giovedì 21 giugno 2018

Il censimento dei rom è legale?


Ricordando che "la costruzione ad arte del nemico" è una scelta politica ed ideologica, uno strumento potente delle politiche nazionaliste e sovraniste, parenti strette del nuovo fascismo, proponiamo l'articolo pubblicato da la rivista Internazionale in data 18 giugno 2018.


Il 18 giugno il ministro dell’interno Matteo Salvini ha annunciato un censimento su base etnica dei rom in Italia, suscitando molte critiche, ma raccogliendo anche molto consenso nell’opinione pubblica in un paese in cui l’antiziganismo, cioè il discorso di odio verso i rom, è molto diffuso. Il ministro del lavoro Luigi Di Maio ha subito preso le distanze dal suo alleato di governo e ha detto: “Se è incostituzionale, non si può fare”.

Mentre Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, ha chiarito che “una schedatura su base etnica è vietata in Italia”, Salvini su Twitter ha ribadito la sua volontà di andare avanti con il progetto, su cui i funzionari del ministero starebbero già lavorando.

Molti politici e analisti hanno sottolineato che il censimento di un gruppo di persone, in base alla loro etnia, evoca pagine nere del passato, come la circolare dell’8 agosto 1926 quando il ministro dell’interno del governo guidato da Benito Mussolini ordinò “l’epurazione dal territorio nazionale delle carovane di zingari”, oppure la schedatura degli ebrei che ottant’anni fa coincise con
l’approvazione delle leggi razziali. In una sola frase, insomma, il ministro dell’interno ha espresso tre concetti controversi: la possibilità di fare un censimento su base etnica, l’espulsione dei rom irregolari e il discorso discriminatorio verso i rom italiani.

Le norme violate
Il censimento su base etnica dei rom è contrario innanzitutto all’articolo 3 della costituzione italiana che stabilisce: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Inoltre viola una serie di norme internazionali tra cui: gli articoli 6-7-8 della direttiva europea sui dati personali, in particolare l’articolo 7 che stabilisce che è vietato “il trattamento di dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica”. La schedatura è contraria inoltre agli articoli 8 e 15 della Convenzione europea dei diritti umani (Cedu).


L’avvocato Salvatore Fachile dell’Associazione italiana studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) ricorda che “La corte di Strasburgo nel caso Sand and Marper vs Regno Unito ha stabilito che ‘l’identità etnica dell’individuo’ rientra nella definizione di vita privata e familiare e che le impronte equivalgono a dati personali”. È utile ricordare che tra il 2009 e il 2011 anche il ministro dell’interno leghista Roberto Maroni organizzò una schedatura su base etnica dei rom. Per questa ragione, l’Italia fu condannata dalle autorità europee.

“Si trattò di una vera e propria schedatura – ricorda Carlo Stasolla di Associazione 21 luglio – con tanto di foto, impronte digitali, rilievo dell’altezza e dei tatuaggi”. Il comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) con decisione del 2009 ha dichiarato all’unanimità la violazione da parte dell’Italia del principio generale di non discriminazione di cui all’articolo E della Carta sociale europea e di altri diritti tra cui il diritto all’abitazione.

Il 18 maggio 2010 la corte di Strasburgo esprimendosi nel caso Udorovic vs Italia ha criticato l’incapacità dei tribunali italiani di pronunciarsi nel merito degli aspetti discriminatori del piano emergenza nomadi di Maroni. Questa incapacità, spiega Fachile, “è stata considerata come una violazione dell’articolo 6 della Cedu”, secondo cui “ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale”. Per il censimento del 2009 il Consiglio di stato ha condannato il governo italiano a risarcire gli schedati con 18mila euro ciascuno, conclude Stasolla. Poi nel 2013 è arrivata la condanna del tribunale di Roma che ha riconosciuto un risarcimento di ottomila euro a un cittadino che era stato schedato nel 2010 nel piano emergenza nomadi del governo di centrodestra.

Azioni impraticabili e discriminatorie
Il censimento annunciato dal ministro dell’interno dovrebbe servire, secondo Matteo Salvini, a rimpatriare i rom di origine straniera che sono presenti in maniera irregolare sul territorio italiano. Tuttavia i rom stranieri con il permesso di soggiorno scaduto sono pochissimi, fa notare Stasolla. L’Italia è uno dei paesi dell’Unione europea in cui abitano meno rom (tra le 120mila e le 180mila persone, lo 0,2 per cento della popolazione).

La maggior parte dei rom che vivono in Italia sono di nazionalità italiana, un altro gruppo importante è costituito dai rom romeni – che sono cittadini dell’Unione europea e quindi possono muoversi liberamente – e infine c’è un piccolo gruppo di rom che provengono dall’ex Jugoslavia: circa tremila di loro sono apolidi, cioè non hanno cittadinanza e passaporto, condizione conseguente alla dissoluzione della Jugoslavia. E infine molti di loro hanno un permesso di soggiorno regolare.

Gli espellibili sarebbero pochissimi. Il ministro dell’interno, infine, ha espresso un principio discriminatorio molto forte dicendo che “putroppo ci dobbiamo tenere i rom italiani”. Sempre Carlo Stasolla dell’Associazione 21 luglio fa notare che “si tratta di cittadini italiani da più di mezzo millennio, ‘italianissimi’ fino al midollo. Quasi tutti abitano in case ordinarie, lavorano pagano le tasse. Qualcuno ha anche acquisito notorietà per aver combattuto nella Resistenza come partigiano”.

giovedì 14 giugno 2018

L'antibellicismo nel pensiero di Giacomo Matteotti

Pubblichiamo i testi degli interventi al convegno sul pensiero di Giacomo Matteotti del 30 maggio scorso, tenutosi presso l'Almo Collegio Borromeo di Pavia, curato da Jaka Makuc.

Il primo intervento è di Vittorio Poma, presidente della Provincia di Pavia.


"Chiedo scusa a tutti per la mia assenza, dovuta a un impegno di lavoro cui non ho potuto sottrarmi. Ma, per il mio sentire, la iniziativa, maturata in questi mesi, di cui Annalisa mi ha raccontato il profilo e l’impostazione, è davvero troppo coinvolgente per non suscitare il desiderio di mandarvi almeno il mio saluto e l'augurio di buon lavoro.
Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo….”.
Mentre le interruzioni da destra continuano, e, di momento in momento, crescono in protervia, Giacomo Matteotti si avvia a concludere.
Sarà questo il suo ultimo intervento parlamentare.
Esso suona come l’estremo addio al popolo italiano cui, proprio nelle ultimissime battute, Matteotti si rivolge mandando il proprio “alto saluto” e rivendicandone “la dignità” [cit. “al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità”], in esatto contrappunto al berciare scomposto dello squadrismo criminale.
Ecco, io credo che oggi, in questa stagione lacerata, in questo Paese che rischia la frattura, sia di particolare efficacia ritornare con il pensiero al pensatore socialista e lavorare – lo chiedo ad ANPI così come lo chiedo agli insegnanti presenti e a tutti gli studenti – non solo sulla storia e sulla memoria del parlamentare socialista. Ma lavorare sul lessico del parlamentare ucciso dai sicari di Mussolini; lavorare sulle sue parole. Parole quali “dignità”. Parole quali “ragione morale”; in qualche misura più pregnante e più forte della parola “libertà” – che pure implacabilmente innerva il pensiero del parlamentare di Fratta Polesine, che, apostolo dei braccianti della sua terra, si pone come punto di riferimento teorico importante nel pensiero politico del ‘900.
Un ringraziamento particolare ad ANPI, all’Almo Collegio Borromeo e a Jaka, narratore di una storia che non vogliamo dimenticare."

Passiamo quindi all'intervento di Annalisa Alessio, Vice presidente vicario di ANPI Comitato provinciale di Pavia, che ha così introdotto la riflessione.

"Se cercate in rete potete facilmente trovare e acquistare su Amazon alla ragionevole cifra di 10 euro un libro che si intitola “17 colpi” . “Diciassette colpi” è uscito nel ’50. Il suo autore è iscritto al MSI, il partito politico che - anno 1946 – si ricostituisce, siede in Parlamento e coagula tra le proprie fila alcuni degli esponenti fascisti e alcuni degli uomini di spicco della Repubblica sociale italiana. Alcuni degli iscritti a questo partito sono stati anche picchiatori e manganellatori dello squadrismo degli anni ’20 e hanno piena libertà di parola e di espressione nella Repubblica nata dalla Resistenza.
Se questo sia un bene, una grande prova della nuova forza della democrazia conquistata dalla Resistenza, che, grazie alla Costituzione, a tutti garantisce libertà di parola, io non so dirlo. Come pure non so dire se sia un bene trovare facilmente “17 colpi” in vendita. So però con piena certezza che l’autore di questo libro è uno dei rapitori e degli assassini di Giacomo Matteotti, il deputato socialista il cui pensiero oggi è al centro della nostra riflessione, grazie al lavoro e alla ricerca di Jaka, che, forse, poco più grande di voi, troverà le parole giuste per avvicinarvi alla elaborazione teorica, al pensiero politico di uno dei primi caduti sotto il piombo fascista.
L’autore di 17 colpi, l’assassino di Matteotti, si chiama Amerigo Dumini. E’ nato a Saint Luis nell’aprile del 1894, ha dunque quasi dieci anni in più di Matteotti che nasce a Fratta Polesine nel 1885. Prima di rapire ed ammazzare il deputato socialista, le mani di Dumini sono già macchiate di sangue. Quello di un altro socialista, Renato Lazzeri: Dumini lo ha ammazzato nel giugno del '21, a Carrara, terra di braccianti e di lavoratori, terra di ribelli e di anarchici, terra di leghe cooperative e di socialismo praticato nelle Case del Popolo e nelle Camere del Lavoro, terra dunque contro cui si accaniscono, non diversamente da come accadde nella nostra Lomellina, le spedizioni punitive dello squadrismo. [...] Mancano tre anni all’assassinio di Matteotti e, luglio 1921, Dumini, con altri sei picchiatori fascisti fiorentini, viene arrestato a Cascina (Pisa): nel camion utilizzato per le spedizioni punitive vengono infatti trovati 5 moschetti, cartucce, numerosi caricatori e alcune bombe a mano Sipe. Grazie alla compiacenza della magistratura dello stato liberale prefascista, Dumini e i suoi riguadagnarono la libertà dopo 48 ore di prigione (fonte: Mimmo Franzinelli, Squadristi).
Sappiamo come finisce la storia di Matteotti, ritrovato cadavere a distanza di due mesi dal suo rapimento. E siccome la storia di un martire si lega inesorabilmente alla storia del suo carnefice sappiamo anche come finisce la storia di Dumini, che viene arrestato per caso a Piacenza nel luglio ’45, viene processo per l’omicidio Matteotti, e condannato all’ergastolo nell’aprile ’47, sarà scarcerato dopo sei anni per effetto dell’amnistia e graziato definitivamente nel ’56. Dumini morirà, per un banale incidente, nel 1976, a 73 anni. Così Matteotti, l’uomo di cui Jaka vi racconterà oggi, neppure da morto, avrà giustizia.

Ringrazio Jaka di cuore, per il lavoro che ha svolto, per la passione e la limpidezza della sua ricerca, di cui potete leggere una parte anche sul blog di Anpi Provinciale Pavia. Ringrazio le insegnanti che hanno aderito alla nostra proposta. Ringrazio le istituzioni che hanno patrocinato la nostra iniziativa. E ringrazio il Rettore dell’Almo Collegio Borromeo che ci ha offerto collaborazione ed ospitalità in questa splendida sala, con la speranza che questa sia solo la prima delle iniziative comuni di approfondimento, di cultura e di storia. Che è “scienza degli uomini” nel tempo che trascorre, luogo di apprendimento di quel “metodo critico” come chiave di accesso al passato e al presente, così come la interpretò e la praticò Marc Bloch, l’insigne storico che non si trincerò nelle biblioteche e nelle aule durante l’occupazione nazista della Francia, e per la Francia, da buon francese, si fece resistente e partigiano, accettò il sacrificio estremo della vita, sotto il piombo nazista. 16 Luglio 1944 nei pressi di Lione."

Qui di seguito proponiamo alcune delle slide con cui lo studioso Jaka Makuc ha accompagnato le sue riflessioni e le analisi storiche durante la conferenza.
























martedì 5 giugno 2018

Concorso "Alla scoperta della Resistenza" - IV edizione 2018


La nostra sezione territoriale di Varzi - 51° Brigata “A. Capettini”, ha concluso il 2 giugno nella Sala del Consiglio comunale la IV edizione del concorso letterario “Alla scoperta della Resistenza”. Nato con l’obiettivo di tenere viva la Memoria collettiva e diffondere la conoscenza dei luoghi e delle testimonianze della Resistenza presenti sia nel territorio sia nel resto del Paese, quest'anno si è individuato il tema «Esercizi di Memoria» con l'intento di favorire la scoperta e il ricordo di luoghi, segni, persone e azioni della Resistenza, al fine di facilitare la comprensione e l’approfondimento di un movimento storico determinante nella costruzione della Democrazia e della Costituzione repubblicana.

Tra i numerosi elaborati e racconti di pregio pervenuti, sono stati premiati:

per la sezione A - alunni scuole medie:
1° premio all'opera “Frammenti di Memoria” di Chiara Bruni e Carolina Paduraru dell'Istituto comprensivo Ferrari di Varzi;
2° premio al racconto “La Resistenza di Felice” di Andrea Luigi La cognata – dell'Istituto Comprensivo Ferrari di Varzi:
3° premio assegnato a “Fratelli nella notte a modo nostro” delle classi 3° A e B scuole medie Pallavicino di Cortemaggiore – Piacenza.
Per la sezione B - alunni scuole superiori:
1° premio alla poesia “L'ultimo fiato” di Luca D'Agostino, frequentante il liceo De' Liguori di Acerra, Napoli;
2° premio assegnato all'opera “Come sempre” di Vera Lazzaro, alunna del Liceo Classico Domenico Cotugno, L'Aquila;
3° premio all'opera “Memorie di un combattente” degli alunni dell'Istituto IPSIA di Varzi.
Per la sezione C - adulti:
1° premio assegnato a “La lettera” di Luca Bucciantini, Livorno;
2° premio al racconto “Una storia dimenticata” di Marirosa Di Stefano, Pisa;
3° premio pari merito a “La guerra partigiana di Guerrino Moretti, friulano” di Dario Snaidero, Roma:
e alla poesia “Il volto della guerra” di Antonio Damiano, da Latina.