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venerdì 16 febbraio 2018

Pietre d'inciampo 2019

Il Comitato Pietre d’Inciampo Provincia di Pavia, nato nel giugno scorso dalla collaborazione Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Comitato Pavia e l’Associazione Nazionale Ex Deportati, alla luce della positiva esperienza anno 2018, che ha visto, per la prima volta nel nostro territorio, la posa di 9 pietre d’inciampo per 9 deportati nei lager con lo scultore Gunter Demnig, ideatore del progetto, ripropone ai cittadini e alle associazioni l’edizione 2019.


Le pietre d’inciampo necessitano di una prenotazione anticipata di parecchi mesi presso lo studio dello scultore e il rispetto di alcune clausole, quali il consenso dei familiari della persona deportata, l’indicazione precisa del luogo della deportazione, la traccia documentata della biografia del deportato/a, di cui il Comitato si riserva di valutare l’attendibilità, il consenso della proprietà (pubblica o privata) sul cui suolo verrà posta la pietra d’inciampo che inscrive nel tessuto materiale delle nostre città la memoria viva e vibrante di quanti ebbero il nome, e spesso la vita, strappata nel gorgo della deportazione nazifascista.

Questo è il regolamento completo, che potete consultare per conoscere ogni dettaglio della procedura, e questo è il modulo che potete scaricare e che dovete inviare compilato all'indirizzo email sotto indicato.

Il Comitato Pietre d’inciampo, nel farsi promotore dell’edizione 2019, che vede anche la collaborazione e il supporto scientifico del prof. Pierangelo Lombardi dell’Università degli Studi di Pavia, raccoglierà unicamente le domande che perverranno via email all’indirizzo pietreinciampo.pavia@gmail.com entro e non oltre venerdì 29 marzo 2018.
Le domande inviate oltre tale scadenza verranno eventualmente rinviate alla edizione 2020.

Info: Marco Savini ( ANED) 328 922 74 94
Monica Garbelli ( ANPI ) 349 290 49 35
Annalisa Alessio 340 570 22 67


domenica 21 gennaio 2018

Pietre d'inciampo - Varzi

Il progetto “Pietre d'inciampo” (in tedesco Stolpersteine) nasce dall’idea dello scultore Gunter Demnig, affinché la memoria incontri le generazioni future attraverso il tessuto urbano e sociale, divenendo parte integrante della vita quotidiana, consegnando una memoria diffusa tra quanti abitano le nostre città, tesa a ricordare le singole vittime della deportazione nazista e fascista.
La posa, nei pressi dell’ultimo domicilio conosciuto della persona deportata, o di un luogo significativo della sua esistenza, è un modo di restituirle il nome, sottraendola al barbaro anonimato cui venne ridotta in lager, e di riportare a casa almeno la memoria di coloro che dal campo di sterminio non fecero ritorno.
Ogni pietra costituisce pertanto una sorta di inciampo interiore, che invita a riflettere su quanto accaduto in quel luogo e in quegli anni, e partecipa in modo transnazionale, alla costruzione di un monumento partecipato, in cui ciascun nome è come la tessera di un mosaico di memorie europee dello sterminio nazista e fascista, e ci impegna, oggi, contro ogni forma di razzismo.
L'iniziativa, partita a Colonia nel 1995, consiste nell'installazione, nel selciato stradale delle città, davanti alle ultime abitazioni delle vittime di deportazioni, di blocchi in pietra ricoperti al di sopra con una piastra di ottone della dimensione di un sampietrino (10 x 10 cm.), recante il nome della persona, l'anno di nascita, la data, l'eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta. La prima pietra fu posata abusivamente a Colonia; ora ve ne sono oltre 60 mila in diverse città europee, oltre 200 a Roma, e decine in altre città d'Italia, quali Torino, Genova, Bolzano, Ravenna, Venezia e molte altre.
Nel giugno scorso ANED Provinciale Pavia ed ANPI Provinciale Pavia hanno costituito il Comitato Promotore, di cui è stato eletto Presidente Marco Savini, storico e ricercatore di Aned, e vice presidente Monica Garbelli di Anpi Provinciale. Il Comitato, che ha ricevuto consenso e patrocinio della CGIL, della Provincia di Pavia, e dei Comuni coinvolti nella posa delle pietre da inciampo, ha seguito l’iter procedurale che ha portato lo scultore per la prima volta nella nostra provincia, e precisamente a Pavia, Broni, Vigevano e Varzi; dando vita a questa esperienza di grande suggestione e forza comunicativa.
Il progetto, basato sull'idea che fare memoria è il risultato virtuoso della sintesi tra emozione, rigorosa documentazione e l'evento della posa, è stato affiancato da un percorso didattico coinvolgente alcune classi dell'Istituto comprensivo “ P. Ferarri” di Varzi, incaricate nella ricerca storica volta alla redazione delle biografie dei deportati alla cui memoria sono dedicate le Pietre d'inciampo di Varzi, e qui di seguito illustrate. L'obiettivo del laboratorio di storia è stato così un percorso di lavoro sulla memoria presente e sulle forme di comunicazione e narrazione di questa memoria, facendone emergere i meccanismi e le dinamiche del ricordo.


UGO DOMENICO BOZZI

Nato a Menconico il 17 maggio 1926, morto a Gusen.

Di professione agricoltore, renitente alla leva, entra a far parte della Brigata garibaldina ‘Capettini’, al comando di ‘Primula Rossa’.
Viene catturato alla scuola di Brallo di Pregola, tra il 18 e il 19 dicembre del 1944 assieme a numerosi compagni.
È incarcerato dapprima all’albergo Corona di Varzi, poi al castello Visconteo di Pavia e a San Vittore. Qui risulta incarcerato nel braccio tedesco il 30 dicembre e inviato il 16 gennaio 1945 al campo di transito di Bolzano.
Trasferito a Mauthausen con il trasporto partito il 1° e giunto il 4 febbraio (numero di matricola 126085), vi muore il 19 marzo 1945.

RICORDATO NEI SEGUENTI LUOGHI:
1. Varzi - Località San Martino piazza della chiesa
Monumento ai Caduti posto in località San Martino nel comune di Varzi nella piazza della chiesa
2. Varzi - Scuola materna
Lapide posta sulla facciata della Scuola Materna di Varzi
3. Brallo di Pregola - Scuola elementare
Lapide posta sulla facciata della scuola elementare di Brallo di Pregola




MARIO CASULLO

Nato il 7 aprile 1928 a Sant’Albanodi Val di Nizza, morto a Mauthausen.

Di professione manovale, a soli sedici anni entra nelle formazioni partigiane, Brigata garibaldina ‘Capettini’, Divisione ‘Aliotta’.
Viene arrestato dai tedeschi assieme a numerosi compagni, alla scuola di Brallo di Pregola, tra il 18 e il 19 dicembre del 1944.
È rinchiuso dapprima all’albergo Corona di Varzi, poi al Castello Visconteo di Pavia e a San Vittore.
Il 30 dicembre 1944 risulta incarcerato nel braccio tedesco e il 16 gennaio 1945 inviato al campo di Bolzano. Da qui viene deportato a Mauthausen, dove arriva il 4 febbraio e gli viene assegnato il numero di matricola 126114.
Trasferito il 17 febbraio a Gusen, muore probabilmente il 25 marzo, nel giorno del suo trasferimento a Wels.

RICORDATO NEI SEGUENTI LUOGHI:
1. Varzi - Scuola materna
Lapide posta sulla facciata della Scuola Materna di Varzi
2. Brallo di Pregola - Scuola elementare
Lapide posta sulla facciata della scuola elementare di Brallo di Pregola



GIACOMO CENTENARO

Nato a Varzi il 22 luglio 1925 e residente a Varzi.

Contadino, renitente alla leva, si arruola nella Brigata "Capettini" (Divisione "Aliotta") e partecipa a molte azioni partigiane.
È sorpreso dai tedeschi insieme ad altri compagni il 19 dicembre 1944 nella scuola di Brallo.
Il 30 dicembre risulta incarcerato nel braccio tedesco di San Vittore, a Milano, e il 16 gennaio 1945 è trasferito al campo di Bolzano.
Il 1° febbraio viene deportato a Mauthausen (matricola n. 126118), dove muore il 3 marzo 1945.

RICORDATO NEI SEGUENTI LUOGHI:
1. Varzi - Scuola materna
Lapide posta sulla facciata della Scuola Materna di Varzi
2. Brallo di Pregola - Scuola elementare
Lapide posta sulla facciata della scuola elementare di Brallo di Pregola


ANTONIO DEGLI ALBERTI

Nato a Varzi il 15 gennaio 1927, morto a Mauthausen.

Di professione contadino; entra a far parte da giovanissimo della Brigata garibaldina ‘Capettini’, divisione “Aliotta”.
Viene catturato alla scuola di Brallo di Pregola, tra il 18 e il 19 dicembre del 1944, assieme a numerosi compagni.
È incarcerato dapprima all’albergo Corona di Varzi, poi al castello Visconteo di Pavia e a San Vittore. Qui risulta incarcerato nel braccio tedesco il 30 dicembre e inviato il 16 gennaio 1945 al campo di transito di Bolzano.
Trasferito a Mauthausen con il trasporto partito il 1° e giunto il 4 febbraio (numero di matricola 126540), vi muore in data imprecisata.

RICORDATO NEI SEGUENTI LUOGHI:
1. Varzi - Scuola materna
Lapide posta sulla facciata della Scuola Materna di Varzi
2. Brallo di Pregola - Scuola elementare
Lapide posta sulla facciata della scuola elementare di Brallo di Pregola




ANTONIO POGGI

Nato a Varzi il 2 gennaio 1924, morto a Mauthausen.

Di professione manovale; renitente alla leva, entra a far parte della Brigata garibaldina ‘Capettini’, prendendo parte a molti combattimenti.
Viene catturato alla scuola di Brallo di Pregola, tra il 18 e il 19 dicembre del 1944, assieme a numerosi compagni.
È incarcerato dapprima all’albergo Corona di Varzi, poi al castello Visconteo di Pavia e a San Vittore. Qui risulta incarcerato nel braccio tedesco il 30 dicembre e inviato il 16 gennaio 1945 al campo di transito di Bolzano.
Trasferito a Mauthausen con il trasporto partito il 1° e giunto il 4 febbraio (numero di matricola 126358), viene poi trasferito a Gusen il 16 febbraio, per tornare poi al campo principale il 1° marzo, dove muore il 13 marzo 1945, per setticemia.

RICORDATO NEI SEGUENTI LUOGHI:
1. Varzi - Scuola materna
Lapide posta sulla facciata della Scuola Materna di Varzi
2. Brallo di Pregola - Scuola elementare
Lapide posta sulla facciata della scuola elementare di Brallo di Pregola






sabato 20 gennaio 2018

Una pietra per Rosa


Una pagina del passato torna a vivere nelle nostre città. Viene inscritta nel selciato stradale affinché tutti coloro che passano tornino a riflettere su quanto accaduto in quel luogo e in quegli anni, in un intreccio di generazioni e spazi differenti.

Gunter Demnig, ideatore delle Stolpersteine, le Pietre d'inciampo, ha posato la prima pietra a Pavia. Questa pietra restituisce il nome, strappato durante la prigionia, a Rosa Gaiaschi Pettenghi, antifascista, catturata dalle camice nere su delazione in piazza Petrarca al civico 32, nella casa in cui abitava con il marito e il figlio, fu internata e deportata in lager a Ravensbrück. Con essa, Pavia partecipa alla costruzione di un monumento diffuso, in cui ciascun nome è come la tessera di un mosaico di memorie europee.

Con questo video, vogliamo ringraziare tutti i partecipanti e coloro che hanno collaborato con il Comitato promotore del Progetto Pietre di inciampo della Provincia di Pavia.


lunedì 15 gennaio 2018

Inciampare per non dimenticare

"La montagna un giorno, è diventata una scelta. E ora è la nostra casa, il nostro letto, il nostro precario rifugio, qualche volta la nostra prigione, la nostra tomba" (cit. Del Boca, La scelta).

Domenica 14 gennaio sono state posate a Varzi le Pietre d'inciampo (Stolpersteine) in memoria di cinque partigiani catturati sulle montagne del Brallo, tradotti e ammazzati in lager.

Ugo Domenico Bozzi 1926-marzo 1945 assassinato in lager.
Mario Casullo 1928-marzo 1945 assassinato in lager.
Giacomo Centenaro 1925-marzo 1945 assassinato in lager.
Antonio Degli Alberti 1927-assassinato in mese imprecisato anno 1945 in lager.

Antonio Poggi 1924- marzo1945 assassinato in lager.

Gunter Demnig - artigiano della memoria, ideatore delle Pietre d'inciampo, monumento diffuso efficace a inscrivere nel tessuto urbano e sociale delle città europee la memoria dei cittadini deportati - ha realizzato la prima posa dell'edizione Inciampare per ricordare, progetto curato dal Comitato Provinciale Pietre da Inciampo Provincia di Pavia, con ANPI e ANED.

Un breve video che illustra le operazioni, realizzato dal nostro presidente provinciale Santino Marchiselli

Noi, che non abbiamo dimenticato.



venerdì 30 giugno 2017

Per Teresio Olivelli

Con piacere, diamo spazio a un'altra risposta all'intervista a monsignor Paolo Rizzi, chiamato a rispondere in merito al processo di beatificazione che sta coinvolgendo il partigiano Teresio Olivelli.


L’intervista del giornalista De Agostino a monsignor Rizzi, postulatore nella causa di Beatificazione del Venerabile Teresio Olivelli, è stata molto interessante per una serie di motivi. Il principale, crediamo noi dell’ANPI di Vigevano, è la presa di posizione netta: Teresio Olivelli non potrà mai essere il santo simbolo anche della scelta resistenziale, portavoce dunque di quei valori non divisivi ma condivisi di libertà, giustizia e democrazia. Sarebbe una strumentalizzazione ideologica. Siamo a conoscenza della presa di posizione della curia di Vigevano, oltre che di monsignor Rizzi, su questo punto. Non potendo negare la scelta di Teresio dopo l’otto settembre del 1943, si teorizza che egli fu cristiano nella Resistenza, come era stato nel Fascismo, ma non fu uomo della Resistenza. 
L’amara impressione che ne ricaviamo è che il periodo partigiano sia il periodo scomodo, quasi fosse una macchia nella biografia di Teresio. Perché? Nei suoi scritti clandestini è chiaro il suo allontanamento dal fascismo anche dal punto di vista ideologico. Bellissime e toccanti sono le sue riflessioni sulla politica come mito e inganno. Il Regime ha ingannato i giovani e li ha trascinati nel baratro di un conflitto mondiale, li ha allontanati dai veri valori che, certo, per Teresio sono i valori cristiani. Il Regime ha reso i giovani servi e ha voluto forgiare un uomo senza la capacità di decidere in modo autonomo, chiamato a credere ma non a pensare.  E qual è la lezione di Teresio? Il monito e il suo grande lascito per i tempi futuri? Invece di proporre una interpretazione, ascoltiamo le sue parole dal giornale il Ribelle (n.2).
“Siamo dei Ribelli: la nostra è innanzitutto una rivolta morale”. Parole attuali, su cui ancora dovremmo riflettere. Ma Ribellione contro chi? “Contro lo stato che assorbe e ingoia scoronando la persona di ogni libertà di pensiero e di iniziativa e prostrando l’etica all’etichetta, la morale al prono rito di ossequio. Contro una classe dirigente di politicanti e di plutocrati che invece di servire le istituzioni se n’è servita per la propria libidine di avventuroso dominio o rapace guadagno, che del proprio arbitrio ha fatto legge….” La Resistenza europea, lo sappiamo, è stata un grande movimento che voleva opporsi al nazifascismo in nome di un’Europa dei popoli, libera e democratica (Libertà giustizia solidarietà era il motto del Ribelle). Per il resistente il crudele ordine mondiale che si stava edificando era la negazione di ogni valore, politico, religioso, umano.
“L’uomo è fatto belva e vittima: fino alla persecuzione spietata delle Gestapò e delle Ovra, fino alle percosse e ai tormenti, la soppressione di singoli e di popoli interi. Ma chi non rispetta in sé e negli altri l’uomo, ha anima di schiavo.” Ecco perché Teresio, come tanti altri, scelse di entrare nella Resistenza, nonostante lo stesso padre Agostino Gemelli avesse tentato di dissuaderlo, consigliandolo di attendere la fine della guerra per impegnarsi.
Ma egli condannava l’attendismo e voleva esserci nel momento storico in cui si era chiamati, in una scontro mortale, a lottare contro la micidiale ideologia divisiva e distruttiva del nazifascismo.
“Tra il loro “mondo” e questo nostro, l’abisso è inadeguabile. Col passato dell’ottobre e del luglio abbiamo tagliato i ponti: il duro travaglio bellico e la sofferta esperienza ci hanno purificato di tutte le scorie: vogliamo spazzarne via le rovine… l’otto settembre è uno spartiacque: di lì rampolla e dirompe la vita nuova della nazione che ci divampa nello spirito, si illumina di verità, freme nell’azione… Chi prova questo alto e fecondo godimento dello spirito sia questa libertà che nessuno ci può togliere, ne sente tutto l’impegno costruttivo, impegno serio, religioso; di vita interiore ed integra, di ripensamento ed approfondimento, di preparazione dei fondamenti e delle strutture della città futura.”
Ecco il grande insegnamento di un uomo della Resistenza italiana che ci dice: uniamoci per creare una nuova convivenza civile e politica, impegnamoci per un mondo migliore e elabora in clandestinità un programma ricostruttivo ad ispirazione cristiana. Che cosa c’è in questo programma? Libertà, uguaglianza, attenzione al valore della persona, lotta contro l’ingiustizia,  il privilegio e la guerra, diritti, scuola per tutti, lavoro. Un utile esercizio sarebbe rileggere questo programma. C’è la nostra Costituzione: gli articoli 1, 2, 3, 4, 11, 12, 29, 34 ecc. Egli ripudiava: “il nazionalismo esagerato che deifica la nazione; il mito della necessità e della fecondità della guerra; l’imperialismo economico che soffoca le piccole nazioni o trasforma i rapporti internazionali in rapporti predatori.
Il “famigerato” Teresio Olivelli, sono parole della Guardia nazionale repubblicana, considerato dai fascisti traditore, fu dunque arrestato, grazie a una delazione, torturato e rinchiuso a San Vittore, poi inviato a Fossoli. Qui, il 12 luglio 1944, non essendo uomo della Resistenza ma anomalo cristiano nella Resistenza, fu inserito dalle SS in un elenco di 70 persone da fucilare. Chi scorre quell’elenco, ci trova il Gotha della Resistenza, tra cui anche i cattolici Carlo Bianchi e Galileo Vercesi. Le SS pensarono di eliminare fisicamente i leader e quelli che ritenevano più pericolosi, prima dell’invio nel lager degli altri. Teresio riuscì ad occultarsi con l’aiuto di Odoardo Focherini e… di due altri reclusi, operai comunisti. Ripreso, torturato di nuovo,  inviato a Bolzano, si inserì subito nella rete clandestina del campo. Il filosofo Pietro Chiodi lo descrive solidale e coraggioso. “Egli sa di essere nel mirino dei tedeschi. Lo sa ma non trema”. Umano, troppo umano, anche nel lager Teresio resta uomo della Resistenza, triangolo rosso dunque. A Flossenburg egli si comportò da cristiano, è vero, fu splendido esempio di umanità, pregò, fu di conforto agli altri, pianse. Soffrì. 
In un mondo senza Dio fu testimone di fede, ma non mise steccati e chi gli era vicino e non era religioso lo amò ugualmente. Perché? Perché vedeva in lui realizzata la speranza. Quale? Teresio era la prova vivente che un mondo a misura di uomo era possibile, che il disarmo dello spirito si poteva vincere, e che sacrificarsi per un futuro migliore non era vano. 
Fu Ivan Goguel, medico francese originario della regione dei Vosgi, a comunicare in due lettere alla famiglia, le circostanze della sua morte. Teresio in infermeria gli aveva chiesto di scrivere alla mamma, ciò significava anche impegnarsi a ricordare l’indirizzo per un tempo indefinito, un atto di resistenza in lager che anche Teresio aveva sperimentato quando aveva raccolto e mandato a memoria le ultime volontà di Odoardo Focherini. E chi era Goguel? Era un partigiano, apparteneva al convoglio dei tatuati, 1700 partigiani francesi mandati ad Auschwitz e poi a Buchenwald e Flossenburg. 
Perché, ricordiamolo, i partigiani di tutta Europa, se catturati, avevano solo due destini: o la fucilazione o la deportazione. Teresio li ha vissuti entrambi. 
Egli ha dimostrato anche con i suoi scritti che, con l’impegno e l’azione, con il noi e non con l’io, un mondo diverso è possibile. 
Cursor era ben consapevole che ogni cambiamento porta con sé la necessità di un impegno. “A questa nuova città aneliamo con tutte le forze: più libera, più giusta, più solidale, più cristiana. Per essa lottiamo: lottiamo giorno per giorno perché sappiamo che la libertà non può essere largita dagli altri.” Ecco il grande insegnamento della Resistenza: se volete cambiare la società in cui vivete, impegnatevi, sacrificatevi, non recriminate, agite! 
Pensi pure monsignor Rizzi che Teresio è uomo di Dio. Anche noi dell’Anpi lo pensiamo. Ma non dimentichiamo: in Italia, grazie al sacrificio di Teresio e di tutti gli altri che, come lui, invece di attendere i liberatori, hanno pensato bene di liberarsi da soli, esiste la democrazia. Dunque l’Anpi ritiene che Teresio, uomo di Dio, è anche uno dei più begli esempi di partigiano resistente. Gli scritti di Teresio del periodo clandestino dovrebbero essere divulgati e conosciuti anche nelle scuole. Tra l’altro si scoprirebbe che molte idee di Teresio non sono lontane da quelle di Papa Francesco.

Salvatore Marrano, ANPI Vigevano/ Antonietta Arrigoni e Marco Savini, ANED






Teresio Olivelli, ribelle antifascista

In risposta alle parole di monsignor Paolo Rizzi, a proposito di Teresio Olivelli, ribelle antifascista, pubblichiamo le osservazioni elaborate da Mario Albrigoni, ANPI Provinciale Pavia, e Guido Magenes e Marco Savini, ANED Pavia.

Leggiamo con rincrescimento, e anche con una certa perplessità, le dichiarazioni di monsignor Rizzi che, secondo noi, non rendono merito, pienamente, allo spessore umano, oltreché cristiano, di Teresio Olivelli. Distinguere in Olivelli, in modo rigido, dove finisce il credente e dove comincia il ribelle antifascista è una operazione, questa sì “ideologica” che, ci scusi monsignor Rizzi, ne falsa la memoria.
Così come è “ideologico” affermare che la Chiesa non intende “dare giudizi su questi periodi storici [fascismo e resistenza] entrambi non privi di contraddizioni e di elementi discutibili dal punto di vista cristiano”. Questo cosa significa? Forse che “fascismo” e “resistenza” sono esperienze storiche che, in fondo, agli occhi del credente, rivolti verso l’eterno, finiscono con l’equivalersi? Possono, forse, essere equivalenti l’affermazione del valore assoluto della dignità umana, e la sua negazione violenta, nel nome di una “razza” superiore? Il credente non vive la propria fede fuori, o al di sopra, della Storia. E’ nella Storia che la sua fede si incarna. E’ nella concretezza dell’agire storico che la sue fede si fa scelta morale, culturale e, anche, politica. 
Non diversamente da tanti della sua generazione, cresciuti in regime di dittatura, e addestrati a credere obbedire e combattere, Olivelli, dopo una iniziale adesione al fascismo, compì la propria scelta, e scelse di farsi ribelle per combattere un regime che offendeva e negava la dignità e la libertà, materiale e immateriale, di ogni persona, donne o uomini, laici o credenti, di fedi diverse e di diverse classi sociali. E fu la sua scelta finale di opposizione strenua al nazifascismo, a favore della libertà e della dignità umana (sì, scelta profondamente radicata nella sua grande fede cristiana), a condurlo, alla fine, nel lager.
Jorge Semprun, superstite di Buchenwald scrive: “Nei lager l’uomo diventa un animale capace di rubare il pane di un compagno, di spingerlo verso la morte. Ma nei lager l’uomo diventa anche un essere invincibile capace di condividere fino all’ultima cicca, fino all’ultimo pezzo di pane, fino all’ultimo respiro, per sostenere i compagni”. Teresio Olivelli ha indubbiamente trovato nella fede cristiana la forza per “diventare  invincibile”, ma ciò non dovrebbe portare a negare o sminuire il suo ruolo di protagonista della Resistenza.   
Ci rendiamo conto che alcuni passaggi della intervista di Monsignor Rizzi sono probabilmente scaturiti in reazione a una domanda certamente mal posta, ovvero se la beatificazione di Olivelli “possa essere venire presentata come una beatificazione della Resistenza”. Tuttavia, le dichiarazioni di Monsignore dalle quali sembrerebbe quasi che la Chiesa voglia mantenere una sorta di equidistanza dal fascismo e dalla Resistenza, per di più in nome del Vangelo, sorprende e riempie di amarezza molti ex resistenti ed ex deportati, credenti e non.  Non è stato un mero accidente il fatto che il martirio di Teresio Olivelli sia avvenuto in un lager nazista, né è stato un mero accidente che la sua santità si sia manifestata in modo così palese e indimenticabile soprattutto in quegli ultimi mesi della sua vita dedicati prima all’opposizione attiva e concreta al nazifascismo, poi alla testimonianza dei valori umani e cristiani nell’inferno del lager. Non pensiamo sia possibile spezzare in due l’anima e il cuore del ribelle Teresio Olivelli, quando la scelta cristiana dell’estremo sacrificio a favore del prossimo coincide, secondo noi, con la scelta della piena umanità: restare umani è più importante che restare vivi. Questo ci ha insegnato, con il suo sacrificio, Teresio Olivelli.

Mario Albrigoni (ANPI Provinciale Pavia)/Guido Magenes e Marco Savini ( ANED Pavia)

29 giugno

mercoledì 7 giugno 2017

Inciampare per non dimenticare

Progetto Pietre d'inciampo

Costituito il 5 giugno a Pavia il Comitato Provinciale Pietre d'inciampo, una iniziativa che, nata dall’idea dello scultore Gunter Demnig prevede la posa, personalmente e direttamente da parte dello scultore stesso, nel selciato stradale, di una piccola pietra ricoperta da una lastra di ottone recante l’incisione del nome e delle date di nascita e morte di quanti vennero deportati nel lager dello sterminio.
La posa delle pietre (in tedesco Stolpersteine) nei pressi dell’ultimo domicilio conosciuto della persona deportata è un modo di restituirle il nome, sottraendola al barbaro anonimato cui venne ridotta in lager, e di consegnarne la memoria viva e vibrante a quanti abitano le nostre città.
Le pietre da inciampo creano quindi una sorta di inciampo interiore dentro il nostro sentire che ci riconduce alla memoria inquieta dello sterminio nazista e fascista, e ci impegna, oggi, contro ogni forma di razzismo.
Già ampiamente sperimentate in Germania (la prima volta a Colonia nel 1995), Austria, Ungheria, Polonia, Belgio e in moltissime città italiane, da Milano a Torino a Firenze, le pietre da inciampo rappresentano una modalità efficace per inscrivere, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati.
I rappresentanti di ANED Provinciale, ANPI Provinciale e CGIL hanno costituito ieri il Comitato Promotore, di cui è stato eletto Presidente Marco Savini, storico e ricercatore di Aned e vice presidente Monica Garbelli di Anpi Provinciale. Aderisce al Comitato anche il Comune di Pavia, presente ieri nella persona dell’Assessore Giacomo Galazzo, e i rappresentanti della famiglia Pettenghi Gaiaschi, che ebbero i propri parenti fatti prigionieri, perché antifascisti, e, rastrellati dalla propria casa di piazza Petrarca, deportati in lager.

Il Comitato Promotore seguirà l’iter dell’individuazione dei nomi di cittadini deportati nella nostra provincia, contando già sulla collaborazione di ANPI e Comune di Varzi, ANPI Vigevano e ANPI Broni. Prossimi passaggi, la richiesta del patrocinio alla Provincia di Pavia, l’individuazione esatta delle persone cui dedicare una pietra da inciampo e i rapporti con Gunter Demning, grazie soprattutto all’ausilio di Alessandra Magenes di Aned Provinciale.

martedì 27 dicembre 2016

Diamo memoria al futuro. Alle radici della nostra Repubblica

Pubblichiamo il testo integrale del progetto provinciale dedicato alle scuole. Per informazioni, contattare la coordinatrice Commissione scuola e memoria, Luisa Albini - email: luisa.albini@gmail.com

Progetto provinciale indirizzato alle scuole di ogni ordine e grado della provincia di Pavia - anno scolastico 2016/2017

L’ANPI Provinciale di Pavia intende proseguire nell’anno scolastico 2016/17 nella promozione di alcuni PERCORSI PROGETTUALI inerenti la Resistenza e la lotta di Liberazione dal nazifascismo del nostro Paese, rivolti alle scuole di ogni ordine e grado del territorio provinciale.
In particolare, in occasione del trentesimo anniversario della morte di Primo Levi, che ricorre nel 2017, in collaborazione con il Centro Internazionale di studi Primo Levi, l’ANPI propone un progetto incentrato sulla figura e sull’opera di questo grande protagonista della storia del 900. A questo proposito segnaliamo alle scuole chela mostra itinerante I mondi di Primo Levi sarà inaugurata mercoledì 30 novembre al MUST (Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci) di Milano, dove rimarrà in esposizione sino al 19 febbraio 2017, con un fitto programma di appuntamenti collegati ai temi dell’allestimento e  all’intreccio, sempre auspicato e valorizzato da Levi, fra cultura umanistica e cultura scientifica.

Come ogni anno sono proposte CONFERENZE rivolte agli STUDENTI delle classi 5^ degli Istituti Superiori e agli INSEGNANTI, come contributo alla riflessione su momenti particolarmente significativi della storia contemporanea.
L’iniziativa vuole tenere vivo il filo conduttore che lega il presente della nostra comunità provinciale con il suo passato; un filo nel quale gli avvenimenti della grande Storia, italiana e internazionale, si incrociano e si sovrappongono con le vicende e il vissuto quotidiano che hanno caratterizzato negli anni la provincia di Pavia, i suoi 190 Comuni, la sua popolazione.
Nella convinzione che sia necessario praticare la Memoria per non dimenticare, si propone alle scuole la costruzione di percorsi progettuali che hanno come finalità la sensibilizzazione degli studenti ai temi della Resistenza, della Democrazia, della Storia del Novecento.
Le iniziative saranno realizzate in collaborazione con l’Universitàdi Pavia, con l’ISTORECO, l’Associazione Nazionale Ex Deportati (ANED) della Provincia di Pavia, con il Centro Documentazione Resistenza di Voghera. Per le iniziative riguardanti Primo Levi si sono presi contatti con il Centro Internazionale di studi Primo Levi di Torino.
Si cercherà altresì la collaborazione con gli Enti Locali, in particolare con l’Amministrazionedell’Area Vasta (ex Provincia), in funzione di reciproca complementarietà.
L’ANPI Provinciale e in particolare la Commissione Scuola e Memoria saranno di supporto agli insegnanti che intenderanno approfondire in classe determinati aspetti di questo periodo storico; potranno fornire libri, fotocopie di documenti, video o altro materiale necessario, contattare esperti, dare la propria disponibilità per eventuali incontri con le classi. Alle scuole che ne faranno richiesta; sarà fornito materiale in formato elettronico da utilizzare per le ricerche.

OBIETTIVI FORMATIVI
Il progetto si pone i seguenti obiettivi, il raggiungimento dei quali sarà osservato e valutato dai docenti con le procedure suggerite nel paragrafo finale (Verifica e valutazione delle attività di progetto).
  • Valorizzare la pratica della didattica della ricerca di documenti e di testimonianze della Memoria.
  • Trasformare l’informazione e la semplice memoria commemorativa in apprendimento significativo. 
  • Realizzare il passaggio dalla semplice conoscenza alla comprensione di un evento storico nel suo contesto e nelle sue implicazioni attuali.
Consentire al ricordo di diventare partecipazione attiva attraverso il rapporto diretto e creativo con aspetti piccoli o grandi della storia dalla nascita del fascismo alla Seconda Guerra Mondiale e alla Lotta di Liberazione, alla riflessione sul significato della testimonianza di alcune figure della Shoah e della Resistenza.


CONFERENZE RIVOLTE AGLI STUDENTI E AI DOCENTI DELLE CLASSI 4^ e 5^ DEGLI ISTITUTI SUPERIORI
  1. LA ZONA GRIGIA” - Primo Levi I sommersi e i salvati – capitoli La memoria e La vergogna
  2. FASCISMO E NEOFASCISMO
  3. INTERCULTURA, NUOVI RAZZISMI E MIGRAZIONI
Le conferenze, che si terranno all’interno degli istituti scolastici che ne faranno richiesta, inizieranno nel mese di gennaio e termineranno entro il mese di aprile 2016. Date e nomi dei Relatori saranno comunicati in seguito.

PROPOSTA DI TRACCE DI PERCORSI PROGETTUALI
- La Costituzione a scuola: percorso didattico per avvicinare in modo diretto, semplice ai principi della nostra Costituzione. Il percorso per i più piccoli prevede l’utilizzazione di giochi di parole, filastrocche, disegni, ecc. al fine di renderlo anche divertente.
- Temi di ricerca dedicati alle classi terze delle Scuole secondarie di primo e di secondo grado che saranno impegnate in laboratori di ricerca, di lettura e, qualora richiesti, in incontri con esponenti dell’ANPI.
  1. Leggere Primo Levi
  2. I deportati pavesi nei lager nazisti
  3. La Resistenza in provincia di Pavia
I gruppi  di studio e di ricerca degli allievi saranno coordinati dai docenti e avranno come esito brevi video che saranno pubblicati sul sito dell’ANPI provinciale e, quelli riguardanti Primo Levi, saranno inviati anche all’Istituto internazionale di studi Primo Levi.
I materiali in formato elettronico, (CD e DVD), utili alle ricerche saranno messi a disposizione delle scuole che ne faranno richiesta e saranno differenziati per grado scolastico.
Sul tema della deportazione e dei campi di concentramento l’ANEDProvinciale, partner di questo progetto, presenta proprie proposte da considerarsi complementari a quelle dell’ANPI.

METODOLOGIE PROPOSTE
Lavoro di gruppo con produzione di brevi video girati dagli studenti che saranno inviati, ai fini della documentazione, all’ ANPI provinciale e che saranno considerati per una eventuale presentazione in pubblico.

RISULTATI ATTESI
Favorire la nascita nelle scuole di laboratori di storia che consentano agli studenti di familiarizzare con il “mestiere” dello storico, utilizzando le competenze e le esperienze del Centro Internazionale di studi Primo Levi e dell’ANPI provinciale.
Proposta di Verifica e Valutazione delle attività di progetto
Valutazione del prodotto dell’attività prevista nel percorso progettuale secondo i seguenti indicatori:
  • rilevanza e significatività del tema oggetto dello studio e della ricerca;
  • capacità di analisi e di approfondimento del tema oggetto di studio e di ricerca;
  • cura degli aspetti linguistici e iconici del prodotto;
  • consapevolezza del contesto storico in cui si colloca il tema oggetto di studio.

Pavia, 8 Novembre 2016

                      Presidente                                                                                                 Coordinatore
  Comitato provinciale ANPI Pavia                                                                  Commissione scuola e memoria
             Santino Marchiselli                                                                                             Luisa Albini