martedì 6 giugno 2017

Concorso "Alla scoperta della Resistenza"

Pubblichiamo una prima selezione degli elaborati premiati nell'ambito del concorso “Alla scoperta della Resistenza”, promosso dalla sezione ANPI di Varzi. Le poesie e i racconti più brevi vengono raccolti direttamente in questo post, per gli altri si rimanda al link evidenziato. I testi mancanti verranno resi pubblici appena disponibili per la messa in rete. Grazie e buona lettura.


Nella sezione B - Scuole superiori, sono stati premiati

1^ classificato "Pelle", di Gaia Panziroli, 4°A ITIS Galileo Galilei di San Secondo , Parma;
2^ classificato "29 gennaio 1944", di Francesca Lombardia 5°B Liceo Ginnasio Statale Dante Alighieri, Roma;
3^ classificato "La Resistenza italiana", saggio della 5°A IPSIA "Calvi" di Varzi, il cui testo è consultabile qui.



Pelle


La vidi, la nuda, la spoglia cenere uscire
Inconsapevole, per poi lievemente poggiarsi
Sulle mie sporche mani
Sulle mie piaghe, sulle mie cicatrici immani.

La pelle candida ormai candida più non è
Ho strati di gas su di me,
ho strati di mia madre su di me,
ho strati di sangue su di me,
ho strati di schiavi morti, su di me.

La libertà l’ho cercata
e ho trovato spine, ho trovato ruggine e ferro nel mio viso
mi sono bucata la carne, mi sono bucata l’anima, per quel poco che era rimasta

Sono stata punita, son stata punita
Son stata punita per aver porto a mia madre l’ultimo bacio sulla fronte sporca mentre esalava l’ultimo respiro,
per averle chiuso gli occhi
son stata frustata, son stata torturata,
son stata sotterrata viva, sotto la neve nera,
che mai mi è sembrata così fredda, che mai mi ha scottato così, che mai mi è penetrata così,
nelle ossa

110316 mi chiamo, è il mio nome, è la mia identità
Mi chiamo 110316,mi chiamo ebrea, mi chiamo scarto della società,
mi chiamo diversa
mi chiamo schiava, mi chiamo prostituta, mi chiamo deportata, mi chiamo intoccabile, mi chiamo aborto, mi chiamo depravata, mi chiamo rigurgito, mi chiamo come non mi chiamo

L’ho vista, l’ho vista mia sorella nuda, con gli occhi rivolti al cervello
Sul terreno, con un filo di pelle, senza più un capello,
calpestata dal sole, calpestata dalle divise, che entravano ed uscivano durante la marcia dalla sua carne
carne lacerata ormai senza più una goccia di sangue, lacerata dalle frustate,
dall’acido, goccia dopo goccia

E goccia dopo goccia scende l’acqua
Dalla canna poggiata sulle mie labbra spezzate a metà, nella mia bocca senza più una lingua,
nella mia gola senza più una voce.
Spruzza acqua come un fiume in piena mentre io,
sono legata su questo tavolo venato in legno, legno rosso, ancora caldo e sprezzante
sprezzante di urla e sangue di chi, prima di me

è stato qui.


29 gennaio 1944

Sulle ali di Pegaso
volerà il nostro canto
come le parole di colui
che ha il nome di poeta.

Come la rondine,
nascosta tra le fronde sugli alberi,
leva il suo grido alto nel cielo,
così io,
da queste strade di Roma,
le stesse su cui giunse il messaggio di Lauro
come neve nell'estate più torrida,
io lascerò la mia voce
correre libera per l'aria
e unirsi al coro
di tutti gli italiani.
E quando il mio nome sarà scritto
sulla terra,
annegato in un lago di sangue,
sarà bello per me raggiungere gli altri,
tutti uniti sotto un solo
unico
nome
dal suono materno,
Resistenza.

In memoria di Massimo Gizzio (Roma, 1925-1944)


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