Proponiamo le parole pronunciate durante la festa della Liberazione, il 25 aprile a Dorno, dal nostro presidente, Santino Marchiselli.
Buongiorno, saluto i Sigg. Sindaci: Chiesa Maria Rosa di Dorno, Bonandin Umberto di Scaldasole, Sacchi Enrico di Zerbolò, le autorità civili, militari e religiose, i rappresentanti delle Associazioni, le cittadine e i cittadini qui intervenuti. Sono onorato di intervenire in occasione del 73° Anniversario della Liberazione in nome dell’ANPI Provinciale di Pavia.
Il 25 aprile è ricordo, è memoria, ma è anche festa.
Il Presidente Emerito dell’ANPI nazionale, il partigiano Carlo Smuraglia, scrive: “Non dobbiamo perdere mai il concetto di festa, perché la Liberazione fu un grande giorno di gioia per esserci liberati dai tedeschi e dalla dittatura fascista e perché si trattava di cominciare una nuova vita, sotto il profilo sociale, politico, economico, etico. La felicità e la gioia sono sentimenti che non contrastano con i ricordi anche i più dolorosi, perché dobbiamo saper vivere nel presente con la consapevolezza di sempre, ma anche con quella capacità di sorriderci e abbracciarci che è il simbolo della fratellanza, della solidarietà, dell’eguaglianza nella libertà”.
Il 25 aprile 1945 simboleggia il successo della Resistenza nella lotta contro il nazifascismo e l’inizio del cammino della nuova Italia democratica, e noi siamo qui per rendere omaggio e ricordare tutti coloro che, direttamente o indirettamente, hanno partecipato alla lotta di Liberazione, hanno lottato per gli ideali di libertà e giustizia sociale, che sono un binomio inscindibile. Tutti quelli che sono caduti in questa lunga lotta ci hanno lasciato non solo l’esempio della loro fedeltà a questi ideali, ma anche l’insegnamento di un nobile e assoluto disinteresse.
Siamo qui anche per fare memoria, per ricordare che settantatré anni fa finiva per gli italiani una sanguinosa guerra civile, che aveva provocato dolore, miseria e morte. La fine della Seconda guerra mondiale significò la sconfitta di un perverso progetto di dominazione mondiale, coltivato da Hitler e di cui il fascismo di Mussolini era stato partecipe e complice.
Ma che cosa è stata la Resistenza nel nostro Paese? La Resistenza più che un movimento militare è stato un movimento civile. Un movimento molto diversificato anche sul piano politico. Uomini e donne hanno scelto di aderire alla Resistenza riflettendo le loro rispettive convinzioni politiche, si ritrovarono a lottare a fianco a fianco nei CLN (Comitati di Liberazione Nazionale): cattolici, socialisti, comunisti, azionisti, repubblicani, monarchici e liberali.
È bene inoltre ricordare che:
- Non c’è stata solo una Resistenza al Nord, ma un’importante Resistenza anche al Sud.
- Non c’è stata solo una Resistenza armata, ma un’importante e vasta Resistenza civile.
- C’è stata la Resistenza dei 600.000 mila IMI (Internati Militari Italiani) detenuti in Germania nei campi di lavoro, che si rifiutarono di aderire alla RSI.
- C’è stata la Resistenza dei militari sbandati e dei renitenti alla leva che dopo l’otto settembre non si sono presentati per l’arruolamento nell’esercito della RSI.
- C’è stata la Resistenza delle operaie degli operai nelle fabbriche e dei salariati e delle mondine nelle campagne con i loro scioperi.
- C’è stata la Resistenza del ricostituito Esercito del Regno d’Italia confluito nel CIL (Corpo Italiano di Liberazione) che ha contribuito a liberare la penisola a fianco degli Alleati anglo-americani.
La Resistenza non è stata solo una lotta contro, ma anche una lotta per. Scrisse il comandante partigiano “Bulow” Arrigo Boldrini: “Abbiamo combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c’era e chi non c’era e anche per chi era contro”.
È stata una lotta di popolo per il ripristino di una normale e civile dialettica democratica, per il recupero dei valori e dei princìpi su cui si fondano le grandi democrazie e per la ricostruzione di uno Stato fondato su quei valori e su quei princìpi. Questo è il lascito della Resistenza, che oggi troviamo tradotto nella nostra carta Costituzionale. Costituzione entrata in vigore 70anni fa, che, non dimentichiamolo mai, non è a-fascista. La Costituzione della Repubblica Italiana è antifascista. Basta rileggere il mirabile discorso di Aldo Moro alla Costituente quando in risposta, al liberale Lucifero, ribadì con fermezza questo concetto. Sempre più spesso, nel nostro Paese molte istituzioni repubblicane se ne dimenticano.
Purtroppo dobbiamo anche riconoscere, che il fascismo è stato sconfitto sì militarmente 73anni fa, ma non è mai morto, né in Italia né in Europa. Lo “tocchiamo” con mano tutti i giorni.
Scrive lo storico Claudio Vercelli – Prof. presso l’Università Cattolica del sacro Cuore di Milano:
“Il fascismo, non è mai “un di più” di politica essendone semmai la sua negazione. Se la politica - in democrazia - è pluralismo di opinioni, di idee ma anche di interessi, si definisce «fascista»chi ne vuole cancellare la sua concreta manifestazione. Lottare contro il fascismo è quindi adoperarsi contro l’omologazione e l’uniformazione (di pensieri, di condotte, di azioni, di atteggiamenti, di identità). Oggi il conformismo porta alla supina accettazione delle barbarie. Essere antifascisti è opporsi a questa deriva”.
Oggi per molti, troppi, la parola “fascismo”è associata a due logorati luoghi comuni, il primo che “il fascismo ha fatto anche cose buone”, il secondo è la favoletta del “cattivo tedesco e del bravo italiano”. Sono due maldestri tentativi di riabilitazione postuma, ma anche di auto-assolvimento determinati del fatto che noi italiani i conti con il fascismo non li abbiamo mai saputi e voluti fare.
Il fascismo, è bene non dimenticarlo, è stato illegalità, violenza, sopraffazione, razzismo, imperialismo feroce, insomma non un’idea politica come le altre, ma un vero e proprio crimine.
È la storia a ricordarci che ottant’anni fa, nel 1938, Mussolini e un Re scellerato, Vittorio Emanuele III, approvarono le famigerate Leggi razziali contro gli italiani di religione ebraica, un crimine per cui non abbiamo mai chiesto scusa.
È ancora la storia a ricordarci che il fascismo è stato razzista non solo nei confronti di una religione, ma lo è stato anche nel tentativo di cancellare con la violenza, la lingua, la cultura, le tradizioni delle minoranze ladine, slovene e croate.
È la storia a ricordarci che il fascismo è stato imperialista e criminale:
- nei bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile in Spagna nel 1936, quando siamo intervenuti con la Germania nazista in soccorso del Generale golpista, Francisco Franco, contro il legittimo governo repubblicano eletto democraticamente dal popolo (a fianco dei repubblicani combatté il vostro concittadino Carlo Nani, classe 1906, contadino, comunista, espatriato in Francia nel 1923, poi nel 1942 al momento del rimpatrio fu arrestato e condannato dal Tribunale speciale fascista a cinque anni di confino);
- nelle deportazioni in massa delle tribù in Libia, nel loro internamento in campi di concentramento dove la mortalità per fame e malattia era altissima;
- nell’uso di tonnellate di bombe al fosgene e all’iprite (due gas tossici vietati dalla Convenzione di Ginevra), sganciate sui villaggi in Etiopia;
- con le stragi di civili e la messa a ferro e fuoco di interi villaggi distrutti per rappresaglia in Grecia e nell’ex Jugoslavia;
- con le stragi commesse in concorso con i nazisti su tutto il territorio italiano contro l’inerme popolazione civile, nei terribili venti mesi della Repubblica di Salò.
Questo è stato il fascismo di ieri, non smettiamo mai di ricordarlo alle nuove generazioni.
E il fascismo oggi? È sempre lo storico Vercelli a ricordarcelo.
“Oggi si mimetizza, si comporta come un camaleonte: getta il sasso mentre nasconde la mano, cambia colore a seconda delle circostanze. Gli tengono bordone i benpensanti delle cosiddette “maggioranze silenziose”, sempre ansiose di strepitare, senza per questo assumersi alcuna responsabilità.
È un fascismo eterno, quindi di sempre, che riposa tranquillamente in quel razzismo quotidiano che, sotto la patina perbenista del “diritto alla differenza”, nasconde il rifiuto dell’eguaglianza. La paura costituisce il migliore alleato del fascismo: paura di vivere, di mettersi in relazione con gli altri, di condividere, di partecipare, di scegliere, ma anche di assumersi le responsabilità che da ciò derivano. La paura genera mostri: gli individui quando si sentono minacciati cercano protezione: Il fascismo simula di sapergliela offrire, chiedendo però ad essi di fare a meno della propria libertà e autonomia.
Al fascismo eterno ci si contrappone sempre e comunque con gli strumenti della conoscenza e della partecipazione democratica alla vita politica e sociale. Il miglior antidoto a qualsiasi deriva autoritaria è la partecipazione. Non esiste una via comoda alla democrazia sociale e costituzionale. I diritti non sono una concessione, semmai una conquista. Implicano quindi l’impegno di tutte le intelligenze, la lotta di ogni democratico, la partecipazione di ciascuno ad uno sforzo che si opponga costantemente all’indifferenza”.
Mai come oggi la pace, bene prezioso conquistato dalla Resistenza italiana ed europea, è in serio pericolo. La guerra è – di per sé – il contrario dei diritti umani, perché ogni guerra li calpesta e li annulla. Esprimo in nome dell’Anpi nazionale profonda preoccupazione per la situazione internazionale, che diviene sempre più complessa e pericolosa e sembra allontanare ogni giorno di più quello che è il nostro obiettivo primario: la pace.
Da troppo tempo si muore in Siria, in Iraq, in Palestina, in Libia, nello Yemen, nel Kurdistan. Assistiamo a interventi militari unilaterali al di fuori dell’egida delle Nazioni Unite che restano più o meno impassibili, riuscendo a fornire un’immagine di preoccupante impotenza.
Dobbiamo chiedere:
- al nostro Paese di essere protagonista di pace, di mettere in pratica l’art. 11 della nostra Costituzione, quel “ripudia la guerra…come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, non concedendo le nostre basi per operazioni militari;
- all’Unione Europea di intraprendere un’azione politica comune di pacificazione, coerente con i valori fissati nel Trattato, nella Carta Europea dei diritti, dei Diritti umani, negli accordi e nelle Convenzioni internazionali.
Serve un’Europa politica e sociale capace di superare le diseguaglianze e di rigettare ogni spinta populista, razzista e antiunitaria. Un’Europa che sappia accogliere uomini, donne e bambini che fuggono dalla guerra, dalla tortura, dalla fame. Un’Europa della fratellanza dei popoli, solidale e rispettosa delle differenze, della conoscenza, impegnata seriamente a realizzare la giustizia sociale, la libertà e la pace. Quell’Europa dei popoli, disegnata al confino fascista da Spinelli, Rossi, Colorni e altri nel “Manifesto di Ventotene”.
Serve inoltre una presa di coscienza collettiva e una forte mobilitazione di tutti i cittadini sinceramente democratici e lo slogan per tutti noi deve diventare: “Prima le persone”.
In conclusione, se volete comprendere a pieno il valore e il significato del sacrificio di tanti giovani partigiani uccisi dai nazifascisti, v’invito a leggere: “Lettere dei condannati a morte della Resistenza Italiana”. Questa ad esempio è l’ultima lettera scritta dal partigiano di GL Amerigo Duò, di anni 21, meccanico, ai compagni del Partito d’Azione, prima di essere fucilato dai fascisti all’alba del 23 gennaio 1945 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino.
“Amici cari, il mio ultimo desiderio che vi esprimo è di farvi coraggio e di non piangere; se voi mi vedeste in questo momento sembra che io vada ad uno sposalizio, dunque su coraggio, combattete per una idea sola, Italia libera. Ricordate che io non muoio da delinquente ma da Patriota e io muoio per la Patria e per il benessere di tutti, dunque chi si sente continui la mia lotta, la lotta per la comunità. Per gli amici che sono stati con me in montagna un caro augurio. Fatevi tutti coraggio. Io sono stato condannato alla fucilazione alla schiena per appartenenza a bande armate cittadine ma non hanno avuto alcuna prova contro di me. Mi raccomando a voi, fate molto coraggio ai miei genitori e statele vicino che ne avranno molto bisogno. Un caro abbraccio a tutti. Coraggio. Viva l’Italia libera!”
Umberto Eco conclude il suo libro “Il fascismo eterno” con queste parole: “Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai”. Che sia questo il nostro impegno quotidiano.
Viva la Resistenza. Viva la Costituzione. Viva la pace e la fratellanza fra i popoli di tutta la terra. Buon 25 aprile a tutti e Grazie.

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