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lunedì 16 aprile 2018

Ordine del giorno del Comitato Nazionale ANPI sulla grave situazione internazionale

Il Comitato nazionale dell’ANPI esprime profonda preoccupazione per la situazione internazionale, che diviene sempre più complessa e pericolosa e sembra allontanare, ogni giorno di più, quello che è il nostro obiettivo primario: la pace.

Nella zona della Siria si stanno compiendo ripetute stragi di civili e di bambini. Il minacciato intervento militare degli Stati Uniti, sostenuto da Francia e Gran Bretagna, può avviare una escalation dall’esito imprevedibile, che potrebbe condurre a un conflitto globale. La UE deve avere finalmente una propria e autonoma e pacifica politica. Iniziative unilaterali o di “volonterosi” portano a situazioni peggiori, come già successo in Iraq e Libia. Il governo italiano, come rigorosamente disposto dall’art. 11 della Costituzione, non deve coinvolgere in alcun modo il nostro Paese in questa nuova avventura bellica. Per questo destano gravissima preoccupazione le notizie relative all’uso già in atto delle basi di Sigonella da parte dell’aviazione USA verso il teatro siriano e l’eventuale futuro uso di altre basi italiane.

L’ONU assiste, più o meno impassibile, riuscendo a fornire un’immagine di preoccupante impotenza.

Infine, il governo turco di Erdogan, approfitta della situazione per sferrare un altro colpo al popolo curdo, dimenticando il contributo, anche di sangue, da esso recato nel corso della guerra contro l’ISIS. Ovunque incombe l’ombra dei foreign fighters. Distrutto, o ridotto quasi all’impotenza il cosiddetto Stato islamico, rimane quanto mai evidente il rischio di azioni terroristiche da parte dei kamikaze legati a Daesh.


Insomma sono ampiamente compromessi, un po’ ovunque, gli stessi diritti umani.

Tutto ciò richiede un governo europeo unitario e solidale all’altezza della complessità e della gravità della situazione ed un contrasto senza incertezze nei confronti dei Paesi UE che, in risposta all’emergenza guerre e migranti, hanno alzato mura materiali, politiche, ideologiche e culturali.

In Palestina è bastata una manifestazione pacifica per scatenare reazioni violente, da parte del governo israeliano, sul piano militare e civile, con morti e migliaia di feriti e prosegue, nonostante il motivato e diffusissimo dissenso internazionale e la radicale opposizione palestinese, il progetto dell’apertura da parte degli USA della sede diplomatica a Gerusalemme.

Si ha l’impressione che i diritti umani, che dovrebbero essere un valore prioritario per tutti, perdano quota, ogni giorno, a fronte di più o meno sopiti interessi nazionalistici e, talvolta, religiosi.

Non cessa l’allarme per lo spostamento a destra (e spesso verso una destra nera) di diversi Paesi d’Europa; ed è preoccupante, certamente, il risultato del voto in Ungheria, oltre ad alcune posizioni tipicamente retrograde della Polonia, che sembrano perfino negare un passato che non si può cancellare né distorcere. 

Grave è anche la situazione dell’Ucraina, nel cui governo siedono persino ministri esplicitamente filo-nazisti, mentre nel Paese infuria dal 2014 una sanguinosa guerra civile.

Nello scenario coreano, dopo reciproche provocazioni e minacce, sembrano per ora superate le posizioni bellicose di Corea del nord e USA: occorre tenere aperti canali e prospettive di un accordo pacifico fra tutti i protagonisti di quell’area.

Questo è il quadro in cui si è sviluppata una migrazione di dimensioni planetarie, accompagnata dal fenomeno criminale degli scafisti. Chi fugge dalla guerra e dalla fame non deve essere fermato con l’avvio a veri e propri campi di concentramento ma le migrazioni vanno regolate nella direzione della inclusione, ove ricorrano gli estremi, non dimenticando mai che l’art. 2 della Costituzione fa riferimento esplicito ai “doveri inderogabili” di solidarietà politica, sociale, economica.

Per l’ANPI resta fondamentale e prioritario l’obiettivo della pace nel mondo, perché ormai non c’è vicenda che non ci riguardi da vicino. Cosi come è fondamentale che la democrazia ed i suoi valori vengano preservati in ogni Paese e prima di tutto in Europa, respingendo ogni tipo di tentativo autoritario, fascista e razzista.

Il Comitato Nazionale ANPI e tutte le strutture periferiche dell’Associazione sono impegnati, in ogni forma possibile, a recare il proprio contributo per la pace, per la convivenza pacifica dei popoli, per il rispetto dei diritti umani, per il pieno radicamento della democrazia nel mondo.

Proprio in relazione al rispetto dei diritti umani il Comitato Nazionale ribadisce l’urgenza di un impegno del governo italiano nei confronti delle autorità egiziane al fine di far emergere con chiarezza le responsabilità dei mandanti e degli assassini di Giulio Regeni. La verità è la giustizia non posso essere negate in nome di qualsiasi ragion di stato.

Il Comitato Nazionale, inoltre, si impegna per avviare una nuova stagione dell’antifascismo su scala europea e per questo ritiene indispensabile ed urgente valorizzare le strutture transnazionali antifasciste esistenti e realizzarne delle nuove.

L’ANPI è in prima fila nella ricostruzione di un grande movimento per la pace, perché, come è scritto nel documento approvato dal 16° Congresso nazionale dell’ANPI nel maggio 2016: “la via della pace e della lotta contro la violenza e i soprusi è ardua, ma è l’unica che possa produrre qualche risultato concreto”. Per questo aderiamo e partecipiamo alla Marcia della Pace “Perugia – Assisi” già indetta per il 7 ottobre 2018 e alla Conferenza sulla Pace indetta dalla Confederazione Italiana fra le Associazioni combattentistiche e partigiane.

La raccolta firme sotto l’appello “Mai più fascismi, mai più razzismi” è un momento fondamentale del nostro impegno e invitiamo tutti i coordinamenti regionali e provinciali a proseguire con impegno nella sua realizzazione. 


lunedì 10 luglio 2017

Le donne del Reich

Dresda, 1945
La trasmissione di Paolo Mieli, passata in Rai qualche settimana addietro,  offre lo spunto per alcune considerazioni sulle donne del Reich e il silenzio assolutorio che le avvolse. Proponiamo la nostra riflessione, già in PatriaIndipendente.
Nella fame e nel lutto, nel dolore e nel pianto, ora, esse si asciugano gli occhi, si levano in piedi e prendono a spalare le macerie per ricostruire il focolare, la casa, la patria. Sono le donne del Reich. Anno “zero”, 1945.
Le immagini femminili scorrono sullo schermo, nella trasmissione di Paolo Mieli, proposta in Rai qualche settimana fa. Solo un cuore di ghiaccio potrebbe rimanere indifferente davanti alle facce smunte e ai fragili polsi di donna tremanti nella fatica. D’improvviso, mentre il servizio televisivo continua, noi ricordiamo quello che esso non mostra: dolci facce di donna osannanti tra le svastiche in immensa sfilata, nivei corpi armoniosi che orgogliosamente mostrano sé stessi quale paradigma di purezza ariana, tonde pance gravide amorosamente vegliate nelle cliniche del progetto Lebesborn, dita sottili e inanellate di donne e ragazze che, in volontaria ottemperanza alla Circolare “fidanzamento e matrimonio” di Himmler (31-12-1931), seguirono le estenuanti trafile della burocrazia razziale, per farsi fidanzate, spose, o compagne di letto in regime di legittimata bigamia, per uomini delle SS; consapevolmente costruttrici di una nuova comunità di stirpe, auto insignitasi come superiore, e perciò votata alla purificazione del mondo dagli scarafaggi di sangue debole e infetto.

Stangl, ricevimento a Sobibor
Quasi ponendo una salvifica aureola sui capelli degli “angeli delle macerie”, lo schermo rigetta da sé le immagini di guance levigate delle donne che, abitando a pochi chilometri dai lager o al loro interno, nelle ville naziste poste a corona di un teatro di orrore, come accadde a Dachau, qui ogni sera accolsero i propri uomini, sostenendoli con amore e pazienza nel loro ingrato compito di sterminatori, qui allevarono i propri figli, in qualche caso nutrendosi dei frutti succosi concimati di ceneri umani, come freddamente racconta Savyon Liebrecht nel suo “La bambina delle fragole”, o come testimonia la signora Stangl che, serenamente accanto al marito, comandante a Sobibor e poi a Treblinka, imperturbabilmente rimase al suo fianco anche nella fuga del “pacificato dopoguerra” prima in Siria e poi in Brasile. (cit. Gudrun Schwarz, Una donna al suo fianco). Il Reich, così come ogni luogo del pianeta, era abitato da entrambi i sessi: ma non c’è traccia o memoria di ripulsa da parte di comuni cittadine del Reich che, pure in grande quantità, ricevettero dai propri padri, fratelli o mariti in missione sul fronte orientale, le fotografie che li ritraevano eroicamente posizionati sul limitare delle fosse comuni, come ampiamente documenta Daniel Goldhagen nel suo “I volenterosi carnefici di Hitler”. 
Mentre il servizio televisivo si avvia alla sua conclusione, ci domandiamo se la mistica post bellica degli “angeli delle macerie”, pur toccando le sensibili corde della umana pietà, non rappresenti una subdola operazione ideologica che, mandando assolte le donne solo in virtù della differenza di genere, sapientemente andò riducendo il nazismo alla responsabilità di un piccolo gruppo di demoni scesi in terra, permettendo anche a ciascuno di noi, qui ed ora, di assumere come proprio costume quello della de-responsabilizzazione di sé da ogni evento che si produca oltre la porta di casa.