Troppo spesso narrazioni sommarie, incongruenti, prive di riscontri, vengono riprese senza le minime verifiche a garanzia di una informazione conforme. È successo ancora. Da Noli, nel savonese, dove il comune decide di intitolare una targa a Giuseppina Ghersi, tredicenne uccisa nei giorni immediatamente successivi alla Liberazione, muove la polemica circa l'inopportunità di commemorare una ragazzina in camicia nera. Partono attacchi all'ANPI di Savona, accusato di “giustificare lo stupro di una bambina”, e le formazioni neofasciste strumentalizzano ad arte ricorrendo persino a falsi fotografici. È così che nascono e si diffondono pericolose bufale. Yàdad De Guerre ha condotto una analisi essenziale in cui linearmente viene smontato il caso e che pubblichiamo con piacere.
Il sangue dei vinti, le balle dei vivi e il fascismo dei fascisti
Passata la rabbia, in attesa che Nicoletta Bourbaki (il collettivo nato dai Wu Ming per combattere i falsi storici) finisca il suo lavoro intorno alla vicenda di Giuseppina Ghersi, voglio giusto mostrare quale sia lo stato di salute del giornalismo italiano e dell'antifascismo nell'era degli "alternative facts" e della retorica sulle "both sides". Prenderò in considerazioni le testate più importanti, tralasciando quelle locali (e i siti di informazione legati al territorio savonese come, a mo' di esempio, ivg.it e savonanews.it).
Il 13 settembre, il giornalista Mario De Fazio pubblica sull'edizione di Savona del quotidiano La Stampa (https://goo.gl/mmTa95) la notizia della targa commemorativa a Giuseppina Ghersi. Lo stesso giorno, De Fazio pubblica un secondo articolo sulla questione, quasi identico al primo, stavolta sulle pagine savonesi de Il Secolo XIX (gruppo La Stampa). Il giorno successivo, il 14 settembre, l'articolo di De Fazio per Il Secolo XIX finisce online (https://goo.gl/MCKvLu). In quest'ultima versione, diverse parole cambiano e sulla vicenda di Ghersi si fa già tutto meno netto ("[...] Giuseppina Ghersi, *forse* stuprata e uccisa da alcuni partigiani savonesi pochi giorni dopo la Liberazione"; gli asterischi sono miei); si aggiunge il riferimento alla discussione sulla legge Fiano sull'apologia di fascismo; si sottolinea il gioco delle parti contrapposte e, nel gioco, si inserisce Savona come città Medaglia d'oro per la Resistenza ("Troppo facile strumentalizzare da una parte e dall'altra, troppo scivoloso l’argomento in una città Medaglia d’oro per la Resistenza"). Soprattutto, si allunga l'articolo con altre posizioni politiche, per lo più in contrasto con quelle dell'ANPI (già riportate negli articoli del 13 settembre). Le dichiarazioni di Samuele Rago, presidente provinciale dell'ANPI, vengono incorniciate da due grassetti. La prima frase in grassetto è di Roberto Nicolick, principale testa del revisionismo nei territori savonesi e autore di un libretto su Giuseppina Ghersi, oltre che ex professore di educazione fisica (e non storico di professione). Già vicino al MSI e consigliere eletto tra le file della Lega Nord (partito da cui venne espulso nel 2007: https://goo.gl/Aq7dz4), oltre che collegato virtualmente al KKK (https://goo.gl/ZtCPVV), Nicolick afferma nella frase messa in risalto da Il Secolo XIX: "Si è voluto eliminare dalla storia di Savona episodi come questo [relativo a Ghersi], perché si pensa che possano intaccare la Resistenza. Ma più si scopre la verità, e meglio si possono analizzare i fenomeni storici". La seconda frase grassettata, che incornicia le parole di Rago, è invece del giornalista stesso, a chiusura di un commento di Bruno Spagnoletti (dirigente CGIL in pensione): "Il dubbio resta, insieme ai conti ancora da fare con la storia". Il dubbio non è qui riferito alla veridicità della storia di Ghersi, bensì al come l'ANPI possa "giustificare" lo stupro su una tredicenne fascista. La parola "giustificazione" è usata da Spagnoletti. A questo punto, leggete le parole di Rago riportate nei primi due articoli di De Fazio del 13 settembre. Non troverete traccia di questa "giustificazione": sullo stupro Rago non commenta proprio, mette solo in prospettiva (contestualizza) alcuni momenti legati alla Liberazione. Vale la pena ricordare, qualora lo aveste già dimenticato, che lo stesso articolo di De Fazio del 14 settembre si apre con un "forse" rispetto alla vicenda di Ghersi. Forse: una piccola parola abbandonata a sé stessa.
Ancora, il 14 settembre, l'articolo di De Fazio pubblicato online su Il Secolo XIX è rilanciato dal quotidiano Libero, sulle sue pagine online, in un pezzo non firmato (https://goo.gl/7fPwAT). Il riferimento all'articolo di De Fazio è esplicito: "La storia della tredicenne di Savona uccisa pochi giorni dopo la Liberazione ritorna d'attualità e stavolta fra le polemiche, come scrive Il Secolo XIX". Il lancio della notizia, così come fatto da Libero, è molto più breve di quello de Il Secolo XIX e si concentra sulle dichiarazioni di Rago (presidente dell'ANPI di Savona), prima, e di Spagnoletti (dirigente CGIL in pensione), poi. Lo scontro è servito e la parola "giustificazione" pure. Inoltre, quelli di Libero colgono un altro personaggio di questa storia: Enrico Pollero. Pollero è attuale consigliere di maggioranza di Savona, eletto nel 2014 con la lista civica "Ri-Vivi Noli" guidata dall'attuale sindaco Giuseppe Niccoli. È lui a proporre la targa commemorativa per Ghersi, all'interno della piazza dedicata ai fratelli antifascisti Rosselli. Nell'articolo di Libero, Pollero viene definito un "consigliere comunale di centrodestra" sulla scorta delle parole scritte da De Fazio il 14 settembre su Il Secolo XIX: "Enrico Pollero - radici familiari nella Resistenza e convinzioni di centrodestra". Centrodestra. Bizzarro posizionamento politico per l'ex segretario cittadino de La Destra, il partito di Francesco Storace (https://goo.gl/b8ngnp). Ancor più bizzarro posizionamento politico per chi, già eletto consigliere in una lista civica, ha aderito ufficialmente nel luglio del 2016 a Forza Nuova, il partito dichiaratamente neofascista di Roberto Fiore (https://goo.gl/6pVo33).
Il 15 settembre, l'edizione savonese de La Stampa dedica un articolo, firmato dalla giornalista Denise Giusto, allo scontro tra l'ANPI di Savona e l'amministrazione (Pollero, anche qui definito "consigliere di centrodestra"), riportando nuovamente anche le parole di Spagnoletti (ex CGIL), tra cui risalta il termine "giustificazione" (https://goo.gl/QE5z1b). Giusto scrive, per la prima volta, che il cippo dovrebbe essere dedicato alla "brigatista nera Giuseppina Ghersi" e, ancora, che il presidente dell'ANPI "motiva la sua posizione [contraria alla targa] ricordando il contesto storico in cui avvenne la violazione e l’uccisione di Giuseppina Ghersi". Se non fosse che, invece, il sommario recita: "I partigiani: pietà per una giovane vita stroncata ma era fascista", in una sintesi abbastanza disonesta (incluso l'uso del plurale e della categoria di persone che simboleggia l'associazione: i partigiani). Verso le 9:30 del mattino (almeno secondo il lancio sulla pagina Facebook), Il Corriere della Sera riprende la notizia, accentuando definitivamente lo scontro dell'amministrazione e di vari esponenti politici contro l'ANPI di Savona. Titolano: "Targa per Giuseppina Ghersi, la ragazzina violentata e uccisa dai partigiani: scoppia la polemica". Il "forse", usato già nell'articolo del giorno prima da De Fazio, è destinato all'oblio. Sottotitolano: "A Noli, in Liguria, l’Iniziativa di un consigliere di centro destra. L’Anpi insorge: era fascista". Pollero è definitivamente di centrodestra, la sua attuale affiliazione a Forza Nuova si è persa, mentre il contesto dato da Rago è divenuta la posizione dell'ANPI, senza specifiche di sorta, siano esse sulla sezione savonese o sulla direzione nazionale. Qualche ora dopo al Corriere cambieranno il tiro, avendo creato una spaccatura all'interno dell'associazione: "Opinioni contrapposte anche all’interno dell’Anpi".
Nell'articolo del Corriere, scritto da Erika Dellacasa, si riportano altre parole di Rago, che non si capisce se siano state rilasciate direttamente alla giornalista, se siano una ricostruzione fantasiosa delle precedenti dichiarazioni o se siano state riportate altrove: “Giuseppina Ghersi al di là dell’età era una fascista – ha detto il presidente Samuele Rago – Eravamo alla fine della guerra è ovvio che ci fossero condizioni che oggi ci appaiono incomprensibili. Era una ragazzina ma rappresentava quella parte là. Una iniziativa del genere ha un valore strumentale protesteremo”. Il pezzo, come se non bastasse, si chiude con due fonti inattendibili. Una è quella diffusa dall'ex consigliere Nicolick (espulso persino dalla Lega Nord), ossia il dubbio esposto fatto dal padre di Ghersi. Dell'esposto esiste la trascrizione, a opera di Nicolick, in *almeno due* - assai differenti, badate bene - versioni, la prima pubblicata sul suo blog nel 2008 (https://goo.gl/NzhChH) e la seconda sul suo profilo Facebook nel 2011 (https://goo.gl/7gDrTz). L'altra fonte citata è una foto che dovrebbe ritrarre Ghersi secondo molti neofascisti (Forza Nuova inclusa), ma che invece ritrae una collaborazionista - presumibilmente italiana - catturata dai partigiani a Milano. Questa foto fu oggetto di una mostra realizzata nel 2005 dall'Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea (https://goo.gl/QYxCDQ); mostra arricchita e corredata da differenti pubblicazioni (https://goo.gl/Z7mVcu; https://goo.gl/9N1GAa; https://goo.gl/pF8112). La capacità di diffusione (non solo virtuale) de Il Corriere della Sera ha sollevato il caso a livello nazionale.
Alle 10.36 del 15 settembre, un articolo della redazione dell'Huffington Post rilancia la notizia, utilizzando quasi le stesse parole dell'articolo di Dellacasa per Il Corriere della Sera. L'Huffington Post titola: "Una targa per Giuseppina Ghersi, la 13enne violentata e uccisa dai partigiani. L'Anpi protesta: "Era una fascista" / Polemica a Noli, nel savonese, per l'iniziativa del Comune. Per i partigiani "a fine guerra c'erano condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili"". L'articolo è, anche qui, tutto dedicato allo scontro in corso contro l'ANPI, ma merita di essere ricordato per un dettaglio. Dopo aver riportato le parole del "consigliere comunale di centrodestra" Pollero, all'Huffington Post decidono di scrivere che, dalla parte del consigliere, c'è "[i]l sindaco, medaglia d'oro della Resistenza". La Medaglia d'oro per la Resistenza, così, passa dalla città di Savona al sindaco di Noli, Giuseppe Niccoli, nato il 29 aprile 1946. Ripeto: 1946. Avendo fatto la Resistenza a -2 o -3 anni, porgo i miei complimenti al sindaco: io, alla sua stessa età, neanche sapevo di dovere o di potere o, addirittura, di volere nascere, figurarsi liberare l'Italia dal nazifascismo.
Alle 14.30 del 15 settembre arriva il lancio dell'ANSA (https://goo.gl/wPQjA4), che darà il via a tutte le testate che fino a quel momento stavano sonnecchiando, spingendo i giornalisti a riportare acriticamente questa storia, fatta di tradizioni orali, falsificazioni e mistificazioni, in un turbinio ansioso sorretto dal più virile slancio propagandistico neofascista.
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Ah, a margine di tutto: un'ulteriore nota di merito va sempre a Il Corriere della Sera. Ancora il 15 settembre, in un secondo articolo dedicato alla questione Ghersi-ANPI (https://goo.gl/P7pefo), il giornalista Antonio Carioti raggiunge al telefono il presidente dell'ANPI nazionale, Carlo Smuraglia, che "corregge[rebbe] il tiro" di Samuele Rago, presidente dell'ANPI di Savona. Nello stesso pezzo, Rago si affanna a spiegare al giornalista di non aver "giustificato" lo stupro e parla di "fraintendimento", ma ormai il mostro è stato creato. Tanto che Carioti chiude il suo pezzo non solo citando - ancora! - il "consigliere comunale di centrodestra Enrico Pollero, tra l’altro figlio di un partigiano" (e poco importa la sua affiliazione a Forza Nuova), ma anche andando a sentire "la persona che più si è impegnata sul caso Ghersi", ossia "l’insegnante in pensione Roberto Nicolick" (e poco importa che sia stato un insegnante di educazione fisica, oltre che revisionista "appassionato" di storia e consigliere espulso dalla Lega per "indegnità e [...] ripetuti comportamenti gravemente lesivi della dignità di altri soci e gravi ragioni che ostacolano e pregiudicano l’attività del movimento e ne compromettono la sua immagine politica").
Fonte: https://www.facebook.com/yadaddeguerre/posts/1293502844109407?pnref=story

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