martedì 3 giugno 2014

Fine mai


Oggetto: Filo rosso.

Ciao, Ale!
Dicesti che mi avresti letto volentieri, dunque oggi sfogo la mia loquacità calligrafica.
In passato te ne scrivevo, di email, è vero; di recente ho perso l'abitudine, ma è perché tu non mi rispondevi mai, e ultimamente nemmeno mi parlavi più in chat... Ti eri rifugiato in una delle tue oscure e a mio avviso immotivate sparizioni, delle quali ho smesso peraltro di chiederti (e chiedermi) le ragioni, tanto non otterrei risposte razionali, non essendo razionali le fughe. Ormai ho capito e accettato il tuo bisogno di sistematici allontanamenti; così come ho imparato a fare poco per volta, come buffamente dici tu, ad averti a piccole dosi, sollazzandomi quando la tua magnanimità mi omaggia delle minime attenzioni.
D'altra parte, se non fossi così bizzarramente stronzo, quel che capita tra noi diverrebbe scontato, banale, addirittura noioso, direi. È vero che se facessi come dico io, eviteresti di sorbirti le mie sclerate e non mi faresti mangiare tanta rabbia, ma ai miei occhi si rivelerebbe una persona come tante. Poi già sono circondata da gente che fa quel che dico io! Naaa, OK, fa' come vuoi: sfogati pure con me, sono qui apposta, a tua completa disposizione, per servire qualsiasi tua esigenza strampalata o intrigante bizzaria, per essere sottomessa e soggiogata ai tuoi più turpi e reconditi pensieri spinti.
In fin dei conti in quel che capita tra noi l'irragionevolezza è la sola ragione per cui ha senso lasciar vivere il nostro legame, o quel che è. Dovremmo forse chiamarla amicizia? Ma no, non è nemmeno amicizia. Preferisco definirlo un sottilissimo filo, ovviamente rosso, come di seta pregiata, che facilmente si annoda, si aggroviglia, ma quando magicamente si scioglie, anche solo per una manciata di minuti, si mostra in quella fibra preziosa e straordinaria, le cui qualità possono essere stimate solo da chi la possiede: perciò credo sarebbe un vero peccato rinunciare ad apprezzarla! Perché se abbiamo la fortuna di sperimentare un'intesa notevole, è una follia non lasciarle un briciolo di sfogo. Certo, le briciole sono solo una parte delle reali potenzialità; ma diamine, succede anche di doversi accontentare! E qui lo faccio, mio malgrado, proprio in nome del valore che gli riconosco.
Ecco allora che quando l'ardimento mi esorta a smaniare emozioni lascive, velatamente trasgressive e pudicamente inimmaginabili nella quotidianità, con te attivo una sorta di valvola di sfogo capace di svincolarmi dalle sciocche convenzioni. È come se in quei momenti aprissimo una parentesi di erotismo – tutto sommato genuino, puro nella sua promiscuità; è un po' come fissare una pennellata di colore al pallore consueto. E se mordo il freno per realizzare le mie fantasie, è perché riconosco quanto sia importante per i nostri corpi trovarsi e dare concretezza a quel famoso filo di cui sopra.
Ora ti va di ascoltare una canzone? Si intitola After Hours.


È di Lou Reed, è molto bella. La voce di Edie Sedgwick è deliziosa e sensuale, e l'eufonia della musica ovattata e melodiosa è un monito a chiudere la porta, ogni tanto.
Avrei un sacco di altre cose da dirti, ma per ora mi fermo. Manca l'allegato, la foto che mi avevi chiesto: te la invio prossimamente, appea riesco a combinare qualcosa di invitante.
Se hai voglia, scrivimi, ti leggerei volentieri.


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