venerdì 24 agosto 2018

Comunicato ANPI nazionale

"Basta col massacro dei diritti umani, si ricostituisca nel Paese la normalità civile e democratica"


A Catania si sta consumando l'ennesimo attacco alla Costituzione. È ora che si ponga un freno definitivo a questa suddivisione delle persone in scompartimenti razziali e al quotidiano gioco al massacro dei diritti umani posti in essere dal Ministro dell'Interno. Per di più la sua replica al Presidente della Camera oltre a essere fuori dal doveroso e fondamentale rispetto istituzionale, conferma la fragilità del rapporto tra gli alleati di Governo. Faccio appello alle massime autorità dello Stato affinché cessi questa condotta irresponsabile e venga ricostruito nella vita del Paese un clima di normalità civile e democratica.
Carla Nespolo - Presidente nazionale ANPI
23 agosto 2018


giovedì 9 agosto 2018

Alla deriva

Invitiamo i nostri lettori a sostenere la campagna di crowdfunding destinata al progetto di informazione indipendente ideato da Duccio Facchini e finalizzato alla realizzazione del libro "Alla deriva"  - I MIGRANTI, LE ROTTE DEL MAR MEDITERRANEO, LE ONG: IL NAUFRAGIO DELLA POLITICA, CHE NEGA I DIRITTI PER FABBRICARE CONSENSO

In questo momento di grande smarrimento politico ed etico , Altreconomia ha in cantiere un libro prezioso, che va oltre la cronaca dei naufragi nel Mediterraneo, ma affronta con una visione ampia i temi di più stretta attualità - migrazioni, Ong, normative, accoglienza -  e fornisce al lettore gli elementi per capire che cosa sta succedendo in Italia e in Europa. Il tema dei migranti è infatti sempre più decisivo nell’orientare il voto dei cittadini: "Alla deriva" è uno strumento chiaro e sintetico per comprendere ciò che accade nel Mare Nostrum , ma anche nelle nostre coscienze e nella nostra cultura.
I CONTENUTI 
“Alla deriva” è un libro che mette a tacere gli slogan dei politici e le fake news per far parlare invece i fatti, i numeri silenziosi, le testimonianze dirette: offre al lettore prima di tutto un’ overview sintetica del fenomeno migratorio a livello globale e una mappa delle principali rotte verso l'Europa; racconta, attraverso testimonianze dirette, che cosa sono i viaggi in gommone o in barcone nel Mediterraneo; smentisce le bufale sull’“invasione” e la “sostituzione etnica”; affronta il tema dei salvataggi in mare , il ruolo delle Ong e le ambigue inchieste a loro carico; traccia un quadro del sistema dell’ Unione Europea , delle sue normative e del futuro che si prefigura; fotografa la situazione della Libia , Paese in cui l’Italia - che vi ripone notevoli interessi economici - blocca o rimanda i migranti nonostante la terribile situazione dei diritti umani; descrive infine la cosiddetta “pacchia”, analizzando la condizione giuridica e sociale dei richiedenti asilo e degli stranieri in Italia.
I CONTRIBUTI 
Accanto al lavoro del giornalista Duccio Facchini (vedi oltre) numerosi, importanti contributi e testimoniane dirette di studiosi, avvocati, giuristi, medici, attivisti (vedi oltre). Gianfranco Schiavone(presidente di ICS); Luigi Montagnini (Medici Senza Frontiere); Giovanna Scaccabarozzi (medico sulle navi delle ONG); Riccardo Gatti (ProActiva Open Arms); Chiara Favilli (Professore di Diritto dell’Unione Europea presso l’Università degli Studi di Firenze); Anna Brambilla (avvocato di ASGI) e altri. Introduzione del direttore di Altreconomia, Pietro Raitano.
IL SENSO DEL LIBRO 
Ma soprattutto il libro spiega perché espressioni come la “crociera”, i “vice- scafisti”, i “taxi del mare”, le “Eurofollie” non siano solo parole in libertà ma carburante per la macchina del consenso elettorale . Oggi infatti, come spesso capita dopo anni di crisi, disoccupazione e precarietà , unapolitica incapace di comprendere e governare le complessità fa leva sul malessere e sulla disinformazione delle persone per fomentare l’odio sociale e raccattare voti sulla pelle dei migranti , capro espiatorio indicato come causa di ogni male. Una strategia politica e mediaticache sta cambiando non solo la composizione dei Parlamenti, ma anche la cultura europea, passando dall’accoglienza al rifiuto , dall’integrazione alla discriminazione .
LA CITAZIONE: 
“Per i clandestini la pacchia è strafinita”. (Matteo Salvini - ministro dell’Interno del Governo italiano).
L'OBIETTIVO: 
L'obiettivo di questa campagna è sostenere la realizzazione del libro. Una volta raggiunto l'obiettivo la campagna proseguirà per aumentare la tiratura e la diffusione del libro.
Questo il link al quale potete trovare tutte le informazioni per la raccolta fondi: https://www.produzionidalbasso.com/project/alla-deriva/

lunedì 30 luglio 2018

E dopo la festa irrompe la storia

E dopo la festa per la caduta del fascismo, che sull’aia di Casa Cervi vede i brindisi, i sorrisi, gli abbracci felici, mentre nella campagna, animata di improvvisati comizi, i contadini e i braccianti corrono “alla cerca di tutti i ritratti di Mussolini, dei fasci, delle scritte” (cit. Alcide Cervi, I miei sette figli) per eliminarli a picconate, arriva la disillusione e irrompe la storia: la guerra continua.
E continua anche la repressione contro gli antifascisti, disegnata nelle sue modalità operative dalla circolare firmata dal generale Roatta che, 27 luglio ’43, detta la linea per affrontare (e stroncare) le giubilanti manifestazioni delle piazze antifasciste: “siano assolutamente abbandonati i sistemi antidiluviani, quali i cordoni, gli squilli, le intimidazioni e la persuasione... i reparti devono assumere e mantenere grinta dura... si apra il fuoco a distanza anche con mortai e artiglieria, senza preavviso di sorta, come se si procedesse contro truppe nemiche, non è ammesso il tiro in aria, si tiri sempre a colpire come in combattimento” (cit. Giorgio Rochat, Le guerre italiane).
L’ordine del generale Roatta, già criminalmente distintosi nei Balcani occupati per la ferocia della guerra antipartigiana e della rappresaglia sui civili, è un rullio di tamburo su una unica nota: “immediatamente passare per le armi”.
Deve morire “chiunque anche isolatamente compia atti di violenza e ribellione”. Deve morire “il militare che compia il minimo gesto in solidarietà con i perturbatori dell’ordine pubblico”.
Insieme ad essi, devono essere fucilati anche “i caporioni e gli istigatori dei disordini” (cit. Giorgio Rochat, Le guerre italiane).
Moriranno così nove operai delle Fonderie reggiane che volevano la pace: avevano riempito il piazzale grande della fabbrica, fattosi azzurro delle loro tute e tra bandiere tricolori e rosse, avevano gridato “fratelli soldati, abbasso la guerra fascista, viva l’Italia democratica, viva la pace. Fratelli soldati unitevi al popolo”.
Quando cessano gli spari, tra i nove morti, “una donna addossata ad un albero vestita di nero perde sangue dalla pancia e piange come una bambina” (cit. Alcide Cervi ). E’ il 28 luglio 1943.

Noi - anno 2018 -, dopo la festa presso l’ex cooperativa di Borgo Ticino, dopo le canzoni, dopo l’allegria, dobbiamo andare incontro alla storia del nostro tempo, e non accettarla, e volendola cambiare di indirizzo. Sapendo la pena dei morti annegati, la vergogna dei lager libici, la farsa orrenda dei muscolari respingimenti, per praticare qui ed ora il no dell’antifascismo a una Europa pensata come fortezza assediata e a forze politiche che, sedute sui banchi del governo e del Parlamento, innestate sul nudo egoismo sociale, a piene mani diffondono paure e costruiscono nemici, dietro ai quali parare il proprio nulla rispetto al pensare e all’agire politico.

Annalisa Alessio, Mario Albrigoni

domenica 1 luglio 2018

Laboratorio "Homo Migrans"



Comitato Provinciale di Pavia








LABORATORIO
“HOMO MIGRANS”
realizzato da Progetto Con-Tatto
membro di RTI Muro Maestro Ente Gestore SPRAR Pavia
in collaborazione con ANPI Comitato Provinciale di Pavia e Progetto SPRAR PAVIA


Questo laboratorio mira a scomporre ed esplorare le migrazioni e i concetti di viaggio, identità e appartenenza; attraverso l'analisi delle rotte migratorie, gli alunni saranno condotti a scoprire quali sono le ragioni che spingono uomini e donne a lasciare la propria casa, i propri affetti e tutto quello che è parte della propria storia personale per approdare in una terra sconosciuta e lontana, scegliendo anche di percorrere tragitti di terra o di mare impervi e pericolosi.
Gli alunni avranno dunque la possibilità di analizzare le esperienze migratorie che stanno caratterizzando i nostri tempi modificando gli assetti politici europei, e comprendere le tappe del percorso di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale.

Obiettivi specifici di apprendimento e formativi:
  • Facilitare la comprensione dei fenomeni migratori e degli aspetti legati all’interculturalità;
  • consolidare i percorsi di educazione interculturale e di educazione alla cittadinanza mondiale;
  • favorire la conoscenza di paesi, culture e lingue differenti;
  • conoscere il sistema di accoglienza e protezione dei richiedenti asilo e rifugiati presente sul territorio provinciale (Progetto S.P.R.A.R.).

Durata del laboratorio
Per ogni classe coinvolta il laboratorio si articola in 3 incontri di 2 h ciascuno, totale 6 ore. Il laboratorio è adatto per gli alunni delle classi quarte e quinte della scuola primaria e per tutte le classi della scuola secondaria di primo grado.
Per le prime classi della scuola primaria verranno adattati i contenuti in base all'età, come indicato successivamente.
Il percorso viene proposto per un massimo di 10 classi sull'anno scolastico 2018-2019.

Percorso per scuola secondaria di I grado e classi quarta e quinta della scuola primaria
Contenuti degli incontri
1° incontro (2 h)
Verte sui tipi di viaggio e sulle motivazioni per cui questi vengono intrapresi. Gli studenti verranno stimolati a riflettere sui viaggi o migrazioni compiute dalla propria famiglia, verranno analizzate le motivazioni che hanno portato a spostarsi cambiando città o nazione.
Il tutto verrà rappresentato su una mappa del mondo che alla fine dell'incontro racconterà le varie storie di migrazione e rappresenterà le interconnessioni presenti a livello globale.
A partire dal brainstorming con i ragazzi si rifletterà insieme sulla distinzione tra migrazioni forzate e migrazioni per scelta.
ANPI Provinciale proporrà la narrazione e la riflessione su alcune grandi figure di antifascisti, per i quali la migrazione per necessità e ricerca di lavoro della propria famiglia di origine ha rappresentato uno snodo importante, incidendo in modo determinante sulla presa di coscienza nella visione del mondo, e nella scelta partigiana.  
La nostra narrazione si concentrerà sulla figura del gappista Giovanni Pesce, che, nel 1924, emigrò con la famiglia da Alessandria alla regione mineraria delle Cevennes. [Testo di riferimento Giovanni Pesce, Il giorno della bomba] – su quella del gappista Lorenzo Fava, la cui famiglia in cerca di lavoro emigrò da Nocera Inferiore (Salerno)  in Polesine [Testi di riferimento tratti dal materiale di Istoreco Verona] e del gappista Dante di Nanni, figlio di migranti dalla Puglia a Torino [Testi di riferimento: testimonianze scritte di Giovanni Pesce su Dante di Nanni]. Testo ulteriore di riferimento: Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno - nel passaggio che recita “Perché combatte? ...E quei quattro cognati terroni combattono per non essere più dei “terroni”, poveri emigranti, guardati come estranei.”
ANPI Provinciale proporrà anche la narrazione e la riflessione sulle biografie emblematiche di Piero Gobetti e dei fratelli Rosselli, migranti in fuga dall’Italia fascista, che trovano tutti la morte in terra di Francia là dove si era rifugiati per sfuggire alle persecuzioni della dittatura fascista.

2° incontro  (2 h)
Ci si avvicina al tema dell’immigrato e del rifugiato in particolare con la testimonianza di alcuni ospiti del progetto S.P.R.A.R. Pavia (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) coinvolti da Progetto Con-Tatto.
Durante il laboratorio si viaggerà soprattutto in Africa, nei paesi di provenienza dei testimoni, per conoscere il patrimonio culturale che questi migranti portano con sé e per cercare di capire le motivazioni che li hanno spinti ad abbandonare i propri paesi e i propri affetti. Attraverso l'ausilio di una mappa dell'Africa e materiale fotografico verrà percorso il tragitto dal paese di provenienza alla Libia, luogo di partenza di un altro viaggio, quello via mare.

3° incontro  (2 h)
Avviene finalmente l’approdo in Italia dopo il pericoloso viaggio attraverso il Mediterraneo. In quest'ultimo incontro verranno raccontate da chi le ha vissute, le difficoltà e speranze della vita in Italia e in Europa. Si analizzerà brevemente la rappresentazione che i media danno del fenomeno migratorio.

Modalità conduzione incontri
I tre incontri sono strutturati in modo interattivo e vogliono offrire ai ragazzi la possibilità di dialogare e fare domande contribuendo ad approfondire il fenomeno migratorio, in particolare nella sua componente di migrazione forzata.
La presentazione sarà accompagnata dalla visione di immagini e filmati, ove possibile sarà utilizzata una lim.
Il laboratorio verrà adattato e differenziato in base alle classi d'età.

Percorso per classi prima, seconda e terza della scuola primaria.
Il laboratorio Homo Migrans può essere proposto alle tre classi della scuola primaria adattando i contenuti. Verrà privilegiato l'utilizzo di materiali quali stoffe colorate,  oggetti tipici e musiche tradizionali di altri paesi che permettano di narrare storie e culture dal mondo con una particolare attenzione ai paesi del continente africano dai quali partono la maggior parte dei richiedenti asilo.  
Un'illustratrice interculturale rappresenterà graficamente la narrazione del viaggio fatta dall'operatore facilitando il coinvolgimento degli studenti.


giovedì 21 giugno 2018

Il censimento dei rom è legale?


Ricordando che "la costruzione ad arte del nemico" è una scelta politica ed ideologica, uno strumento potente delle politiche nazionaliste e sovraniste, parenti strette del nuovo fascismo, proponiamo l'articolo pubblicato da la rivista Internazionale in data 18 giugno 2018.


Il 18 giugno il ministro dell’interno Matteo Salvini ha annunciato un censimento su base etnica dei rom in Italia, suscitando molte critiche, ma raccogliendo anche molto consenso nell’opinione pubblica in un paese in cui l’antiziganismo, cioè il discorso di odio verso i rom, è molto diffuso. Il ministro del lavoro Luigi Di Maio ha subito preso le distanze dal suo alleato di governo e ha detto: “Se è incostituzionale, non si può fare”.

Mentre Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, ha chiarito che “una schedatura su base etnica è vietata in Italia”, Salvini su Twitter ha ribadito la sua volontà di andare avanti con il progetto, su cui i funzionari del ministero starebbero già lavorando.

Molti politici e analisti hanno sottolineato che il censimento di un gruppo di persone, in base alla loro etnia, evoca pagine nere del passato, come la circolare dell’8 agosto 1926 quando il ministro dell’interno del governo guidato da Benito Mussolini ordinò “l’epurazione dal territorio nazionale delle carovane di zingari”, oppure la schedatura degli ebrei che ottant’anni fa coincise con
l’approvazione delle leggi razziali. In una sola frase, insomma, il ministro dell’interno ha espresso tre concetti controversi: la possibilità di fare un censimento su base etnica, l’espulsione dei rom irregolari e il discorso discriminatorio verso i rom italiani.

Le norme violate
Il censimento su base etnica dei rom è contrario innanzitutto all’articolo 3 della costituzione italiana che stabilisce: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Inoltre viola una serie di norme internazionali tra cui: gli articoli 6-7-8 della direttiva europea sui dati personali, in particolare l’articolo 7 che stabilisce che è vietato “il trattamento di dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica”. La schedatura è contraria inoltre agli articoli 8 e 15 della Convenzione europea dei diritti umani (Cedu).


L’avvocato Salvatore Fachile dell’Associazione italiana studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) ricorda che “La corte di Strasburgo nel caso Sand and Marper vs Regno Unito ha stabilito che ‘l’identità etnica dell’individuo’ rientra nella definizione di vita privata e familiare e che le impronte equivalgono a dati personali”. È utile ricordare che tra il 2009 e il 2011 anche il ministro dell’interno leghista Roberto Maroni organizzò una schedatura su base etnica dei rom. Per questa ragione, l’Italia fu condannata dalle autorità europee.

“Si trattò di una vera e propria schedatura – ricorda Carlo Stasolla di Associazione 21 luglio – con tanto di foto, impronte digitali, rilievo dell’altezza e dei tatuaggi”. Il comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) con decisione del 2009 ha dichiarato all’unanimità la violazione da parte dell’Italia del principio generale di non discriminazione di cui all’articolo E della Carta sociale europea e di altri diritti tra cui il diritto all’abitazione.

Il 18 maggio 2010 la corte di Strasburgo esprimendosi nel caso Udorovic vs Italia ha criticato l’incapacità dei tribunali italiani di pronunciarsi nel merito degli aspetti discriminatori del piano emergenza nomadi di Maroni. Questa incapacità, spiega Fachile, “è stata considerata come una violazione dell’articolo 6 della Cedu”, secondo cui “ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale”. Per il censimento del 2009 il Consiglio di stato ha condannato il governo italiano a risarcire gli schedati con 18mila euro ciascuno, conclude Stasolla. Poi nel 2013 è arrivata la condanna del tribunale di Roma che ha riconosciuto un risarcimento di ottomila euro a un cittadino che era stato schedato nel 2010 nel piano emergenza nomadi del governo di centrodestra.

Azioni impraticabili e discriminatorie
Il censimento annunciato dal ministro dell’interno dovrebbe servire, secondo Matteo Salvini, a rimpatriare i rom di origine straniera che sono presenti in maniera irregolare sul territorio italiano. Tuttavia i rom stranieri con il permesso di soggiorno scaduto sono pochissimi, fa notare Stasolla. L’Italia è uno dei paesi dell’Unione europea in cui abitano meno rom (tra le 120mila e le 180mila persone, lo 0,2 per cento della popolazione).

La maggior parte dei rom che vivono in Italia sono di nazionalità italiana, un altro gruppo importante è costituito dai rom romeni – che sono cittadini dell’Unione europea e quindi possono muoversi liberamente – e infine c’è un piccolo gruppo di rom che provengono dall’ex Jugoslavia: circa tremila di loro sono apolidi, cioè non hanno cittadinanza e passaporto, condizione conseguente alla dissoluzione della Jugoslavia. E infine molti di loro hanno un permesso di soggiorno regolare.

Gli espellibili sarebbero pochissimi. Il ministro dell’interno, infine, ha espresso un principio discriminatorio molto forte dicendo che “putroppo ci dobbiamo tenere i rom italiani”. Sempre Carlo Stasolla dell’Associazione 21 luglio fa notare che “si tratta di cittadini italiani da più di mezzo millennio, ‘italianissimi’ fino al midollo. Quasi tutti abitano in case ordinarie, lavorano pagano le tasse. Qualcuno ha anche acquisito notorietà per aver combattuto nella Resistenza come partigiano”.

giovedì 14 giugno 2018

L'antibellicismo nel pensiero di Giacomo Matteotti

Pubblichiamo i testi degli interventi al convegno sul pensiero di Giacomo Matteotti del 30 maggio scorso, tenutosi presso l'Almo Collegio Borromeo di Pavia, curato da Jaka Makuc.

Il primo intervento è di Vittorio Poma, presidente della Provincia di Pavia.


"Chiedo scusa a tutti per la mia assenza, dovuta a un impegno di lavoro cui non ho potuto sottrarmi. Ma, per il mio sentire, la iniziativa, maturata in questi mesi, di cui Annalisa mi ha raccontato il profilo e l’impostazione, è davvero troppo coinvolgente per non suscitare il desiderio di mandarvi almeno il mio saluto e l'augurio di buon lavoro.
“Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo….”.
Mentre le interruzioni da destra continuano, e, di momento in momento, crescono in protervia, Giacomo Matteotti si avvia a concludere.
Sarà questo il suo ultimo intervento parlamentare.
Esso suona come l’estremo addio al popolo italiano cui, proprio nelle ultimissime battute, Matteotti si rivolge mandando il proprio “alto saluto” e rivendicandone “la dignità” [cit. “al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità”], in esatto contrappunto al berciare scomposto dello squadrismo criminale.
Ecco, io credo che oggi, in questa stagione lacerata, in questo Paese che rischia la frattura, sia di particolare efficacia ritornare con il pensiero al pensatore socialista e lavorare – lo chiedo ad ANPI così come lo chiedo agli insegnanti presenti e a tutti gli studenti – non solo sulla storia e sulla memoria del parlamentare socialista. Ma lavorare sul lessico del parlamentare ucciso dai sicari di Mussolini; lavorare sulle sue parole. Parole quali “dignità”. Parole quali “ragione morale”; in qualche misura più pregnante e più forte della parola “libertà” – che pure implacabilmente innerva il pensiero del parlamentare di Fratta Polesine, che, apostolo dei braccianti della sua terra, si pone come punto di riferimento teorico importante nel pensiero politico del ‘900.
Un ringraziamento particolare ad ANPI, all’Almo Collegio Borromeo e a Jaka, narratore di una storia che non vogliamo dimenticare."

Passiamo quindi all'intervento di Annalisa Alessio, Vice presidente vicario di ANPI Comitato provinciale di Pavia, che ha così introdotto la riflessione.

"Se cercate in rete potete facilmente trovare e acquistare su Amazon alla ragionevole cifra di 10 euro un libro che si intitola “17 colpi” . “Diciassette colpi” è uscito nel ’50. Il suo autore è iscritto al MSI, il partito politico che - anno 1946 – si ricostituisce, siede in Parlamento e coagula tra le proprie fila alcuni degli esponenti fascisti e alcuni degli uomini di spicco della Repubblica sociale italiana. Alcuni degli iscritti a questo partito sono stati anche picchiatori e manganellatori dello squadrismo degli anni ’20 e hanno piena libertà di parola e di espressione nella Repubblica nata dalla Resistenza.
Se questo sia un bene, una grande prova della nuova forza della democrazia conquistata dalla Resistenza, che, grazie alla Costituzione, a tutti garantisce libertà di parola, io non so dirlo. Come pure non so dire se sia un bene trovare facilmente “17 colpi” in vendita. So però con piena certezza che l’autore di questo libro è uno dei rapitori e degli assassini di Giacomo Matteotti, il deputato socialista il cui pensiero oggi è al centro della nostra riflessione, grazie al lavoro e alla ricerca di Jaka, che, forse, poco più grande di voi, troverà le parole giuste per avvicinarvi alla elaborazione teorica, al pensiero politico di uno dei primi caduti sotto il piombo fascista.
L’autore di 17 colpi, l’assassino di Matteotti, si chiama Amerigo Dumini. E’ nato a Saint Luis nell’aprile del 1894, ha dunque quasi dieci anni in più di Matteotti che nasce a Fratta Polesine nel 1885. Prima di rapire ed ammazzare il deputato socialista, le mani di Dumini sono già macchiate di sangue. Quello di un altro socialista, Renato Lazzeri: Dumini lo ha ammazzato nel giugno del '21, a Carrara, terra di braccianti e di lavoratori, terra di ribelli e di anarchici, terra di leghe cooperative e di socialismo praticato nelle Case del Popolo e nelle Camere del Lavoro, terra dunque contro cui si accaniscono, non diversamente da come accadde nella nostra Lomellina, le spedizioni punitive dello squadrismo. [...] Mancano tre anni all’assassinio di Matteotti e, luglio 1921, Dumini, con altri sei picchiatori fascisti fiorentini, viene arrestato a Cascina (Pisa): nel camion utilizzato per le spedizioni punitive vengono infatti trovati 5 moschetti, cartucce, numerosi caricatori e alcune bombe a mano Sipe. Grazie alla compiacenza della magistratura dello stato liberale prefascista, Dumini e i suoi riguadagnarono la libertà dopo 48 ore di prigione (fonte: Mimmo Franzinelli, Squadristi).
Sappiamo come finisce la storia di Matteotti, ritrovato cadavere a distanza di due mesi dal suo rapimento. E siccome la storia di un martire si lega inesorabilmente alla storia del suo carnefice sappiamo anche come finisce la storia di Dumini, che viene arrestato per caso a Piacenza nel luglio ’45, viene processo per l’omicidio Matteotti, e condannato all’ergastolo nell’aprile ’47, sarà scarcerato dopo sei anni per effetto dell’amnistia e graziato definitivamente nel ’56. Dumini morirà, per un banale incidente, nel 1976, a 73 anni. Così Matteotti, l’uomo di cui Jaka vi racconterà oggi, neppure da morto, avrà giustizia.

Ringrazio Jaka di cuore, per il lavoro che ha svolto, per la passione e la limpidezza della sua ricerca, di cui potete leggere una parte anche sul blog di Anpi Provinciale Pavia. Ringrazio le insegnanti che hanno aderito alla nostra proposta. Ringrazio le istituzioni che hanno patrocinato la nostra iniziativa. E ringrazio il Rettore dell’Almo Collegio Borromeo che ci ha offerto collaborazione ed ospitalità in questa splendida sala, con la speranza che questa sia solo la prima delle iniziative comuni di approfondimento, di cultura e di storia. Che è “scienza degli uomini” nel tempo che trascorre, luogo di apprendimento di quel “metodo critico” come chiave di accesso al passato e al presente, così come la interpretò e la praticò Marc Bloch, l’insigne storico che non si trincerò nelle biblioteche e nelle aule durante l’occupazione nazista della Francia, e per la Francia, da buon francese, si fece resistente e partigiano, accettò il sacrificio estremo della vita, sotto il piombo nazista. 16 Luglio 1944 nei pressi di Lione."

Qui di seguito proponiamo alcune delle slide con cui lo studioso Jaka Makuc ha accompagnato le sue riflessioni e le analisi storiche durante la conferenza.
























martedì 5 giugno 2018

Concorso "Alla scoperta della Resistenza" - IV edizione 2018


La nostra sezione territoriale di Varzi - 51° Brigata “A. Capettini”, ha concluso il 2 giugno nella Sala del Consiglio comunale la IV edizione del concorso letterario “Alla scoperta della Resistenza”. Nato con l’obiettivo di tenere viva la Memoria collettiva e diffondere la conoscenza dei luoghi e delle testimonianze della Resistenza presenti sia nel territorio sia nel resto del Paese, quest'anno si è individuato il tema «Esercizi di Memoria» con l'intento di favorire la scoperta e il ricordo di luoghi, segni, persone e azioni della Resistenza, al fine di facilitare la comprensione e l’approfondimento di un movimento storico determinante nella costruzione della Democrazia e della Costituzione repubblicana.

Tra i numerosi elaborati e racconti di pregio pervenuti, sono stati premiati:

per la sezione A - alunni scuole medie:
1° premio all'opera “Frammenti di Memoria” di Chiara Bruni e Carolina Paduraru dell'Istituto comprensivo Ferrari di Varzi;
2° premio al racconto “La Resistenza di Felice” di Andrea Luigi La cognata – dell'Istituto Comprensivo Ferrari di Varzi:
3° premio assegnato a “Fratelli nella notte a modo nostro” delle classi 3° A e B scuole medie Pallavicino di Cortemaggiore – Piacenza.
Per la sezione B - alunni scuole superiori:
1° premio alla poesia “L'ultimo fiato” di Luca D'Agostino, frequentante il liceo De' Liguori di Acerra, Napoli;
2° premio assegnato all'opera “Come sempre” di Vera Lazzaro, alunna del Liceo Classico Domenico Cotugno, L'Aquila;
3° premio all'opera “Memorie di un combattente” degli alunni dell'Istituto IPSIA di Varzi.
Per la sezione C - adulti:
1° premio assegnato a “La lettera” di Luca Bucciantini, Livorno;
2° premio al racconto “Una storia dimenticata” di Marirosa Di Stefano, Pisa;
3° premio pari merito a “La guerra partigiana di Guerrino Moretti, friulano” di Dario Snaidero, Roma:
e alla poesia “Il volto della guerra” di Antonio Damiano, da Latina.