mercoledì 21 giugno 2017

La Resistenza nel museo di Carpasio

Pubblichiamo con piacere il resoconto del viaggio a Carpasio organizzato dalla sezione ANPI di Voghera, e della serata che la sezione iriense ha dedicato alla proiezione del documentario sulla vita di Anton Ukmar "Miro". Ringraziando i compagni vogheresi per la condivisione, auguriamo una piacevole lettura.

Sabato 10 giugno, una delegazione della sezione Anpi di Voghera, ha visitato il Museo della Resistenza di Carpasio, provincia di Imperia, un luogo carico di testimonianze e suggestioni, con una sosta presso la sede dell’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea.
Il viaggio ha consentito di riannodare il filo della memoria sul nostro concittadino Carlo Montagna “Milan”, sepolto nel Sacrario partigiano del cimitero di Voghera, prestigioso comandante della IV brigata “Elsio Guarrini”, nella II Divisone garibaldina “Felice Cascione”, protagonista di numerose azioni, fra tutte l’assalto al carcere di Oneglia, caduto il 17 gennaio 1945 nei pressi di Villatalla nel Comune di Prelà.
La lotta partigiana della I Zona ligure ha visto il riconoscimento della Medaglia d’Oro al VM alla provincia di Imperia, ed è conosciuta anche per la figura leggendaria di Felice Cascione (l’autore della famosa “Fischia il vento”, M.O. al Valor Militare) e per altri protagonisti come Ivar Oddone “Kimi” – che fu Commissario prima della IV Brigata “Elsio Guarrini” di “Milan” e poi della II Divis. Garibaldi “Felice Cascione”- il comandante Giuseppe Vittorio Guglielmo “Vittò” e Sergio Grignolio. Tutti tratteggiati - Kim, Ferriera e Lupo Rosso - dal partigiano Italo Calvino in quello che resta uno dei racconti più belli e intensi sulla Resistenza, “Il sentiero dei nidi di ragno”.

La figura di “Milan” è ricordata ancora con affetto. Ne hanno dato testimonianza due partigiani ultranovantenni – Carlo Trucco “Girasole”, che fu il primo a incontrare Montagna dopo la sua fuga dal campo di prigionia di Vallecrosia e Vincenzo Ansaldo “Saetta”, uno dei costruttori del Museo di Carpasio – con i quali la delegazione ha condiviso il pranzo presso la struttura, per poi recarsi al monumento nella frazione di Villatalla, dove tra le lapidi che ricordano i numerosi partigiani caduti trova posto il nome di Carlo Montagna.

Gli incontri svolti hanno rappresentato l’avvio di un rapporto di collaborazione con la sezione di Imperia – Porto Maurizio, attraverso il Presidente Rinaldo Paglieri e la vice Carmela Lanzo, oltre alla disponibilità di acquisire materiali presso l’Istituto, espressa dal presidente Giuseppe Rainisio, al fine di ricostruire le vicende drammatiche che hanno portato “Milan” da Voghera alla scelta partigiana nella I Zona ligure: scelta condotta fino in fondo, con il sacrificio della vita.

Like bullet around Europe

La proiezione del documentario “Like a bullet around Europe”, dedicato alla figura di Anton Ukmar “Miro”, nonostante la serata caldissima, ha visto una buona partecipazione e grande interesse dei presenti, premiando la scelta dell’Anpi vogherese che ha promosso l’iniziativa con il Rap – FIVL locale.
Scelta non facile, perché il lavoro di Mauro Tonini – regista e documentarista, che con quest’opera ha vinto il Val Susa FilmFest 2015 – ricostruisce insieme alla storia personale del “rivoluzionario di professione” (come venivano definiti i militanti dei partiti comunisti che si muovevano nell’ambito della III Internazionale) “Miro”, anche quella di una parte consistente del ‘900.
Un secolo attraversato davvero come un proiettile da “Miro”: dall’opposizione al fascismo nella nativa Prosecco, pagata con l’arresto e la perdita del lavoro, alla clandestinità nel PCd’I (è uno dei delegati al IV° Congresso clandestino a Colonia nel 1931, dove espone la necessità di una lotta armata e organizzata contro il terrore fascista); poi l’invio a Mosca, dove avviene la sua formazione terzinternazionalista, le difficoltà e le ombre della fase staliniana, la sua richiesta di invio sul fronte spagnolo, nella lotta contro l’eversione franchista, dove conquista sul campo i gradi di capitano; poi l’invio in Etiopia, con altri comunisti italiani tra i quali Ilio Barontini, per aiutare l’organizzazione degli “abergnocc”, i partigiani etiopi. E poi ancora con il maquis in Francia e poi di nuovo in Italia, con l’invio a Genova e poi, nel 1944, il comando della VI Zona operativa ligure con sede a Carrega Ligure nell’alessandrino, all’interno della quale sono inquadrate le formazioni dell’Oltrepo pavese.
Miro” è insignito della Medaglia d'oro del governo italiano, Bronze Star americana, numerose onorificenze partigiane jugoslave, mentre il Comune di Genova gli assegna la cittadinanza onoraria nel dopoguerra. Dopo la Liberazione il passaggio a Trieste ed il rientro in Jugoslavia (dopo sedici anni rivede la famiglia) dove nel ’48 si schiera con Tito contro la “scomunica” del Cominform nei confronti dell’esperimento socialista in atto. Fino alla conclusione della sua attività politica nell’ambito della Federazione jugoslava, senza incarichi onorifici.
Una vita drammatica, complessa, con luci ed ombre, come ha ricordato Manlio Calegari, ricercatore e storico che ha approfondito con decine di interviste la vicenda partigiana a Genova, nella regione e nella VI Zona. Fondamentali riferimenti sono i suoi libri “La sega di Hitler” (che raccoglie le storie di molti protagonisti della agguerrita e famosa brigata “Balilla”, operante nel circondario di Genova) e “Comunisti e partigiani. Genova 1942 – 1945” (sui rapporti tra PCI e movimento partigiano).
Calegari – presente con alcuni passaggi all’interno del documentario - con una narrazione asciutta, documentata e priva di retorica che è alla base del suo lavoro di ricerca svolto in questi anni, ha evidenziato i punti più controversi della vicenda di “Miro” (la fase di Mosca, il ruolo in Spagna, in una fase dove tremende erano le lacerazioni all’interno del fronte antifascista, il dopoguerra con la condanna di Tito) collocandola all’interno della storia del movimento comunista internazionale.
Per quanto riguarda la fase resistenziale, “Miro” dimostrava di avere lo “sguardo più lungo”, ragionava in termini di prospettiva grazie ad una visione complessiva che gli derivava dalla sua lunga esperienza di lotta.
Una serata non celebrativa che, pur valorizzando il ruolo di “Miro” e di altre figure che come lui hanno condotto una battaglia aspra per sconfiggere il fascismo, ha inteso dare stimoli e riflessioni, che il pubblico presente ha dimostrato di apprezzare.

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