lunedì 25 settembre 2017

Bella ciao, Ornella Andreani Dentici

Noi vogliamo ricordarla come la ragazza che, una notte, nascostasi in Aula Volta, (foto) dopo la chiusura del palazzo centrale dell’Università di Pavia, andò tappezzandone le mura di scritte antifasciste e antitedesche. Erano con lei gli amici Dante Faccioli e Franco Andreani, che sarebbe diventato suo marito. In tre che erano, avevano un solo revolver. E solo di questo armati, nella città inquieta e impaurita, andarono “ad innalzare una bandiera rossa sulla torretta dell’orologio che si affaccia sulla centralissima Strada Nuova, a pochi metri dalla prefettura e dalla sede della Federazione neofascista” (cit. Giulio Guderzo l’altra guerra).
Quando, finito il coprifuoco e la ragazza Ornella con i suoi due compagni se ne uscì dal portone dell’Università, sulla torretta dell’orologio rosseggiava una scritta: “ Giustizia e Libertà”. 
Il fascismo aveva le ore contate.
Noi non sappiamo se furono proprio le mani della ragazza Ornella a tracciare la scritta della riscossa e le sue dita ad innalzare la bandiera che cantava alla Liberazione. Ma sappiamo che ad unirla ai suoi compagni antifascisti era un grande coraggio e, forse più ancora, una immensa, incandescente voglia di vivere senza più guerra, in un Paese libero dalla oppressione e dalla barbarie che già le aveva ucciso il fratello Jacopo, studente antifascista, catturato dai militi della famigerata legione Muti, consegnato alle SS e deportato a Gusen II (uno dei sottocampi di Mauthausen ) dove sarebbe morto nel marzo ’45.
Mentre esprimiamo il nostro lutto per la scomparsa di Ornella Andreani Dentici, che in quella stessa Università sarebbe tornata, trascorrendovi una vita di studio, ricerca ed insegnamento, il nostro pensiero va alla generazione di Ornella e di Jacopo.
Cresciuti sotto il fascismo, da sé stessi, questi ragazzi seppero trovare il coraggio del no, le parole per dirsi antifascisti, e per contrastare nel fascismo, che, in spregio alle leggi della Repubblica, ancora oggi si manifesta, l’aberrazione estrema della violenza e la vergogna dell’oppressione dell’uomo sull’uomo. 
Di quel “coraggio del no” e di una stessa vitale passione civile oggi abbiamo bisogno.


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