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martedì 23 ottobre 2018

Verso l'altra guerra - Comunicato della sezione ANPI Pavia "Onorina Pesce Brambilla"


Il prossimo 4 novembre, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella celebrerà la festa nazionale delle forze armate a Trieste. Nel centenario della battaglia di Vittorio Veneto, la scelta non è ovviamente casuale. E noi crediamo che sia una scelta sbagliata: le brame su Trieste italiana alimentavano la propaganda interventista alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, nel 1915; l’irredentismo triestino si nutriva di veementi invettive razziste contro le comunità cittadine non italofone. Un razzismo che all’indomani dell’annessione di Trieste e della Venezia Giulia all’Italia si tradusse nell’italianizzazione forzata di un territorio storicamente multiculturale e mistilingue. Questo processo iniziò con il regime liberale, e trovò il suo compimento sotto il fascismo. Cent’anni più tardi, l’Italia non ha ancora fatto realmente i conti con il passato: il razzismo, il colonialismo e i crimini di guerra dei carnefici italiani sono il grande rimosso della nostra coscienza. La carica simbolica di Trieste resta la stessa di cent’anni fa. Lo dimostra il fatto che Casapound abbia indetto un corteo nazionale proprio a Trieste, proprio il prossimo 3 novembre. Celebrare a Trieste il centenario dell’armistizio tra Italia e Austria non farà che riattivare quella carica simbolica, non solo nella propaganda neofascista, ma anche nel discorso istituzionale, la cui retorica, in questi tre anni di commemorazioni della grande guerra, non è mai cambiata. Il 24 maggio 2015, sempre a Trieste, il centenario dell’entrata in guerra fu ricordato con la manifestazione “l’esercito marciava”, durante la quale  l’allora ministra della difesa Roberta Pinotti portò la fiaccola nell’ultimo tratto della staffetta militare, per poi pronunciare un discorso che sembrava provenire da un comizio interventista di cent’anni prima. E ancora Casapound, il giorno precedente, celebrò l’entrata in guerra con un corteo nazionale nella Gorizia maledetta. Nel mentre l’ex Capo di Stato Giorgio Napolitano e lo storico Mario Isnenghi, quest’ultimo con una svolta di 180° rispetto ai suoi lavori precedenti, in una serie di conferenze spiegavano l’entrata in guerra italiana come una necessità storica, e non come una precisa scelta politica dettata da interessi economici e da mire espansionistiche, quale effettivamente fu. In questi tre anni di celebrazioni, le massime istituzioni repubblicane non hanno mai problematizzato l’assunto che la guerra fu un momento unificante nell’identità nazionale.

Già tre anni fa, la sezione ANPI Pavia Centro – Onorina Pesce Brambilla aveva scelto di non partecipare alle celebrazioni cittadine del 4 novembre: per i motivi di cui sopra, la scelta resta la stessa anche quest’anno. Alle ragioni viste fin qui, se ne aggiunge poi una di ordine locale. La prefettura di Pavia ha promosso, di concerto con Assoarma, un ciclo di conferenze sulla prima guerra mondiale dal titolo “Verso la vittoria”, su cui si veda il nostro comunicato del 27 settembre scorso: l’iniziativa è curata dal presidente di Assoarma Angelo Rovati e dall’insegnante delle scuole medie superiori Paola Chiesa, che ricopre anche la carica di segretaria cittadina del partito postfascista Fratelli d’Italia. Le conferenze propongono agli studenti la sola ricostruzione degli eventi bellici fatta propria dagli uffici storici delle forze armate. Tra i relatori chiamati a parlare, non ce n’è uno che rappresenti la storiografia laica. Promuovendo quest’iniziativa, il prefetto Visconti ha compiuto una scelta ideologica precisa, che conferma come anche a Pavia, la narrazione istituzionale della grande guerra coinciderà con il punto di vista delle forze armate.
Bibliografia e videografia consigliate:
Alessandro Barbero, Caporetto, Laterza, Roma-Bari 2017.
Alessandro Barbero, La prima guerra mondiale. Dal Piave a Vittorio Veneto, ciclo di tre interventi al Festival della mente, Sarzana 2018, disponibile su youtube
Wu Ming 1, Cent’anni a nordest. Viaggio tra i fantasmi della guera granda, Rizzoli, Milano 2015.

giovedì 27 settembre 2018

Verso l'altra guerra - Non è dolce morire per la patria

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato prodotto dalla sezione ANPI Pavia centro - Onorina Pesce Brambilla.

Lo diciamo senza giri di parole: “verso la vittoria”, il ciclo di conferenze per le scuole sulla prima guerra mondiale che comincia il 28 settembre alla prefettura di Pavia, è un’iniziativa di propaganda militarista.
Contro i principi base della didattica, il dibattito storiografico sugli eventi bellici sarà del tutto ignorato, e agli studenti verrà presentata una sola interpretazione dei fatti, quella delle forze armate, l’attendibilità scientifica dei cui uffici storici è stata più volte messa in discussione da studiosi autorevoli, con argomenti molto solidi. Per un esempio si può vedere l’articolo di Nicola Perugini “I carabinieri rileggono il colonialismo fascista”, apparso su www.internazionale.it, da cui emerge che l’ufficio storico dei carabinieri si sforza tuttora di minimizzare le responsabilità dell’arma per i crimini di guerra commessi dall’Italia, a volte riproponendo acriticamente i toni e le giustificazioni della propaganda dell’epoca. Non ci aspettiamo che le azioni dei carabinieri in trincea verranno raccontate con obiettività maggiore.
Andrebbe invece raccontato che durante la folle stretta repressiva ordinata da Cadorna, i carabinieri sparavano alle spalle delle prime file di soldati – loro connazionali – che si rifiutavano di rischiare la vita uscendo all’assalto. Andrebbe raccontata la totale imperizia dello stato maggiore dell’esercito, che mandò al massacro la massa enorme dei proletari e dei contadini al fronte: su tutto questo si veda da ultimo il libro di Alessandro Barbero, Caporetto.
Promuovendo quest’iniziativa di concerto con Assoarma, il prefetto Visconti ha fatto una scelta ideologica precisa: ha ribadito che la narrazione istituzionale della grande guerra coinciderà ancora una volta con il punto di vista delle forze armate. Il ciclo di conferenze è curato dal presidente di Assoarma Angelo Rovati e da Paola Chiesa, insegnante all’ipsia di Pavia ma anche segretaria cittadina di Fratelli d’Italia! Tra i relatori chiamati a parlare, non ce n’è uno che rappresenti la storiografia laica.
Noi quindi invitiamo studenti e insegnanti delle scuole di Pavia alla diserzione: queste conferenze in prefettura vanno disertate e criticate pubblicamente. Marc Bloch, grande storico e partigiano fucilato dai nazisti nel 1944 mentre partecipava con un ruolo di prim’ordine alla resistenza francese, ci ha insegnato che conoscere la storia significa saper interpretare il succedersi dei fatti con metodo critico, e non accettare il racconto imposto dai governanti. È questo metodo critico che bisogna apprendere. E se si vuole parlare della prima guerra mondiale nella letteratura europea, meglio allora leggere i war poets inglesi, o i surrealisti francesi, che dopo aver vissuto la trincea, hanno dedicato la loro opera al rifiuto della guerra.