| Cesare Forni con Benito Mussolini nel 1921 a Mortara |
Crediamo che commemorare un personaggio come Cesare Forni in un luogo finalizzato alla diffusione della cultura, quale la Biblioteca civica di Sartirana Lomellina, sia quanto meno fuori luogo.
A giustificazione gli organizzatori addurranno certamente il fatto, inserita nell’ambito della rassegna “Dell’elmo di Scipio” (che si tiene in Biblioteca da qualche anno a questa parte), la iniziativa sarà “solo e soltanto” circoscritta alla esperienza militare di Cesare Forni.
Tuttavia noi crediamo che non sia una operazione corretta svincolare la storia di Forni dal suo proseguo che lo vide, con ruolo dirigente, tra gli squadristi che, nel novarese prima, e nella nostra Lomellina dopo, andarono stroncando a mano armata, e al soldo degli agrari, la riscossa popolare degli anni ’20.
Furono le botte, l’olio di ricino, le revolverate contro contadini e braccianti ad opera dei “fasci di educazione e difesa sociale”, poi denominati “fasci lomellini di combattimento” a ripristinare, contro le lotte e le conquiste bracciantili, l’ “onnipotenza padronale” nelle campagne (cit. Angelo Tasca in Nascita e avvento del fascismo).
Cesare Forni fu uomo di questa stagione, nuovamente sulla prima linea fascista nell’assalto alla libera municipalità della città di Milano, che – anno 1922 – precede di poco la marcia su Roma di cui ancora Forni fu attivo protagonista alla guida di “reparti” lombardi fascisti, per poi dissentire dal fascismo, forse perché il fascismo, incarnatosi nello Stato, limitò il proprio agire repressivo, di cui Forni restò duro sostenitore.
Ci scuserete se la iniziativa su Cesare Forni ci lascia attoniti e sdegnati.
Tra i promotori della serata c’è anche l’Associazione Brunoldi Ceci, che nella sua girandola di iniziative, sempre e comunque appoggiate da Comune e Biblioteca “Civica”, forse ha scordato di essere aderente alla Federazione Italiana Associazioni Partigiane, titolo di cui il nostro Comune si è pure “fregiato” lo scorso 25 Aprile.
Ci auguriamo che la serata non degeneri in una parata nostalgica di cui riterremo altrimenti responsabili le istituzioni che, giurando fedeltà alla Costituzione, dovrebbero ben conoscerne la radici e l’origine antifascista, inscritta nella pietra dei cippi dei caduti partigiani.
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