fonte: http://www.patriaindipendente.it/idee/copertine/mafia-beach/




lunedì 13 novembre 2017

Tartarughe frecciate e inquinamento nero

CasaPound e il caso Ostia. I rapporti con Roberto Spada. I sondaggi. La presenza sul territorio. Le ripetute aggressioni. La showgirl. Le aperture dei noti volti tv verso “i fascisti del terzo millennio". Pubblichiamo l'inchiesta apparsa su Patria Indipendente.

La “linea del bagnasciuga” corre dall’Idroscalo di Ostia, lì dove nel novembre 1975 veniva barbaramente assassinato Pasolini, e arriva fin sotto le morbide dune del Villaggio Tognazzi, ai confini col comune di Pomezia. Solo che stavolta – a differenza del Mussolini che nell’ultimo discorso fatto alla riunione del Direttorio del Pnf il 24 giugno 1943 evocherà appunto quella linea «della sabbia dove l’acqua finisce e comincia la terra», come lembo dove fermare gli alleati – i fascisti di CasaPound potrebbero trasformare la spiaggia romana nella loro personalissima testa di ponte per partire alla conquista della Capitale, e dopo chissà.
Il 5 novembre qui si torna al voto dopo più di due anni di commissariamento. Correva il 27 agosto 2015 quando l’allora responsabile degli Interni, Angelino Alfano scioglieva il municipio per mafia: dalle spiagge, alle case popolari, dal verde pubblico alle strade non c’era praticamente nulla che sfuggisse alle mani della criminalità organizzata.
Il giudizio dell’allora prefetto di Roma ed attuale Capo della Polizia, Franco Gabrielli, all’indomani del commissariamento del municipio romano fu severo e senza appello. A Ostia e nell’entroterra il quadro criminale era preoccupante. E citava, Gabrielli, le «famiglie Fasciani, Spada e Triassi che hanno il pieno controllo del territorio». Fermiamoci sul clan Spada, famiglia di sinti italiani. Sette persone, ritenute parte del sodalizio, ad ottobre sono state condannate a più di 50 anni di carcere dalla quarta sezione del tribunale di Roma. Le accuse vanno dalle minacce alle violenze, dagli sfratti forzosi da alloggi popolari alle gambizzazioni. Un’organizzazione criminale che con metodi mafiosi avrebbe affermato in questi anni la sua supremazia sul litorale.

Che c’entra questa storia criminale con i fascisti del terzo millennio, come vengono definiti (ma loro preferiscono rappresentarsi come fascisti e basta) i vari Gianluca Iannone e Simone Di Stefano, rispettivamente presidente e vicepresidente del partito della destra radicale CasaPound Italia (Cpi)? C’entra eccome, perché tra i neofascisti e gli Spada, sinti italiani, c’è, e consolidata, una liaison. Almeno con un membro della famiglia, Roberto Spada, fratello di Carmine, il capo del clan. L’8 dicembre del 2015 – come si legge sul sito fanpage.it – gli esponenti del movimento e Roberto Spada organizzavano in piazza Gasparri, nel cuore degradato di Nuova Ostia, un’iniziativa dedicata ai bambini, dal titolo “Giovinezza in piazza”. «Con le associazioni locali rilanciamo un quartiere su cui la politica ha gettato fango per coprire malaffare» scriveva Luca Marsella, attuale candidato di CasaPound nel X municipio per le elezioni del 5 novembre. L’associazione di quartiere di cui parlava altro non era che la palestra “Femus Art School” di proprietà di Elisabetta Ascani, moglie di Roberto Spada.
Dopo l’iniziativa Marsella postava su Facebook una sua foto sottobraccio a Roberto Spada. E interpellato rivendicava quell’amicizia. Ora è vero che Roberto Spada non è il fratello. È vero che la responsabilità penale è personale, però un qualche imbarazzo certe frequentazioni dovrebbero procurarlo a chi invoca la legalità a ogni piè sospinto. Macché. E poi perché imbarazzarsi se Cpi va a gonfie vele? «A Ostia puntiamo al ballottaggio, perché finalmente siamo sostenuti da imprenditori, commercianti, professionisti e persone della società civile che vedono in noi concretezza e determinazione» ha detto Marsella in un’intervista. Nelle imminenti elezioni circoscrizionali il “nero che avanza” potrebbe se non conquistare Ostia sicuramente ipotecare i futuri equilibri politici del territorio e – di conseguenza – della città di Roma. Buona parte del voto di protesta che nelle passate consultazioni si riversò sui grillini (la Raggi incassò il 67 per cento) adesso si è indirizzato a destra. E non sono pochi i sondaggi (uno commissionato poco tempo fa dal Foglio) che danno CasaPound sopra il 10 per cento e con buone possibilità di superare perfino il Pd, che dalle vicende di Mafia Capitale, con l’ex presidente del Municipio Andrea Tassone coinvolto è uscito con le ossa rotte.
Nella crisi verticale dei partiti e dello stesso Movimento 5 Stelle che a Roma ha mandato deluse molte aspettative di cambiamento, la tartaruga frecciata potrebbe avere gioco facile. Su Affaritaliani.it leggiamo che Marsella «è diventato un’autentica corazzata su facebook, superando per capillarità dei contenuti anche la forza regina della rete, ovvero il M5s». Sul web il candidato dell’estrema destra spopola: la sua pagina social ha raggiunto 20mila like, più di qualunque altro candidato. E purtroppo il consenso non è solo virtuale, perché oltre al web c’è la presenza massiccia sul territorio, i mercati rionali, le case popolari, i pacchi alimentari per i disagiati (rigorosamente italiani). Insomma una manovra a tenaglia che usa contemporaneamente le forme vecchie e nuove della comunicazione politica.
Non c’è angolo di Ostia che non veda una telecamera immortalare le denunce di Marsella: dalle baracche abusive all’interno della pineta di Castelfusano ai blitz in spiaggia contro i venditori abusivi, alle tirate quotidiane per lo sgombero della Vittorio Emanuele, struttura che ospita gli immigrati. Il giovanotto (ha 32 anni) si ispira, parole sue, «a Mussolini, Mazzini, Garibaldi, tutti eroi italiani», se eletto assicura che ricostruirà lo stabilimento “Roma”, edificato per il duce nel 1922. Intanto contesta aspramente l’ex parroco di Ostia don Franco De Donno che si è presentato alle elezioni come candidato con la lista Laboratorio Civico X, vicina alla sinistra.
Ostia, negli anni passati assai generosa, elettoralmente parlando, con la Destra di Teodoro Buontempo (che, per inciso, in un’intervista di diversi anni fa parlando degli immigrati disse: «Da ragazzo avrei potuto fare una brutta fine, ma non è successo. Per questo gli immigrati, i disperati che vengono in Italia in cerca di una nuova vita, di una speranza, vanno rispettati cristianamente innanzitutto in quanto uomini. Io ero come sono loro: un immigrato-emigrato…dall’Abruzzo») è oggi un dominio di CasaPound. Dove gli altri camerati – compresi i cugini-rivali di Forza Nuova – quando arrivano devono levarsi il cappello. E prendersi pure lo sberleffo. Come è capitato al leghista Salvini che nei giorni scorsi ha fatto una comparsata al lido per sostenere la candidata del centrodestra, Monica Picca. Schermaglie interne alla destra. Che potrebbero benissimo ricucirsi in vista del ballottaggio. Sicuramente con il Carroccio. Di Stefano non a caso insiste con i suoi affinché il fronte “No Euro”, trasversale ai partiti del centrodestra, resti unito.
Nel luglio scorso su facebook Marsella, annunciando la sua candidatura a Ostia, scriveva: «Non farò promesse in campagna elettorale se non quella di portare lì dentro la vostra rabbia sacrosanta, che è identica alla mia, e di far volare sedie e rovesciare banchi quando sarà necessario». Nell’attesa di rovesciare i banchi del municipio, i fascisti del terzo millennio fanno quello che sembra riuscirgli meglio: menare le mani. A febbraio, per dire, un giovane volontario dell’associazione cattolica “L’Alternativa Onlus”, è stato picchiato in pieno giorno da 5 militanti di CasaPound (ma Cpi nega ogni addebito) a pochi passi dalle forze dell’ordine e da un presidio sotto la sede del X municipio. Ma le azioni squadristiche in questo fazzoletto di terra tra Roma e il mare sono tante in questi ultimi due anni: nel maggio 2015 uno studente del liceo Labriola di Ostia si è beccato una testata sul volto da parte di un militante di Blocco studentesco, l’emanazione giovanile di CasaPound. E poi, ancora, aggressione agli attivisti del comitato per la riapertura del Teatro del Lido; aggressione a un ragazzo che indossava la maglietta della “Spartak Lidense”. I primi di ottobre ad assaggiare le maniere forti dei fascisti del terzo millennio pure un candidato di Forza Italia, Luigi Zaccaria, aggredito – stando alla sua denuncia – da un presunto militante di CasaPound. Che, ovviamente, respinge ogni accusa: «Dal centrodestra menzogne per recuperare voti».
Ostia è la punta di diamante di una strategia nazionale che vede il movimento neofascista avanzare ovunque. Ma attenzione a ridurre tutto alla violenza fascista, ché non basterebbe a giustificare il successo della macchina del consenso messa in moto in questi anni. Il fatto è che lo squadrismo è accompagnato e preceduto da un’opera di proselitismo senza precedenti (almeno in tempi recenti) nelle pieghe doloranti della società, nelle periferie abbandonate al degrado. Qui in queste terre di frontiera che avrebbero un bisogno assoluto di più Stato, e di più stato sociale, i neofascisti si sono inseriti con le loro campagne, le loro associazioni. Fanno proselitismo nei mercati, dove la crisi morde la vita delle persone, parlano di “Mutuo sociale” in una realtà che vede i prezzi delle abitazioni a livelli insopportabili, se la prendono con le banche e il sistema finanziario e, soprattutto, si scagliano contro l’immigrazione che penalizzerebbe gli italiani e precarizzerebbe ancor di più il mercato del lavoro. Sono argomenti destinati a fare breccia e a fomentare, di fatto, una guerra tra poveri, come le vicende di Tiburtino III e delle altre periferie romane hanno dimostrato in questi mesi.
Nel suo saggio Fascisti del terzo millennio. Per un’antropologia di CasaPound, l’antropologa Maddalena Gretel Cammelli, scrive che la «crisi delle tradizionali forme d’identificazione quali la classe sociale» lascia spazi vuoti da occupare per «forme di radicalizzazione ed etnicizzazione legate a specifiche identità culturali, in cui il focus è passato dalla classe all’etnicità, dalla classe alla cultura, dalla razionalità al bisogno di religione». Forse è da qui che bisogna ripartire per sbarrare il passo al vecchio-nuovo fascismo.
Chiudendo la 10ª festa nazionale di CasaPound che si è tenuta a Latina lo scorso settembre, Iannone ha parlato di «anno d’oro». E ha sciorinato soddisfatto i numeri: otto sedi aperte nel solo 2017, che fanno arrivare il totale a 99 (ma il conteggio è provvisorio: a fine mese, per dire, a Cagliari aprirà una sede di Cpi), un numero di iscritti triplicato e 11 consiglieri comunali eletti.
L’obiettivo è ambizioso: dopo aver piantato bandierine lungo lo stivale, da Bolzano a Lecce, passando per Napoli, Lucca e Roma, il nero che avanza mira niente di meno che a Montecitorio. Per Iannone entrare nell’Aula “sorda e grigia” è cosa a portata di mano «perché ogni militante di CasaPound è già in trincea nelle strade di tutta Italia al fianco di chi è in difficoltà, e questo rende l’obiettivo di superare la soglia di sbarramento alla nostra portata anche se i volti dei nostri candidati saranno oscurati dai tg e i loro nomi ignorati dai giornali».
A sentire le parole del leader del partito sembrerebbe ci sia un ostracismo nei confronti di CasaPound. Peccato che le cose siano ben diverse. Sponsorizzare i fascisti del terzo millennio di questi tempi “fa figo”. A chiudere la campagna elettorale di Cpi a Ostia ci sarà pure Nina Moric. La showgirl croata, naturalizzata italiana, dopo una serie di contatti con Iannone ha deciso di spendere il suo volto per i fascisti: «Io sono sempre stata di destra, è un piacere per me aderire alle loro idee. Loro hanno tanto da dimostrare, per far capire chi sono veramente». Quanto a lei, crede «in tutto ciò che fa CasaPound. Loro amano l’Italia, come Trump ama gli Stati Uniti. Il nostro Paese ha bisogno di gente carismatica».
Se il coming out della Moric è palese non mancano quelli che in nome di un malinteso pluralismo stanno sdoganando l’estremismo fascista. Nello stabile occupato di via Napoleone III a Roma, sede nazionale di CasaPound Italia dal 2003 (l’edificio del Demanio in epoca Alemanno stava addirittura per finire nel patrimonio comunale come sorta di dote – pagata dai cittadini – al movimento oggi diventato partito politico) si sono alternati in queste settimane volti noti della tv, da Enrico Mentana a Corrado Formigli per un confronto con il vicepresidente Simone Di Stefano (il quale, con un’alzata di genio, fa trapelare che vorrebbe nella sede del partito anche Emanuele Fiano e Vladimir Luxuria). Il direttore del tg de La7 ha sostenuto che «se un movimento partecipa con proprie liste alle elezioni è la democrazia che lo legittima». Ma chi ha rischiato l’infatuazione, almeno a sentirlo, è stato il conduttore di Piazzapulita che il 3 ottobre si è detto convinto che «quest’aurea di censura e di illegalità che vi circonda sia fuori luogo». Poi in un crescendo rossiniano di benevolenza ha affermato: «siete esattamente dentro il gioco istituzionale, dentro il gioco democratico, siete un movimento vitale e pulito». Sembrerebbe di capire che la partecipazione a una competizione elettorale svolga, sia per Mentana sia per Formigli, la funzione di una lavatrice che solo per ciò stesso legittima e ripulisce chiunque riesca a piazzare il suo simbolo (dove peraltro e furbescamente non c’è un esplicito riferimento al fascismo) su una scheda elettorale. Nulla di nuovo. Anche i Fasci italiani di combattimento nel 1921 si presentarono alle elezioni e una buona parte del capitalismo italiano e dell’intellettualità conservatrice ritennero che così si sarebbe normalizzato il fascismo. E invece lo squadrismo crebbe di intensità proprio in quel periodo, alternando tattiche parlamentari e olio di ricino. Ma senza andare troppo lontano basterebbe seguire la sfilza interminabile di aggressioni in cui sono chiamati in causa i militanti di CasaPound per capire che nell’approccio inclusivo a tutti i costi, in questo appeasement, ci sia un tarlo pericoloso per la democrazia.
Secondo i dati del ministero dell’Interno dal 2011 a oggi, sono stati denunciati 359 militanti neofascisti, uno ogni cinque giorni. Eppure lo stesso Viminale poi sembra più che comprensivo nei confronti della tartaruga nera. In una informativa del ministero al Tribunale di Roma dell’aprile 2015 si leggono giudizi a dir poco lusinghieri nei confronti del movimento, che tutelerebbe le «fasce deboli attraverso la richiesta alle amministrazioni locali di assegnazione di immobili alle famiglie indigenti, l’occupazione di immobili in disuso, la segnalazione dello stato di degrado di strutture pubbliche per sollecitare la riqualificazione e la promozione del progetto “Mutuo Sociale”». La nota del Viminale arriva a parlare di uno «stile di militanza fattivo e dinamico ma rigoroso nel rispetto delle gerarchie interne», di «una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio». «Primo: me sfilo la cinta; due: inizia la danza/ tre: prendo bene la mira; quattro: cinghiamattanza/ Primo: me sfilo la cinta; due: inizia la danza/ tre: prendo bene la mira; quattro: cinghiamattanza/ Cinghiamattanza!/ Cinghiamattanza!/ Cinghiamattanza!/ Questo cuoio nell’aria sta ufficializzando la danza/ Solo la casta guerriera pratica cinghiamattanza/ Questo cuoio nell’aria sta ufficializzando la danza/ Solo la casta guerriera pratica cinghiamattanza/ Cinghiamattanza!/ Cinghiamattanza!/ Ecco le fruste sonore stanno incendiando la stanza/ Brucia la vita d’ardito, urlerai: Cinghiamattanza!». Il gruppo musicale si chiama ZetaZeroAlfa. Ne è leader Gianluca Iannone. E le cinghiate, come raccontano le cronache, non sono solo virtuali. Eccoli gli «aspetti innovativi» del ventennio.
I primi di ottobre a Grado Cpi ha replicato il blitz che qualche mese fa ha compiuto a Milano. Per protestare contro l’accoglienza in un agriturismo di 18 richiedenti asilo i militanti di Cpi hanno fatto irruzione nell’aula consiliare. Le parole del sindaco di Grado, Dario Raugna, suonano come un atto d’accusa e un campanello d’allarme. Il primo cittadino infatti dopo l’irruzione ha chiesto l’intervento dei Carabinieri: gli è stato risposto che lo sgombero non era possibile perché i militari presenti non sarebbero stati sufficienti a riportare l’ordine. Stesso copione è replicato il giorno dopo e anche stavolta a quanto pare le forze dell’ordine si sono guardate bene dall’intervenire.
Che di fronte all’avanzata fascista predomini un certo indifferentismo è purtroppo evidente. Come si sia arrivati a ciò è domanda da un milione di dollari. Certo è che nel 2003 quando veniva occupato lo stabile di via Napoleone III e iniziava il cammino di CasaPound, da centro sociale fascio a forza politica che ambisce al parlamento, gli anticorpi antifascisti nella società italiana si erano pericolosamente diradati già da un decennio.

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