Pubblichiamo i testi degli interventi al convegno sul pensiero di Giacomo Matteotti del 30 maggio scorso, tenutosi presso l'Almo Collegio Borromeo di Pavia, curato da Jaka Makuc.
Il primo intervento è di Vittorio Poma, presidente della Provincia di Pavia.
"Chiedo scusa a tutti per la mia assenza, dovuta a un impegno di lavoro cui non ho potuto sottrarmi. Ma, per il mio sentire, la iniziativa, maturata in questi mesi, di cui Annalisa mi ha raccontato il profilo e l’impostazione, è davvero troppo coinvolgente per non suscitare il desiderio di mandarvi almeno il mio saluto e l'augurio di buon lavoro.
“Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo….”.
Mentre le interruzioni da destra continuano, e, di momento in momento, crescono in protervia, Giacomo Matteotti si avvia a concludere.
Sarà questo il suo ultimo intervento parlamentare.
Esso suona come l’estremo addio al popolo italiano cui, proprio nelle ultimissime battute, Matteotti si rivolge mandando il proprio “alto saluto” e rivendicandone “la dignità” [cit. “al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità”], in esatto contrappunto al berciare scomposto dello squadrismo criminale.
Ecco, io credo che oggi, in questa stagione lacerata, in questo Paese che rischia la frattura, sia di particolare efficacia ritornare con il pensiero al pensatore socialista e lavorare – lo chiedo ad ANPI così come lo chiedo agli insegnanti presenti e a tutti gli studenti – non solo sulla storia e sulla memoria del parlamentare socialista. Ma lavorare sul lessico del parlamentare ucciso dai sicari di Mussolini; lavorare sulle sue parole. Parole quali “dignità”. Parole quali “ragione morale”; in qualche misura più pregnante e più forte della parola “libertà” – che pure implacabilmente innerva il pensiero del parlamentare di Fratta Polesine, che, apostolo dei braccianti della sua terra, si pone come punto di riferimento teorico importante nel pensiero politico del ‘900.
Un ringraziamento particolare ad ANPI, all’Almo Collegio Borromeo e a Jaka, narratore di una storia che non vogliamo dimenticare."
Passiamo quindi all'intervento di Annalisa Alessio, Vice presidente vicario di ANPI Comitato provinciale di Pavia, che ha così introdotto la riflessione.
"Se cercate in rete potete facilmente trovare e acquistare su Amazon alla ragionevole cifra di 10 euro un libro che si intitola “17 colpi” . “Diciassette colpi” è uscito nel ’50. Il suo autore è iscritto al MSI, il partito politico che - anno 1946 – si ricostituisce, siede in Parlamento e coagula tra le proprie fila alcuni degli esponenti fascisti e alcuni degli uomini di spicco della Repubblica sociale italiana. Alcuni degli iscritti a questo partito sono stati anche picchiatori e manganellatori dello squadrismo degli anni ’20 e hanno piena libertà di parola e di espressione nella Repubblica nata dalla Resistenza.
Se questo sia un bene, una grande prova della nuova forza della democrazia conquistata dalla Resistenza, che, grazie alla Costituzione, a tutti garantisce libertà di parola, io non so dirlo. Come pure non so dire se sia un bene trovare facilmente “17 colpi” in vendita. So però con piena certezza che l’autore di questo libro è uno dei rapitori e degli assassini di Giacomo Matteotti, il deputato socialista il cui pensiero oggi è al centro della nostra riflessione, grazie al lavoro e alla ricerca di Jaka, che, forse, poco più grande di voi, troverà le parole giuste per avvicinarvi alla elaborazione teorica, al pensiero politico di uno dei primi caduti sotto il piombo fascista.
L’autore di 17 colpi, l’assassino di Matteotti, si chiama Amerigo Dumini. E’ nato a Saint Luis nell’aprile del 1894, ha dunque quasi dieci anni in più di Matteotti che nasce a Fratta Polesine nel 1885. Prima di rapire ed ammazzare il deputato socialista, le mani di Dumini sono già macchiate di sangue. Quello di un altro socialista, Renato Lazzeri: Dumini lo ha ammazzato nel giugno del '21, a Carrara, terra di braccianti e di lavoratori, terra di ribelli e di anarchici, terra di leghe cooperative e di socialismo praticato nelle Case del Popolo e nelle Camere del Lavoro, terra dunque contro cui si accaniscono, non diversamente da come accadde nella nostra Lomellina, le spedizioni punitive dello squadrismo. [...] Mancano tre anni all’assassinio di Matteotti e, luglio 1921, Dumini, con altri sei picchiatori fascisti fiorentini, viene arrestato a Cascina (Pisa): nel camion utilizzato per le spedizioni punitive vengono infatti trovati 5 moschetti, cartucce, numerosi caricatori e alcune bombe a mano Sipe. Grazie alla compiacenza della magistratura dello stato liberale prefascista, Dumini e i suoi riguadagnarono la libertà dopo 48 ore di prigione (fonte: Mimmo Franzinelli, Squadristi).
Sappiamo come finisce la storia di Matteotti, ritrovato cadavere a distanza di due mesi dal suo rapimento. E siccome la storia di un martire si lega inesorabilmente alla storia del suo carnefice sappiamo anche come finisce la storia di Dumini, che viene arrestato per caso a Piacenza nel luglio ’45, viene processo per l’omicidio Matteotti, e condannato all’ergastolo nell’aprile ’47, sarà scarcerato dopo sei anni per effetto dell’amnistia e graziato definitivamente nel ’56. Dumini morirà, per un banale incidente, nel 1976, a 73 anni. Così Matteotti, l’uomo di cui Jaka vi racconterà oggi, neppure da morto, avrà giustizia.
Ringrazio Jaka di cuore, per il lavoro che ha svolto, per la passione e la limpidezza della sua ricerca, di cui potete leggere una parte anche sul blog di Anpi Provinciale Pavia. Ringrazio le insegnanti che hanno aderito alla nostra proposta. Ringrazio le istituzioni che hanno patrocinato la nostra iniziativa. E ringrazio il Rettore dell’Almo Collegio Borromeo che ci ha offerto collaborazione ed ospitalità in questa splendida sala, con la speranza che questa sia solo la prima delle iniziative comuni di approfondimento, di cultura e di storia. Che è “scienza degli uomini” nel tempo che trascorre, luogo di apprendimento di quel “metodo critico” come chiave di accesso al passato e al presente, così come la interpretò e la praticò Marc Bloch, l’insigne storico che non si trincerò nelle biblioteche e nelle aule durante l’occupazione nazista della Francia, e per la Francia, da buon francese, si fece resistente e partigiano, accettò il sacrificio estremo della vita, sotto il piombo nazista. 16 Luglio 1944 nei pressi di Lione."
Qui di seguito proponiamo alcune delle slide con cui lo studioso Jaka Makuc ha accompagnato le sue riflessioni e le analisi storiche durante la conferenza.










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