martedì 16 ottobre 2018

Il sabato nero del ghetto di Roma


Non la macilenta salmodia del cantore sperduto sul lontano altare; ma dall’alto della cantoria, nella romba osannante dell’organo, il coro dei fanciulli gloriava un cantico di sacra tenerezza […] Era il mistico invito ad accogliere il Sabbato che giunge, che giunge come una sposa. Giungeva invece nell’ex Ghetto di Roma, la sera di quel venerdì 15 ottobre, una donna vestita di nero, scarmigliata, sciatta, fradicia di pioggia. Non può esprimersi, l'agitazione le ingorga le parole, le fa una bava sulla bocca. E' venuta da Trastevere di corsa. Poco fa, da una signora presso la quale va a mezzo servizio, ha veduto la moglie di un carabiniere, e questa le ha detto che il marito, il carabiniere, ha veduto un tedesco, e questo tedesco aveva in mano una lista di 200 capi-famiglia ebrei, da portar via con tutte le famiglie.”
Una donna, oracolo della catastrofe, ignorata come una Cassandra di altre storie dopo la richiesta fatta il 26 settembre da Kappler alla comunità ebraica di consegnare 50 chili d’oro, pena la deportazione di 200 persone, illudendo gli ebrei che tutto quello che i tedeschi volevano fosse un riscatto in oro, è il personaggio che, sospeso tra finzione e realtà, apre "16 ottobre 1943", il romanzo di Giacomo Debenedetti, testimonianza della tragedia che trecento soldati tedeschi perpetrarono nei confronti della comunità ebraica di Roma, rastrellando e strappando alla vita 1024 tra uomini, donne, bambini, anziani, e persino ammalati e neonati.
Perché ai nazisti l'oro non basta, è soltanto una scusa.

Così all'alba di quel sabato 16 ottobre 1943, le camionette della SS invadono i vicoli intorno al Portico d'Ottavia, iniziando una spietata caccia agli ebrei che una volta catturati vengono raccolti in uno spiazzo nei pressi della sinagoga e caricati a forza sui camion. Un'azione capillare compiuta abitazione dopo abitazione, tra le vie, nelle case, negli esercizi di una città in cui nessun ebreo doveva sfuggire al reparto venuto appositamente a Roma al comando del capitano Dannecker, il quale aveva beneficiato della collaborazione di venti agenti di polizia messi a disposizione dalla Questura di Roma. Un'azione che si è potuta giovare anchedegli elenchi dei nominativi degli ebrei forniti dall’Ufficio Demografia e Razza del Ministero dell’Interno.
Debenedetti descrive in presa diretta una tra le più sentite testimonianze di quella somma sciagura, ultima tappa di un triste itinerario iniziato nel settembre del 1938 con la promulgazione delle leggi razziali e che disgraziatamente proseguirà nelle ore, nei giorni e nei mesi successivi, nel sommesso silenzio delle più alte istituzioni civili e religiose.

A questo link potete ascoltare la lettura del testo a cura di Moni Ovadia.

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